Il Tar Campania sospende i tetti di spesa 2026 per la radioterapia fissati per delibera ad inizio agosto e riapre il confronto sul finanziamento delle prestazioni oncologiche erogate dalle strutture private accreditate. Con un decreto monocratico, il presidente della Nona sezione, Guglielmo Passarelli Di Napoli, ha accolto l’istanza cautelare presentata dall’Istituto Polidiagnostico D’Agosto contro la Regione Campania e l’Asl Salerno, sospendendo l’efficacia degli atti impugnati fino alla camera di consiglio fissata per il 6 ottobre. Il pronunciamento è simile a quello incassato da una decina di altre strutture ricorrenti.
La delibera
Il provvedimento riguarda la delibera regionale numero 461 del 6 agosto scorso con la quale la Giunta aveva stabilito i budget per le prestazioni di radioterapia erogate nel 2026 dal privato accreditato. Sospesi anche gli atti successivi, compresa la richiesta dell’Asl Salerno finalizzata alla stipula dei contratti. Non è ancora una decisione sul merito: il Tar, richiamando la «complessità delle questioni prospettate», ha ritenuto necessario lasciare immutata la situazione fino all’esame collegiale, riconoscendo i presupposti di «estrema gravità e urgenza». Il decreto chiarisce inoltre che anche una struttura che non abbia ancora sottoscritto il contratto può impugnare gli atti regionali di programmazione e chiedere tutela cautelare.
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Secondo gli avvocati Luca Rubinacci e Antonella Villani, che assistono diverse strutture del settore, la Regione non avrebbe individuato e stanziato risorse sufficienti a coprire il valore delle terapie salvavita (circa 22 milioni rispetto ai 40 necessari che coprono solo l'80% dei fabbisogni). I centri, precisano i legali, hanno comunque continuato a trattare i pazienti oncologici per senso di responsabilità, evitando interruzioni nella continuità delle cure. Dalla Regione nessuna reazione ufficiale ma si attende il giudizio nel merito.
La convocazione
Intanto, domani, la Regione convocherà centri specialistici (compresa la Radioterapia) e le Case di cura che hanno aperto una vertenza sui budget. Il comparto ospedaliero accreditato ha già dichiarato lo stato di crisi e avverte che, senza provvedimenti concreti, non potrà continuare a erogare ricoveri oltre i limiti economici assegnati. In assenza di novità per una programmazione certa da martedì 16 saranno sospese le attività di ricovero in convenzione che drenano una grossa fetta dei fabbisogni sia in elezione sia nel post acuzie cooperando alla riduzione di liste di attesa. La protesta non riguarda soltanto i pronto soccorso e le attività di emergenza, che rappresentano circa il 20 per cento delle prestazioni accreditate, ma investe anche il restante 80 per cento dell’assistenza: ricoveri programmati, interventi chirurgici, riabilitazione e attività specialistiche. Le Case di cura denunciano l’aumento progressivo dei costi, tariffe ferme ai valori ministeriali del 2012 e ulteriormente ridotte in Campania del 10 per cento, budget insufficienti a coprire la produzione, una capacità produttiva non utilizzata a fronte di fondi nazionali vincolati già disponibili non programmati. Le strutture accreditate lavorano mediamente intorno al 70 per cento dei potenziali tassi di occupazione. Sullo sfondo rimane la carenza di posti letto. La Campania dispone complessivamente di circa 3 posti per 1000 abitanti, tra programmati ed effettivamente attivi, contro lo standard di 3,7 indicato dal decreto ministeriale 70 del 2015. Una debolezza che, insieme alle difficoltà organizzative del pubblico e ai limiti imposti al privato, alimenterebbe anche la mobilità sanitaria passiva che sconta un saldo negativo di circa 300 milioni l’anno. Alla crisi finanziaria si aggiunge quella del lavoro con cassa integrazione in vista e rinnovo dei contratti al palo.