Roma, rientro da eroe del ragazzo del Congo che ha salvato la prof: «Hai evitato una strage». Psicologi e incontro in biblioteca per la classe

La campanella suona alle 8 del mattino ma chi è in anticipo viene invitato a entrare subito. C'è fretta di stare insieme, c'è voglia di compattarsi dopo che una scuola media come tante, la Giuseppe Verga del quartiere Centocelle, si è spostata dalla periferia di Roma al centro del dibattito nazionale. Quando si chiudono i cancelli, si aprono due mondi. Quello di dentro, in cui tutta la scuola abbraccia e applaude il ragazzo-eroe, il giovane di origini congolesi che si è avventato sul compagno di classe armato di coltello e ha salvato la sua professoressa di Lettere. E quello di fuori, in cui i genitori confrontano le loro paure.

Più di ogni cosa, li ha colpiti il video del ragazzo che si cambia in bagno mentre prepara l'agguato. «Fa impressione», concordano tutti. «Impossibile non essere preoccupati nel riportare oggi mio figlio qui, dopo quello che è successo - racconta un papà -.

Pensare che sia facile portare dei coltelli di quelle dimensioni nelle scuole è una follia». Intanto, a scuola, preside e insegnanti si congratulano col ragazzo che ha salvato la prof: «Hai evitato una strage», gli dicono di fronte a tutta la comunità scolastica. Poi tutti vanno nelle proprie classi. Ma di lezione se ne fa poca, la giornata è un lungo commento ai fatti di venerdì. «Com'è andata? Non abbiamo fatto niente», è la risposta di rito con cui, più tardi, liquideranno i genitori all'uscita. Nella classe teatro dell'aggressione, invece, gli studenti si riuniscono in una sorta di assemblea. Ci sono le professoresse e gli psicologi dello sportello scolastico. Si elabora l'accaduto e si cerca di trasformare lo shock in coraggio. Un'attività di ascolto e dialogo che andrà avanti anche nelle prossime settimane. E che forse coinvolgerà anche un gruppo di specialisti d'emergenza, esperti nella gestione dei traumi, che già sono stati preallertati dalla preside della scuola. Anche se al momento, come testimonia l'assessora alla Scuola del Municipio V, il clima generale è tranquillo e costruttivo. In settimana è anche prevista una riunione generale che coinvolgerà prèsidi, Asl e servizi sociali del Municipio V. Mentre i servizi sociali del Comune di Roma sono ancora in attesa dell'informativa della Procura minorile sul 13enne che ha accoltellato la prof, per valutare l'adozione di misure rieducative e di protezione nei suoi confronti.

Ovviamente, non c'era Isabella Marsilio, la prof rimasta a casa in convalescenza dopo le tre coltellate subite. Ma è intenzionata a rientrare presto dai suoi studenti. «Mia mamma - ha riferito il figlio Stefano - mi ha detto che vuole tornare a lavorare il prima possibile, è una donna molto forte. Mi diceva sempre che quando aveva un alunno difficile cercava di affrontarlo prima che da insegnante da persona. E' una donna che cerca sempre il rapporto umano con i ragazzi, poi è severa è vero, ma solo per trasmettere valori». Gli attimi successivi all'agguato li ha descritti un assistente educativo della scuola, Corrado Ruffini, che spiega: «Sono entrato in classe subito dopo il tutto. Lui era sotto shock, imbambolato. Ripeteva in continuazione 'scusa, scusa, scusa'". Il racconto dell'educatore è in linea con l'ipotesi di una regia esterna alle volontà del 13enne: «Lui voleva fare esattamente quello che ha fatto. Fin da subito è stato collaborativo e mi ha raccontato cos'era successo. Mi ha dato l'idea che fosse una cosa preparata da tempo. Il suo cervello è stato deviato da ciò che ha visto in rete».