PADOVA - D'accordo che la Regionale del Santo deve il suo nome all'antico tracciato percorso dai pellegrini, devoti ad Antonio, al ritmo lento della pia contemplazione. Ma nei momenti di punta della giornata, al primo mattino e al tardo pomeriggio, i veicoli a motore sono costretti a viaggiare a una velocità compresa fra i 24 e i 25 chilometri orari, malgrado un limite teorico di 90. Colpa dell'imbuto fra gli svincoli di Mejaniga e Cadoneghe, 4,3 chilometri sui quasi 27 dell'asse che collega la provincia di Treviso alla città di Padova, destinati però nel giro di sei anni a essere raddoppiati in larghezza con un investimento della Regione stimato fra 150 e 200 milioni. «È la prima grande opera della nostra amministrazione», l'ha definita ieri il presidente Alberto Stefani nella sede di Veneto Strade a Mestre, sede non casuale per un progetto che si propone in futuro di entrare in raccordo con le strategie viarie regionali, fra la concessionaria Cav e la Superstrada Pedemontana.
Regionale del Santo: due corsie e uno spartitraffico
La realizzazione di due corsie per senso di marcia da 3,75 metri, più uno spartitraffico da 2,50, è il risultato del Documento di fattibilità delle alternative progettuali, redatto dai tecnici della società partecipata e basato su un'analisi dei flussi. Il traffico giornaliero medio è calcolato in 47.500 mezzi al giorno, per il 17,5% pesanti, con picchi fra le 7.15 e le 8.15 (così come intorno alle 18.30) di 12.058 transiti. Conseguenze? «Fenomeni di rallentamento e accodamento, interferenze tra i veicoli che percorrono la Sr 308 e quelli impegnati nelle manovre di immissione o divergenza, perché la sezione stradale risulta inadeguata ai volumi di traffico e gli svincoli sono caratterizzati da tratti di scambio di lunghezza insufficiente», recita il Docfap. Circolazione-lumaca e numerosi incidenti, anche mortali, traducono le cronache. Ha osservato Marco Zecchinato, assessore alle Infrastrutture: «Il problema non riguarda soltanto chi percorre la Regionale, bensì la funzionalità complessiva della rete e la possibilità per cittadini, lavoratori e imprese di spostarsi in tempi ragionevoli e in condizioni di sicurezza».
Secondo le simulazioni, grazie al raddoppio la velocità nel tratto critico dovrebbe salire fino a 77-78 chilometri orari, con una media attesa di 75. «Significa triplicarla, aumentando la capacità di assorbire la domanda», ha evidenziato Stefani, in riferimento alla previsione di incremento del 15% dovuta alla possibilità di intercettare parte dei flussi oggi distribuiti sugli itinerari urbani. «Non stiamo ragionando solo su questa strada, ma sul funzionamento dell'intera rete», ha ribadito Elisa De Berti, consigliere delegato alle Infrastrutture, tratteggiando uno scenario in cui si potrà tornare a parlare del collegamento fra la Regionale del Santo e la Superstrada Pedemontana Veneta. «L'avevamo accantonato ha chiarito perché quel nesso avrebbe ulteriormente aggravato un'arteria già in sofferenza. Ma è chiaro che, una volta risolta questa criticità, si potrà pensare anche ad altro. Ad esempio alla riqualificazione del casello di Padova Est, dove la concessione di Cav scadrà nel 2032 e si potrà discutere di destinazioni diverse dal Passante».
I tempi
Quello è anche l'orizzonte temporale in cui si inserisce il cronoprogramma del raddoppio: nel 2027 affidamento del Progetto di fattibilità tecnica ed economica da 5,1 milioni; entro il 2029 reperimento delle risorse («Le stiamo già accantonando», ha assicurato Filippo Giacinti, assessore al Bilancio); nel 2030 avvio dei lavori per una durata di due anni e mezzo. «Nel frattempo ha rimarcato Giuseppe Franco, direttore generale di Veneto Strade completeremo il piano di manutenzioni da 20 milioni, con asfaltature profonde effettuate soprattutto nel fine settimana. Inoltre abbiamo bandito la gara di progettazione per il potenziamento da 50 milioni tra gli svincoli 18 e 19».