
Il ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti intervenuto alla presentazione di “Sussidiarietà e… salute” In alto gli ospiti nell’Aula Magna dell’Insubria

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Varese – In Italia il reddito fa la differenza anche quando si tratta di curarsi: rinuncia infatti a una visita specialistica più di una persona su 10 (il 12%) tra quelle con i redditi più bassi, contro l’8% di quelle che rientrano nelle fasce reddituali più elevate. Un gap che dimostra come l’accesso alle cure non sia uguale per tutti: il problema non sta tanto nel livello medio nazionale dei bisogni sanitari insoddisfatti quanto nella varianza che questo aggregato nasconde tra ceti sociali e territori. Anche in Lombardia, regione che più di ogni altra attrae pazienti dal resto del paese, si registra un tasso di rinuncia alle cure (5,3%) che colloca la regione al settimo posto in Italia. L’incidenza sale al 9,5% per la rinuncia alle visite specialistiche. I dati emergono dall’ultimo rapporto “Sussidiarietà e… salute” della Fondazione per la Sussidiarietà, presentato a Varese nell’Aula Magna dell’Insubria.

“Sussidiarietà e… salute” In alto gli ospiti nell’Aula Magna dell’Insubria
L’incontro
All’incontro ha partecipato anche il ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, che nel suo intervento ha delineato la sfida del presente e del futuro immediato: trasformare i conti in ordine in cure che arrivano alle persone. “Per il 2026 - ha detto - il Governo ha portato il finanziamento del Servizio sanitario a 142,9 miliardi, oltre 6 in più rispetto al 2025. Ma i cittadini non misurano la sanità in miliardi. Certo, le risorse sono un presupposto; producono un risultato quando e come diventano cura”. Ma poi c’è la responsabilità di chi governa i territori. “Chi chiede la libertà di decidere accetta di rispondere delle proprie decisioni, anche sul piano finanziario: più autonomia e più responsabilità, non l’una senza l’altra”.
Cosa dicono i dati
Quindi i numeri: gli italiani spendono di tasca propria 41 miliardi l’anno per la salute, e per l’8,6 per cento delle famiglie quelle spese sono insostenibili. Sei milioni di persone, ricorda il rapporto, hanno rinunciato a visite o esami per le attese o per i costi. A livello nazionale circa il 10% degli intervistati ha dovuto rinunciare a una visita specialistica pur avendone bisogno, mentre circa il 6% ha rinunciato a un esame diagnostico. Le barriere non sono solo economiche: per le visite specialistiche le liste d’attesa sono indicate come motivo di rinuncia da metà del campione. E in Lombardia c’è il problema personale: la regione conta 5,63 medici e infermieri del Servizio sanitario nazionale ogni 1.000 abitanti, rispetto a una media italiana di 6,1.
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