Glucksmann vince le primarie della sinistra in Francia al primo turno: sarà candidato alle presidenziali 2027

Parigi, 11 ottobre 2026 – Raphaël Glucksmann vince le primarie della sinistra socialdemocratica francese, ma la sfida per l’Eliseo è ancora tutta da costruire. L’eurodeputato di Place Publique, 46 anni, ha ottenuto il 66,13% delle preferenze, con 79.613 voti, distanziando nettamente Olivier Faure, primo segretario del Partito socialista, fermo al 14,48%. Ségolène Royal ha raccolto il 7,62%, mentre Emmanuel Maurel e Jérôme Guedj si sono attestati rispettivamente al 5,92% e al 5,83%. Alla consultazione hanno partecipato oltre 120 mila elettori.

Il risultato rafforza la linea di Glucksmann, che punta a costruire un’alternativa socialdemocratica autonoma tanto dal macronismo quanto dalla France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon. È invece una battuta d’arresto per Faure, che sosteneva la necessità di ricomporre la sinistra francese senza escludere un’intesa con il movimento della sinistra radicale.

Raphael Glucksmann

Raphael Glucksmann

La vittoria consegna a Glucksmann un mandato politico all’interno di quest’area, non ancora quello di una sinistra riunita attorno a un unico candidato. È proprio qui che si giocherà la fase successiva: trasformare il consenso delle primarie in una proposta capace di superare le divisioni della gauche e di presentarsi competitiva alle presidenziali del 2027.

La linea europeista e la distanza da Mélenchon

Fondatore di Place Publique ed eurodeputato, Glucksmann ha costruito la propria identità politica su un europeismo convinto e su posizioni nette in politica internazionale. Negli ultimi anni si è distinto per il sostegno all’Ucraina di fronte all’aggressione russa, per la denuncia delle pratiche commerciali cinesi e per le critiche alla repressione della minoranza uigura nello Xinjiang.

La distanza da Mélenchon riguarda anche questa impostazione internazionale, oltre alla strategia elettorale. Glucksmann esclude un’alleanza con La France Insoumise e punta a definire uno spazio politico autonomo, mentre una parte del Partito socialista continua a considerare l’unità della sinistra una condizione importante per la competizione nazionale.

Dopo la vittoria, l’eurodeputato ha rivendicato la possibilità di unire gli elettori senza rinunciare ai principi della propria area politica. "Questo risultato comunica un messaggio forte: una sinistra fedele ai propri valori è in grado di unire, governare e vincere", ha scritto su X. "Può parlare di giustizia, ecologia e Repubblica senza rinunciare a nulla".

Glucksmann ha tuttavia invitato a non considerare il risultato un traguardo definitivo. "Questo primo posto non mi dà alcun diritto acquisito. Nulla è ancora vinto", ha aggiunto, indicando la necessità di ascoltare, convincere e allargare il consenso in vista del voto del 2027.

"Il nostro vero avversario è l’estrema destra"

Nel suo intervento dopo la proclamazione dei risultati, Glucksmann ha indicato nell’estrema destra il principale avversario politico. "Il nostro vero avversario è l’estrema destra e ci uniremo per condurre la lotta", ha dichiarato, lanciando un appello a impedire che "i trumpiani, i putiniani, gli xenofobi e i demagoghi" si impadroniscano della Repubblica.

L’obiettivo dichiarato è voltare pagina rispetto al macronismo, contrastare l’estrema destra e proporre un programma fondato su giustizia sociale, ecologia e istituzioni repubblicane. Ma l’appello all’unità si scontra con una questione ancora irrisolta: quali forze dovrebbero partecipare a questa convergenza e a quali condizioni?

La sconfitta di Faure ridimensiona la linea favorevole a una ricomposizione più larga, ma non cancella il problema. Le primarie hanno coinvolto oltre 120 mila partecipanti: un risultato significativo per la selezione del candidato socialdemocratico, che non può però essere considerato rappresentativo dell’intero elettorato francese. Per misurare la portata nazionale della candidatura sarà necessario capire se Glucksmann riuscirà a conquistare consensi al di fuori del perimetro che lo ha sostenuto nella consultazione.

Ségolène Royal: "Bisogna unire le forze della sinistra"

Tra le reazioni al voto c’è quella di Ségolène Royal, ex ministra socialista e candidata all’Eliseo nel 2007. Royal ha ottenuto il 7,62% delle preferenze e si è detta "molto delusa" dal risultato, confermando tuttavia che sosterrà Glucksmann nella corsa presidenziale, come previsto dagli impegni sottoscritti dai partecipanti alle primarie.

"Ovviamente sosterrò chi ha vinto le primarie stasera", ha dichiarato ai microfoni di BFMTV. Royal ha precisato che non si tratta di un sostegno condizionato, ma di un richiamo agli accordi che regolavano la partecipazione alla consultazione. "Contribuirò con tutte le mie forze a questo avvicinamento", ha aggiunto, ribadendo la necessità di realizzare "un’unione delle forze di sinistra".

Il sindaco di Parigi Emmanuel Gregoire con Segolene Royal (Afp)

Il sindaco di Parigi Emmanuel Gregoire con Segolene Royal (Afp)

Per l’ex candidata socialista, il fatto che il Partito socialista non abbia scelto un proprio candidato ufficiale al di fuori delle primarie rende ancora più urgente il confronto con le altre componenti della gauche, in particolare comunisti e Verdi. Quanto a La France Insoumise, Royal ha osservato che il movimento di Mélenchon è già in campagna elettorale e si trova più avanti nella preparazione della sfida.

Royal ha anche rivendicato il significato della propria partecipazione alla competizione, sostenendo di aver portato una voce femminile e una diversa concezione dell’esercizio del potere.

La sua posizione mette in luce il dilemma che attende Glucksmann: consolidare una candidatura socialdemocratica autonoma senza rendere impossibile ogni forma di cooperazione con le altre forze progressiste. La vittoria alle primarie segna una tappa importante nella preparazione della corsa all’Eliseo, ma non chiude la partita sull’unità della sinistra francese. Per Glucksmann, il passaggio decisivo sarà trasformare il risultato del voto interno in un progetto politico capace di parlare a un elettorato più ampio.