Re Carlo III e le ombre del passato coloniale del Regno Unito: i Paesi del Commonwealth chiedono pubbliche scuse e indennizzi

Il nodo del passato coloniale torna a bussare alle porte di Buckingham Palace alla vigilia del prossimo royal tour di re Carlo III, che dal 27 ottobre al 4 novembre sarà impegnato in un delicato viaggio ai Caraibi, tra Guyana, Bahamas, Antigua e Barbuda. Tutti Paesi ex coloniali diventati indipendenti dal Regno Unito in anni diversi, ma che fanno ancora parte del Commonwealth e alla ex Madrepatria sono rimasti profondamente legati, per lingua (la Guyana, ad esempio, è l'unico Stato del Sudamerica dove la lingua ufficiale è l'inglese) tradizioni e, ovviamente, rapporti commerciali.

re Carlo III

Re Carlo III e la regina Camilla saranno ai Caraibi tra fine ottobre e inizio novembre, e si preannunciano già contestazioni

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Nonostante le cose che ancora li legano, però, non è più tempo di imperi: se da una parte Carlo III sarà accolto con gioia, dall'altra non mancheranno le contestazioni. A Palazzo lo sanno e si stanno portando avanti per gestire le situazioni scomode. Il tour del re, che sarà accompagnato dalla regina Camilla, non si sottrarrà «ai giorni più bui del nostro passato», si legge in una nota diffusa dalla Casa reale: Carlo III ha intenzione di parlarne apertamente, anche se non è ancora chiaro fino a che punto. Stando alla stampa britannica, il Governo avrebbe espresso parere contrario a un pubblico mea culpa. Un suggerimento che non fa una piega: l'attuale re non è certo responsabile delle colpe dei suoi avi.

Carlo III, tuttavia, ha espresso il proprio «dolore personale» per il ruolo del Regno Unito nella schiavitù. Un portavoce di Palazzo - riporta la BBC - ha dichiarato: «Sono in corso importanti discussioni in diverse sedi sull'eredità coloniale e sull'impatto intergenerazionale della tratta transatlantica di esseri umani ridotti in schiavitù. Sebbene si tratti di questioni che spettano principalmente ai governi, le precedenti dichiarazioni di Sua Maestà in merito sono state inequivocabili, definendo tale pratica un'«atrocità» che «macchia per sempre la nostra storia».

Il viaggio di re Carlo III sarà «incentrato principalmente sul presente vivace e sul futuro promettente di ciascun Paese», hanno fatto sapere da Buckingham Palace, considerando che nasce nell'ambito del Commonwealth Heads of Government meeting, assemblea biennale che riunisce tutti i membri dell'Organizzazione, 56 Paesi in totale. Tra questi, molti hanno chiesto non solo scuse formali alla Gran Bretagna, ma anche riparazioni economiche per aver tratto profitto dalla tratta degli schiavi. Solo lo scorso settembre, ad esempio, la Giamaica aveva annunciato l'intenzione di sottoporre al Re una petizione al riguardo. Pur essendo il Paese indipendente, infatti, il capo di Stato resta il re d'Inghilterra. Da Londra, per il momento, hanno risposto picche. La posizione del Governo è chiara: la condanna della schiavitù è unanime, ma il Regno Unito non ha nessuna intenzione di pagare riparazioni alle ex colonie.

Carlo III e Camilla a Samoa durante il loro ultimo viaggio per il meeting del Commonwealth

Carlo III e Camilla a Samoa durante il loro ultimo viaggio per il meeting del Commonwealth

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«Non conta solo ciò che Sua Maestà ha detto, ma anche ciò che ha fatto: il sostegno personale ai programmi educativi del Commonwealth avviati dopo l'ultimo CHOGM (il meeting del Commonwealth, Ndr) e l'appoggio offerto per decenni ai giovani attraverso la King’s Trust (la no profit del sovrano fondata nel 1976, che sostiene i giovani svantaggiati tra gli 11 e i 30 anni, Ndr). Ciò dimostra il suo costante impegno nel cercare modi per porre rimedio alle disuguaglianze del passato. Tuttavia, per quanto riguarda le riparazioni e le scuse ufficiali, si tratta di una questione di competenza del governo. E Sua Maestà agisce sempre seguendo le indicazioni del governo», si legge ancora nella nota diffusa da Buckingham Palace.

Contestazioni a Londra lo scorso marzo contro il re e la m monarchia.

Contestazioni a Londra lo scorso marzo contro il re e la m monarchia.

Max Mumby/Indigo/Getty Images

Una posizione netta, che ribadisce il ruolo della figura istituzionale del sovrano. Il suo compito è quello di mantenersi sempre imparziale in questioni politiche, anche se in questo caso la sua opinione l'ha manifestata chiaramente, e più di una volta, come più di una volta è riuscito a rimanere impassibile davanti alle contestazioni. Tra le più plateali, quella di una senatrice aborigena, durante il viaggio che il re fece con la moglie in Australia e a Samoa nel 2024. Ma ci sono contestazioni ovunque vada, da quelle degli scozzesi che sognano una Repubblica, a quelle scorsa primavera a Londra, esacerbate anche dagli scandali del principe Andrea e dal caso Epstein. Il re, come sempre, mantiene il suo proverbiale aplomb british. E va avanti.