Dall’odio all’amore.
Romy Schneider non sopporta Alain Delon, quel bellimbusto francese che l’accoglie all’aeroporto di Parigi con un mazzo di rose rosse. Lei ha diciannove anni. Lui tre in più. Devono girare il loro primo film, Christine (1958), ma a chi è venuto in mente di accoppiarli, si chiede la ragazza, già una diva, la Principessa Sissi del grande schermo?
Chi può vedere insieme una brava ragazza, austriaca (classe 1938), figlia e nipote di attori, e il bad boy che sta per diventare una stella, in Francia e non solo? I paparazzi li perseguitano. La stampa tedesca e austriaca li massacra: non le perdonano di non voler essere più Sissi, detesta essere chiamata così, e considerano lui un usurpatore dell’“imperatrice”, un arrivista che punta ai suoi soldi.
Romy è il simbolo della borghesia: non delude le aspettative degli altri, fa sempre la cosa giusta, alle feste si siede al tavolo degli adulti, non dà confidenza agli sconosciuti, non ha un flirt, nessun colpo di testa. Il primo bacio sul set a quindici anni e poi lavorare come una soldatina, lei che avrebbe sempre sognato una vita “normale”. Uno dei suoi desideri è avere il tempo di fare la marmellata.
Delon ha origini umili e non guarda in faccia a nessuno. Sa di piacere, non disdegna le colleghe più grandi e più affermate, è consapevole del suo talento.
Durante le riprese di Christine viene offerto a Romy di cacciare Alain, troppi conflitti sul set, ma lei rifiuta. E poi? Colpa (o merito) delle notti parigine, che lui e un collega le fanno scoprire, delle lezioni di ballo insieme, di un viaggio a Bruxelles in treno per promuovere il lungometraggio: diventano una coppia, che travolge tutto e tutti.
Il loro amore è una lotta di classe, tra ferite, carriere, passioni, liti, malattie, lutti, e un’amicizia che durerà in eterno. È un continuo uscire dalla comfort zone, per lei, che vede in lui uno strumento per rivoluzionare la sua esistenza.
Romy ha un’ossessione: teme che sua madre abbia avuto una relazione intima con Hitler. Lo confida, nel 1976, in un’intervista poi diventata un libro e un documentario, alla giornalista e femminista tedesca Alice Schwarzer. I suoi genitori erano vicini al nazismo: non lo può accettare.
Suo padre, così simile a Delon, tradiva sua madre. Il suo patrigno le crea guai finanziari e, secondo quanto racconterà Romy, avrebbe anche tentato approcci sessuali con lei. E ancora, una vita sentimentale più complessa di quanto l’immagine pubblica lasciasse immaginare e la difficoltà di stare insieme concedendosi, almeno secondo Alain, la libertà di frequentare altre persone.
Non funziona.
Dopo Christine, l’attrice, su richiesta di Delon, va a vivere con lui nella capitale francese. Dormono sul divano del loro agente, poi in case da ricchi. Vola, Delon, conquista tutti, e tutte. I suoi tradimenti alimentano il gossip internazionale, la sua assenza fa rumore.
È vero che lui accetta di fidanzarsi ufficialmente con lei, annunciandolo in una conferenza stampa, ma le nozze non arrivano. C’è sempre un altro film da girare, un altro party a cui andare.
Se ne accorge perfino Coco Chanel.
«Quando la sposerà Delon? C’è un tempo per il lavoro e un tempo per l’amore. Io e Boy, come chiamavano il mio compagno, eravamo innamoratissimi, ma ha preferito sposare un’altra, una donna più adatta al suo ruolo in società» dice la stilista all’attrice, mentre le prepara i costumi per un film di Luchino Visconti (Boccaccio ’70, 1962) e la trasforma, definitivamente, in una parigina.
Se dovessimo trovare la crepa principale nel fidanzamento Schneider-Delon, viene dal loro successo.
Delon la introduce a Visconti. Il regista la porta a teatro, con l’attore francese, in Peccato che sia una sgualdrina, una storia d’amore incestuosa tra due fratelli. Accorre tutta Parigi, tutta Parigi ne parla, ma Alain vuole fare cinema – più riconoscimenti, più guadagni – e interrompe il progetto.
Chi li incontra, nei locali notturni parigini, dove per un certo periodo sono stati felici, li vede litigare, urlarsi addosso le cose peggiori.
La leggenda metropolitana vuole che Delon lasci Schneider con un biglietto e un mazzo di fiori. La classica scusa: «Mi dispiace. So che ti avrei resa infelice. Parto per il Messico con Nathalie. Ti auguro ogni bene!».
Quello che Delon avrebbe poi raccontato come uno dei grandi rimpianti della sua vita.
Dopo la loro rottura, l’attore vive con il senso di colpa per averla lasciata sola, per non averla sposata, per non avere avuto figli insieme, per non aver difeso la loro relazione.
Si colpevolizza, finanche, di averla fatta trasferire nel suo Paese, di averla trasformata in un’attrice francese. Attribuisce ai luoghi un destino.
Non sparisce mai del tutto, ma la vita li mette a dura prova, fino all’epilogo drammatico.
Per La piscina, girato nel 1968 e uscito l’anno successivo, Delon impone la sua ex fidanzata: «O si fa con Romy o niente».
Seguono matrimoni, divorzi, traguardi e sofferenze.
Nel 1981 asportano un rene a Romy per un tumore.
Pochi mesi dopo, a luglio, suo figlio David, quattordicenne, muore in seguito a un incidente mentre scavalca il cancello dell’abitazione dei genitori del patrigno.
David aveva già perso il padre, Harry Meyen, morto suicida nel 1979, e aveva avuto dei contrasti con la madre, ma, durante la sua malattia, si riconcilia con lei, le sta vicino, le confida di volere seguire le sue orme in ambito cinematografico.
Quando David scompare, è la fine per questa artista immensa, The End. Romy Schneider, che cerca di buttarsi sul lavoro, non vive più: sopravvive.
Negli ultimi mesi viene descritta come provata, segnata dall’alcol e dai farmaci, anche se chi le era vicino ha contestato il ritratto di una donna ormai completamente perduta.
Alain, ormai migliore amico, c’è, ma non basta.
Il 29 maggio 1982, a Parigi, a quarantatré anni, Romy Schneider scompare per un arresto cardiaco.
«Puppelé era bellissima, sembrava che dormisse» dice Delon.
«Ti guardo mentre dormi. Sono accanto a te, sono al tuo letto di morte. Indossi una lunga tunica, nera e rossa, con un ricamo sulla parte superiore. Credo che siano fiori, ma non indugio troppo a osservarli. Ti dico addio, il più lungo di tutti gli addii, bambolina mia. Così ti ho sempre chiamata: bambolina. Non perdo tempo a guardare i fiori, guardo il tuo viso e penso che tu sia bella e che non lo sia mai stata così tanto come in questo momento. Penso anche che è la prima volta in vita mia che ti vedo quieta e serena» le scrive in una lunga missiva l’attore, che avrebbe continuato a ricordarla con paginate sui giornali e interviste televisive.
È lui a fare in modo che David venga sepolto accanto alla madre.
«Cos’era per me Romy?» rivela Delon, morto nell’agosto 2024. «L’amore».

Christine 1958
Speva-Films / Play-Art / Rizzoli
Alain Delon e Romy Schneider nel 1963, France. (Photo by REPORTERS ASSOCIES/Gamma-Rapho via Getty Images)
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Alain Delon e Romy Schneider 1968, à Saint-Tropez (Photo by REPORTERS ASSOCIES/Gamma-Rapho via Getty Images)
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