Prima gli rubano la cisterna, poi arriva la beffa: imprenditore agricolo deve pagare le tasse sul gasolio sparito

SAN POLO DI PIAVE / TREVISO - I ladri hanno svuotato praticamente mezza cisterna di gasolio dell’azienda agricola. Si sono portati via oltre 300 litri di carburante. E adesso Fabio Buosi, titolare dell’attività di San Polo di Piave (Treviso), è chiamato a pagare le tasse e le accise sul gasolio sparito. Cioè la differenza tra il costo agevolato del carburante agricolo - poco più di 1,40 euro al litro - e quello fissato nei normali distributori. Alla fine si prevede un conto da 300 euro.

Oltre il danno, la beffa? Lui non ha alcun dubbio: «In che Paese viviamo se la vittima di un furto viene punita due volte? - chiede Buosi - prima subisci il danno economico del furto. E poi lo Stato ti chiede di pagare le tasse su un bene che non hai più e che non hai usato. Con questo sistema, di fatto, si tutela chi delinque, non chi lavora onestamente e paga già troppe tasse».

La vicenda

Il furto del carburante si è verificato il 12 agosto. Quel giorno Buosi, residente a Barcis (Pordenone), era andato a lavorare, come fa in modo periodico, nell’azienda agricola di famiglia a San Polo: sei ettari di vigneti nel cuore della Marca, poco distanti dal Piave. Prima di iniziare, è salito sul trattore e si è avvicinato alla cisterna per fare rifornimento. «È stato in quel momento che ho notato che il chiavistello era aperto - racconta - ho capito che qualcuno aveva messo le mani. Così ho subito misurato il livello del carburante nel serbatoio: ne mancava quasi metà».

La cisterna da undici ettolitri era stata riempita da poco con il gasolio agricolo. Il 31 luglio Buosi si era fatto arrivare 650 litri. Una quota, sommata a 250 litri già presenti, per poter affrontare l’irrigazione aggiuntiva. Sulla cisterna non c’era il lucchetto: la struttura si trova in mezzo ai campi e nessuno aveva mai pensato fosse necessario chiudere il bocchettone a chiave. «Alla fine i ladri hanno portato via oltre 300 litri su 900», fa i conti il titolare. Lui ha immediatamente presentato denuncia ai carabinieri. Senza andare oltre. E questo si è sostanzialmente rivelato un boomerang sul piano burocratico.

Il conto

Adesso, infatti, è arrivata la doccia fredda. «Al Caf mi hanno detto che, oltre alla denuncia, dovevo segnalare il furto anche all’Ufficio delle Dogane e all’Avepa - spiega Buosi - personalmente non lo sapevo. Ed è qui che è arrivato il paradosso: mi è stato detto che dovrò pagare io le accise sul gasolio che mi è stato rubato». La ratio è quella di far riallineare il prezzo del carburante agricolo a quello del carburante ordinario perché il gasolio in questione beneficia di un regime fiscale agevolato esclusivamente se viene utilizzato per lavorare in agricoltura. E il furto, in sintesi, non rientra tra le cause di forza maggiore che danno diritto alla riduzione delle imposte.

Alla luce di questo sarebbe forse conveniente non denunciare i furti, visto che così di fatto chi finisce nel mirino ci perde due volte? È la riflessione messa sul tavolo dallo stesso titolare dell’azienda agricola di San Polo di Piave. A livello generale, c’è il rischio che la sfiducia possa spingere delle persone a subire in silenzio. Per Buosi è innanzitutto una questione di principio, fermo restando che dover tirare fuori 300 euro di punto in bianco per del carburante sparito, che non potrà più utilizzare, ha comunque un proprio peso pure a livello economico. «Io ogni giorno apro la mia azienda, pago contributi e accise - allarga le braccia il titolare - e alla fine mi ritrovo a dover pagare anche per il gasolio rubatomi dai ladri». «Se questa è la legalità, allora a cosa serve denunciare? A rimetterci due volte? - è l’amara conclusione di Buosi - credo che molti imprenditori e agricoltori vivano lo stesso problema in silenzio. Ma non è più possibile che in Italia chi lavora onestamente debba pagare per tutti».

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