Più di 115mila ettari di vegetazione e foreste distrutti nei primi sette mesi dell’anno. Basta questo singolo dato, totalmente fuori scala, rispetto al consueto, per intuire la portata degli incendi che stanno sconvolgendo la Francia. Ma il dramma del fuoco è diffuso e sta mettendo sotto pressione anche la Spagna, avvolta dal fumo di terre che continuano a bruciare: gli oltre 170mila ettari diventati cenere dall’inizio dell’anno rappresentano una quantità sei volte superiore rispetto a quanto avvenuto nei dodici mesi precedenti.
L’ondata più grave dalla Seconda guerra mondiale
Numeri allarmanti, come le scene di boschi cancellati dalla mappa, strutture in frantumi e, solo nella regione di Bordeaux, più di 250mila persone evacuate per evitare di aggravare un conto già parecchio salato. “Si tratta dei più gravi incendi affrontati dalla Francia dalla fine della Seconda guerra mondiale”, ha specificato il presidente transalpino Emmanuel Macron, arrivato in visita ai vigili del fuoco al lavoro a Gironda, dipartimento della regione Nuova Aquitania che, insieme a Landes, sono i più colpiti dagli incendi che hanno devastato un Paese alle prese con molteplici focolai, dalle Alte Alpi alla Corsica.
A preoccupare le autorità è la velocità con cui le fiamme si sono diffuse, con il primo scoppio generato forse da una macchina forestale utilizzata per ripulire la boscaglia, degenerato poi nella tempesta di fuoco che ha obbligato a evacuare un alto numero di persone residenti nelle aree interessate dall’incendio.
Incendi così vasta non sono più la novità, ma un’abitudine
Seppur sotto controllo, sono state ore convulse anche in Spagna, dove l’epicentro del fuoco si è registrato nella provincia di Toledo e Ávila, oltre alla parte occidentale della regione di Madrid, come pure nella regione valenciana. Anche in questo caso le fiamme hanno lasciato il segno, costringendo 90mila persone a lasciare le rispettive case ed evitare il contatto con l’esterno per non respirare aria piena di fumo e cenere. Come in Francia, anche in terra iberica è stato il primo ministro a delineare l’unicità del momento.
L’incendio che ha devastato la regione di Pelayos de la Presa, 65 chilometri a sud-ovest di Madrid
“L’emergenza climatica e l’aumento sistematico delle temperature che proseguono anno dopo anno stanno aumentando in modo esponenziale l’estensione e l’intensità degli incendi boschivi", ha dichiarato Pedro Sánchez, con un’aggiunta che è un monito per tutta Europa. “Non è più un’eccezione, è la regola”.
Anche la Grecia brucia
Per quanto necessarie, però, trovare contromisure efficaci è difficile, perché i meteorologi prevedono altre ondate di caldo, con temperature fino a 42 gradi e condizioni che appesantiranno il lavoro dei soccorritori, aumentando il rischio di nuovi incendi (con conseguenza drammatiche anche per la fauna selvatica).
Ad aggravare il quadro, che coinvolge anche la Grecia, con 8mila tra turisti e residenti evacuati a Creta (in zona Agia Galini, dove le raffiche di vento rendono difficoltoso l’utilizzo di aerei per spegnere le fiamme), è il calendario: l’annuale allarme estivo per gli incendi è sempre scattato ad agosto. Stavolta le fiamme hanno anticipato i tempi e lasciato un segno indelebile nel cuore dell’Europa.
Nato il giorno in cui Vamos a la playa dominava le classifiche italiane e Total Eclipse of the Heart primeggiava negli Usa, a 10 anni ha deciso di fare il giornalista. Freelance per vocazione e latitanza di contratti, ha collaborato e collabora tuttora con tante testate occupandosi di tecnologia, sport, musica (elettronica), viaggi e attualità. Folgorato dai podcast, perché immaginare è potenzialmente più importante di vedere, colleziona auricolari, sciarpe calcistiche e, aspetto ben più rilevante, vivrebbe in infradito e anche per questo conta, prima o poi, di spostarsi definitivamente in Australia.
