MESTRE - Era il prete degli ultimi, in parrocchia come tra i palazzi degli alloggi popolari di Campalto, dove portava personalmente le elemosine raccolte in chiesa. Non aveva mai smesso, neppure quando aveva dovuto fronteggiare le pretese dei mendicanti più insistenti, nemmeno quando le richieste erano degenerate in aggressioni. E, davvero coerente con le parole del Vangelo, ha porto l'altra guancia persino dalle panche del tribunale: quando si è ritrovato a testimoniare contro l'uomo che l'aveva minacciato, picchiato, segregato in bagno e derubato, il parroco del villaggio Laguna ha risposto alle domande di giudice e pubblico ministero, ma fino all'ultimo ha cercato di stemperare l'accaduto, di far ridurre la pena al suo rapinatore.
«Mi ha colpito, ma non voleva farmi male, voleva solo i soldi», ha ripetuto il prete quando è stato il momento di definire le aggravanti. Anche così, però, la legge non ammette deroghe e la vicenda aveva contorni già abbastanza pesanti: lesioni ai danni di un ultrasessantacinquenne, privazione della libertà personale e sequestro di persona, un precedente di tentata estorsione, ce n'era abbastanza perché il caso venisse discusso davanti al giudice collegiale; a distanza di circa tre anni, l'aula ha emesso il suo verdetto, quattro anni e mezzo di condanna. Ma nessun risarcimento: fedele alla linea, il parroco non si è costituito parte civile, non ha preteso niente.
ELEMOSINA VIOLENTA
Il prete e l'aggressore si conoscevano bene: 35 anni, origini marocchine, l'uomo finito sotto accusa era infatti un frequentatore abituale della parrocchia dell'Annunziata, dove si presentava quasi quotidianamente per chiedere soldi. E, visto che la carità è una virtù cardinale cristiana, riceveva sempre qualcosa. Peccato che quanto gli veniva dato non gli sembrava mai sufficiente: nei mesi precedenti al pestaggio si erano già verificati episodi al limite, come quando lo straniero riuscì a strappare di mano il cellulare al parroco e chiese una cinquantina di euro per restituirlo - di fatto, una tentata estorsione.
Poi le spinte, le minacce, uno scontro continuo tra il religioso e il questuante, culminato con l'assalto alla canonica: il 35enne ha malmenato il prete, l'ha immobilizzato, l'ha trascinato fino al bagno e l'ha chiuso dentro, portandosi via la chiave; poi, in tutta calma, ha fatto incetta di quanto è riuscito a trovare. Poca roba: un orologio da polso, cento euro scarsi di valore, più le offerte raccolte durante l'ultima messa. Lo straniero aveva il volto in parte coperto, ma la corporatura e la voce l'hanno tradito. Il pubblico ministero Stefano Ancilotto, che ha seguito il caso, ha anche ascoltato uno dei parrocchiani che aveva a sua volta riconosciuto l'aggressore: «Ogni volta chiamavo la polizia, ma quando gli agenti arrivavano lui era già scappato». Il prete, invece, aveva sempre chiuso un occhio.