«Non mitizziamo le vittime come Giancarlo Siani, altrimenti le renderemo inavvicinabili per i giovani. Non sono eroi, ma persone normali che hanno mantenuto coerenza e rigore con le loro scelte». Sono le parole di Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Napoli, poco prima di ricevere il Premio Siani per il libro scritto insieme ad Antonio Nicaso, dal titolo “Senza scorciatoie. Una storia per dire no alle ingiustizie”. All’Università Suor Orsola Benincasa il procuratore ha ricevuto il riconoscimento scelto dagli studenti delle scuole secondarie della Campania, che hanno gremito l’aula dell’ateneo per assistere alla cerimonia di premiazione.
L’intervento
«Nella tragedia della morte di Giancarlo Siani Napoli ha avuto l’intelligenza e la sensibilità di mantenerne vivo il ricordo - ha detto Gratteri - quando il ricordo di una persona che con la sua morte ha lasciato un segno continua a vivere, quelle morti non sono vane. Non vanno dimenticate, ma coltivate». Il magistrato simbolo della lotta alle mafie ha sottolineato l’importanza di coinvolgere i giovani e gli appassionati di giornalismo nella conservazione della memoria delle vittime: «Ne studio sempre con attenzione le storie, perché ci insegnano qualcosa, al punto da indurre i mafiosi e gli arroganti a uccidere. Sono figure da guardare con ammirazione. Non dobbiamo trasformarle in divinità, perché rischieremmo di tarpare le ali ai giovani, che invece devono aspirare ad avvicinarsi a queste grandi figure, capaci ancora oggi di essere una guida per le nuove generazioni».
Il premio
Ad aprire i lavori della ventiduesima edizione del Premio Siani - moderata da Roberto Conte, a cui hanno partecipato tra gli altri Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania, Claudio Silvestri, segretario generale aggiunto della Federazione Nazionale Stampa Italiana, Geppina Landolfo, segretaria del Sindacato unitario giornalisti della Campania, Marco Demarco, direttore Scuola di giornalismo del Suor Orsola, don Antonio Loffredo, finalista del premio - è stato il rettore Lucio d’Alessandro, che ha spiegato: «Il racconto delle mafie rispetto all’epoca di Giancarlo è cambiato perché la storia si evolve, come la società e quindi anche le mafie. Certo da quando c’è stato Giancarlo c’è una voce in più, che continua a parlare. Già molti anni fa abbiamo intitolato l’aula della nostra Scuola di giornalismo a lui, perché i giovani giornalisti lo sentissero come un compagno, uno di loro, che si formava e parlava in qualche modo con loro». Per Gianmario Siani, presidente dell’omonima Fondazione, intervenuto con il padre Paolo, «chi continua concretamente a portare avanti la memoria di Giancarlo sono le scuole e gli insegnanti, che da allora si impegnano per non dimenticarlo. Quest’aula piena di studenti che hanno letto i libri selezionati per loro significa che Giancarlo continua a camminare. Il messaggio da trasmettere ai più giovani è di non fermarsi all'apparenza, essere curiosi, scavare, non accettare quello che succede, ma tentare di andare fino in fondo ed essere liberi».
La denuncia
Parlando con i giornalisti a margine della cerimonia, Gratteri ha affrontato diverse tematiche, tra cui l’utilizzo dei jammer (inibitori di frequenza per contrastare l’uso illecito di cellulari nelle carceri), appena introdotti nel penitenziario di Secondigliano: «Il ministero della giustizia ha deciso di impegnarsi qui a Napoli con una prima sperimentazione che ha avuto successo - ha ricordato - ora si pensa di acquistarne altri quattro per interessare, in una prima fase, cinque istituti di pena, a partire da quelli di alta sicurezza». «Da più di dieci anni - ha aggiunto - sostengo in tutte le sedi che per risolvere il problema basta installare un jammer che, a seconda di come viene regolato, può bloccare un telecomando, un cellulare e persino il motore di un'automobile». Rispondendo a una domanda su quale sia stata la più grande ingiustizia subita da Napoli e dal Mezzogiorno, il procuratore non ha avuto dubbi: «Il più grave danno per la città è stato, dopo il terremoto, aver costruito centri abitativi a Caivano e Secondigliano. Quell’aggregazione urbana penso sia stata un grande errore. Da lì è partito un proliferare di camorra e malaffare che ha infettato l’intera regione e, in parte, anche alcuni territori della nazione». Quanto al bradisismo nei Campi Flegrei, Gratteri ha puntato l’indice contro il «troppo abusivismo»: «Gli abbattimenti sono raddoppiati nell’area proprio «per non piangere morti».