Poldi Pezzoli, il salotto dei milanesi: “Un museo accogliente e inclusivo. E biglietto gratis per gli studenti”

Milano – Ci voleva una napoletana fortemente innamorata di Milano per rilanciare il salotto buono del conte Gian Giacomo Pezzoli (1822-1879), curioso mecenate, fondatore di una delle più belle case museo della città, amatissima dagli stranieri e, ora, ancor di più dai milanesi.

Siamo nel cuore di Milano, a pochi passi dalla Scala. L’architetto Alessandra Quarto sorride, è lei la direttrice che ha compiuto il “miracolo”: in quattro anni, da quando è stata nominata, a gennaio 2023, i visitatori sono passati dai 45mila agli 80mila all’anno.

Mostre, eventi, schermi touch screen, podcast, un posizionamento internazionale importante, direttrice Quarto cosa ha funzionato di più?

“Tutto insieme, direi. Abbiamo fatto del museo un luogo di incontro, inclusivo, cercando di togliere quella patina da salotto snob, diversificando i linguaggi per raggiungere un pubblico più giovane. Abbiamo una community, un gruppo Giovani che organizza dibattiti su vari temi di loro interesse, dall’intelligenza artificiale al diritto di autore. E poi anche i servizi, più laboratori gratuiti”.

Agosto è sempre un mese complicato per chi resta in città, il museo resterà aperto?

“Sì, tranne il giorno di Ferragosto. E sino al 15 settembre c’è l’ingresso ridotto a dieci euro. Abbiamo deciso così perché sono state chiuse quattro sale, per via dell’intervento di recupero del Salone Dorato. Un intervento realizzato con il sostegno del World Monuments Fund, una delle principali istituzioni internazionali per la conservazione del patrimonio culturale. Di restauro in restauro, lo scorso mese abbiamo raccontato il recupero della specchiera a cura di Open Care e dal 28 agosto sarà realizzato un restauro dal vivo, a Venezia, di uno stipo in avorio, ebano e lapislazzuli, un oggetto di altissimo artigianato, nel corso della quarta edizione di Homo Faber 2026, la prestigiosa rassegna internazionale dedicata all’eccellenza dell’alto artigianato contemporaneo. Ci teniamo a raccontare che abbiamo una collezione straordinaria, non solo dipinti, ma anche orologi solari e meccanici, vetri di Murano, porcellane di Meissen”.

Quali sono i progetti in cantiere?

“A settembre partiremo con “Diritto alla cultura”, un progetto nato con Chiomenti per garantire l’ingresso gratuito al Poldi per tutti gli studenti di ogni ordine e grado per il prossimo anno scolastico. Abbiamo un dovere verso le nuove generazioni. Il ruolo di un museo è di ridurre le diseguaglianze, farne un luogo di accesso alla conoscenza e di crescita per i giovani. Il museo è uno spazio civico, accogliente e generativo, che deve prendersi cura delle persone e delle comunità, offrendo strumenti per orientarsi nella complessità contemporanea. In questa ottica organizziamo i laboratori con la Fondazione Cologni per supportare i giovani talenti. Mi piace ricordare anche le attività con le neomamme, in novanta (c’era qualche papà) qui hanno trovato una comfort zone, supporto in una fase delicata della vita”.

I musei però chiudono troppo presto a Milano...

“Ci piacerebbe prolungare l’orario ma c’è un problema di personale. Un tentativo l’abbiamo fatto in occasione delle mostre. Ma vorremmo sperimentare un’apertura prolungata tre volte al mese per capire com’è la risposta del pubblico e creare un progetto ad hoc”.

La cosa che l’ha resa più orgogliosa in questi quattro anni?

“Ricevere tante mail di ringraziamento, da privati cittadini, che sono ritornati a visitare il museo. Si sentono accolti, molti raccontavano di sentirsi inadeguati alla visita”.

Un altro progetto?

“Una mostra, molto ambiziosa sotto il profilo del budget, sfidante, nell’ottobre del 2027, con il Louvre. Un omaggio all’eccellenza delle botteghe artigianali di Milano nel Rinascimento”.