VENEZIA - Una metà (almeno) dei rifiuti prodotti da Venezia è dei turisti. È una «componente estremamente rilevante del servizio» scrive Veritas, in una recente relazione, dove come riprova porta il confronto tra i dati del periodo pre-Covid e Covid. Ebbene, rispetto al 2019, il biennio successivo ha evidenziato un «crollo della produzione dei rifiuti pari al 33,98%». Un dato che arriva al 50% nelle settimane di pieno lock down, quelle in cui la città era vissuta solo dai residenti. Ora «le presenze turistiche sono tornate ai livelli pre-Covid, se non addirittura maggiori, con conseguente esponenziale nuovo aumento della produzione di rifiuti» annota Veritas. E i dati veneziani, raffrontati con quelli veneti, confermano questa particolare super produzione di “scoasse”. In Veneto (che comunque resta una regione turistica) la media annua di rifiuti prodotti è di 459 kg per abitante. Lo stesso dato a livello di città d’acqua - calcolando Venezia, Murano e Burano - è di 925 Kg a testa. Praticamente il doppio. Il calcolo ovviamente è empirico, ma dà da misura del peso del turismo anche sul servizio di asporto rifiuti a Venezia.
UNA CAUSA ANNOSA
Il tema è stato affrontato la settimana scorsa in Consiglio comunale, chiamato ad esprimersi sulla causa annosa che contrappone l’Interparking del Tronchetto al Comune. La società ha contestato l’entità della Tari applicata dall’amministrazione al parcheggio, ritenuta troppo onerosa. Per questo ha chiesto l’applicazione del cosiddetto “metodo puntuale a pesatura” per calcolare la parte variabile dell’imposta, invece di quello “normalizzato presuntivo” utilizzato dal Comune. E l’ultima sentenza del Consiglio di Stato ha ordinato al Comune di motivare le ragioni dell’applicazione del metodo presuntivo.
Ed ecco il passaggio in Consiglio comunale, per confermare la tariffa, calcolata con il metodo presuntivo, ma stavolta con una motivazione dettagliata, come chiesto dai giudici. La relazione di Veritas con il confronto pre-Covid e Covid è stata allegata proprio a questa delibera. Spiega come il metodo a pesatura possa essere usato solo nelle piccole realtà, mentre tutte le città medio-grandi usano il presuntivo, oltre a soffermarsi sulle particolarità del servizio nella città d’acqua. «Abbiamo confermato gli stessi prezzi - precisa l’assessore al bilancio, Michele Zuin - il Consiglio di Stato ci chiedeva solo di motivare le nostre ragioni e l’abbiamo fatto».
LA POLEMICA SUI COSTI
Ma il tema ha riacceso anche la polemica sui costi della Tari. L’aumento del 2,28% per il 2026, come noto, è stato annullato grazie al contributo che il Comune mette ogni anno attingendo ai fondi del turismo. «Ma dai dati forniti da Veritas emerge il peso straordinario del turismo nella produzione dei rifiuti - torna alla carica il consigliere di Terra e acqua, Marco Gasparinetti - Questo costo dovrebbe essere meglio ammortizzato da imposta di soggiorno e contributo d’accesso. I cittadini dovrebbero pagare meno. Il Comune metteva circa 7 milioni per calmiere la Tari anche quando c’era solo l’imposta di soggiorno. Ora che c’è anche il ticket, la cifra è rimasta la stessa. Il turismo deve pagare la sua quota. Faremo per questo un emendamento al bilancio».
«Invece di apprezzare il fatto che abbiamo annullato l’aumento della Tari, si polemizza perché si poteva fare di più - commenta l’assessore Zuin - Non esiste solo questa voce di bilancio. Siamo stati i primi a utilizzare le entrate del turismo per la Tari. 7,5 milioni sono un contributo importante».