Precipita per 300 metri, Valentino Spigariol muore in montagna: «Era il suo primo giorno di ferie»

PREGANZIOL (TREVISO) - «Ha finito il turno di notte e, alle 7 di mattina, nel suo primo giorno di ferie, è partito per andare in montagna. Da lì non è più tornato». La scomparsa di Valentino Spigariol, 46enne precipitato per oltre trecento metri in fondo a un canalone in Val di Fassa, ha lasciato senza parole la comunità di San Trovaso, dove abitava con la moglie Elena e i due figli. La casetta di via Buzzati era affollata ieri mattina: un viavai di amici ed ex compagni d’escursione venuti a portare le proprie condoglianze. Il funerale è previsto venerdì alle 15.30, nella chiesa della sua frazione. Poco prima alle 15 l’ultimo abbraccio. «Era impossibile stargli dietro – racconta un parente –. Io sono andato via con lui tre volte e posso dire che era una persona molto esperta. Presumo che avesse già fatto altre volte quel tragitto». Un altro amico, Daniele Marchesini, sottolinea: «Valentino non sottovalutava mai la montagna. Durante le uscite ci richiamava amorevolmente alla prudenza e ripeteva sempre: “Alla montagna, mai dare del tu”. Per questo non credo si debba parlare di inesperienza, leggerezza o avventatezza».

I colleghi

«Per lui la montagna non era soltanto sport o attività fisica. Era qualcosa di molto più profondo, quasi una cura, uno spazio per l’anima e per la mente – racconta Michele Gazzola, coordinatore di Villa Alma, dove Valentino lavorava come educatore –. Quando ne aveva la possibilità, compatibilmente con gli impegni familiari e lavorativi, partiva. Andava spesso anche da solo, ma aveva tanti amici in varie province». Lunedì Valentino non era da solo sul sentiero, ma con un’amica che già in passato l’aveva seguito sulle vette. Lei era lì quando lui è precipitato nel burrone: per superare quel trauma le servirà del tempo. Erano giorni molto importanti per il 46enne e non a caso aveva chiesto ferie: domenica prossima, il 20, è previsto il Trail degli Eroi. Valentino aveva portato la Ceis ad avvicinarsi all’evento. «Grazie a lui collaboriamo da diversi anni proprio nella realizzazione delle medaglie. Avremmo dovuto partecipare anche questa domenica, insieme ad alcuni degli ospiti della struttura che le produce».

La carriera

Valentino aveva sempre avuto una sensibilità spiccata, qualità che lo rendeva particolarmente bravo nel suo lavoro. «Prima di lavorare nella struttura di salute mentale aveva lavorato in una struttura per le dipendenze patologiche, sempre della cooperativa – raccontano i colleghi della Ceis –. A volte si prestava a fare delle cose anche fuori dall’orario di lavoro: coinvolgeva i ragazzi e le ragazze che stavano facendo un percorso terapeutico e riabilitativo, chiedendo loro di disegnare e realizzare queste medaglie. Erano medaglie in legno, molto curate e fatte a mano, che poi venivano consegnate agli sportivi. Per i nostri ragazzi e le nostre ragazze era anche un motivo di riconoscimento, perché sapevano che il loro lavoro sarebbe arrivato a quelle persone. Valentino era proprio il nostro punto di collegamento con questo mondo. Era una persona molto impegnata tra il lavoro, l’aspetto sociale e quello sportivo. Io lo definirei davvero un’anima buona, e sono parole che condividiamo anche tra colleghi e con tutte le persone che lo conoscevano». «Come comunità ci stringiamo collettivamente attorno alla moglie Elena e ai figli, esprimendo loro tutto l’affetto possibile in una circostanza così dolorosa – commenta la sindaca Elena Stocco –. Valentino ha seminato molto bene attorno a sé, a livello associativo e come presenza nel territorio. Sicuramente prenderemo contatto anche con i gruppi di riferimento e con le persone che, per vari motivi e a vario titolo, hanno condiviso percorsi con lui».