Schlein lancia la sua candidatura a palazzo Chigi, «con o senza primarie»

La segretaria del Pd al Roma per l’assemblea nazionale che ne prorogherà il mandato, lancia la sua sfida a Meloni, che non sta ascoltando le piazze e il cui governo è il «più longevo e anche inconcludente». Sull’Ucraina «stiamo lavorando, al di là delle polemiche politiche» e «c'è una base programmatica già pronta»

«Sono pronta a guidare questa comunità e a guidarla come candidata alla presidenza del consiglio, con o senza le primarie». É una Elly Schlein tutta all’attacco, quella che si è presentata sul palco della Nuvola all’Eur di Roma per l’assemblea nazionale del Partito democratico che le prorogherà il mandato di segretaria fino a dopo le elezioni. Ha continuato a mettere il «se» davanti alla parola primarie, segno che non le considera ancora l’unica strada possibile per scegliere il candidato o la candidata del campo largo, ma ha detto che lei ci sarà.

Al termine ha lanciato un appello ai colleghi del campo largo: «Siamo pronti anche da subito a sederci con le altre forze progressiste per ultimare un programma comune. Anche questa settimana abbiamo scritto una risoluzione con 21 punti di politica economica e sociale condivisa. Ma bisogna essere tutti, non da soli, serve tutta l'alleanza progressista che governa nelle regioni. Bisogna allargare, non restringere».

Al governo ha chiesto di andare a votare il prima possibile, smettendo di «galleggiare» e «l'alleanza progressista e unita li batterà». La sintesi finale è quella di una leader decisa ad accelerare, che fissa la strada per arrivare al voto e rivendica la sua posizione di leadership: «Dicevano che non sarei durata sei mesi, invece sono ancora qua». Una rivendicazione, questa, rivolta anche all’interno del suo partito, che non l’ha «vista arrivare» e forse non era convinto che rimanesse, invece «è la prima volta che una segretaria finisce il suo mandato».

Ora l’attesa è per la replica di Giuseppe Conte ma anche della minoranza riformista del Pd, dentro la quale da tempo circola l’idea di più candidature dem alle primarie. «Io auspicherei che ci fosse una serie di candidature anche del Pd, come fece Bersani. Però l'assemblea deciderà, il regolamento verrà scritto», ha detto Graziano Delrio.

i cortei

Preceduta dagli appelli degli autotrasportatori del sud e della rete degli Studenti medi, la segretaria dem ha tenuto un lungo discorso in cui ha messo in fila i punti chiave in vista delle elezioni. «Alle prossime elezioni politiche non è solo in gioco il futuro del Paese ma anche dell'Europa», ha detto Schlein: manca «l’ultimo miglio» prima del voto e il partito può rivendicare di aver raggiunto i due obiettivi che si era prefisso: «Unità del Pd e unità dell'alleanza progressista e con emozione possiamo dire che questi obiettivi li abbiamo raggiunti entrambi, insieme, testardamente unitari e uniti per cambiare l'Italia».

Poi è passata alle critiche al governo in carica, a partire dalla gestione dei cortei di ieri. «Non c'entriamo niente con i delinquenti» anzi «li abbiamo sempre condannati, ma non possono usare i violenti per coprire la voce di migliaia di persone che pacificamente stanno protestando in tutta Italia perché non riescono più a vivere». La piazza infatti chiede «alla politica di assumersi la responsabilità di scelte concrete a chi studia, lavora e produce. Il governo sta ignorando queste voci. E' stato il governo più longevo e inconcludente, Meloni ha sprecato una occasione storica» e gli italiani  oggi «sono in piazza più poveri e più incazzati di ieri».

Quanto alle risposte «a Meloni nel palazzo sono andati a dire presidente guardi che il sud non ha benzina e lei risponde “dategli l'autonomia differenziata”. A questo siamo arrivati questo è il governo che ha fatto le scelte più antimeridionaliste della storia repubblicana toccherà a noi invece dire che non c'è il riscatto per l'Italia se non c'è il riscatto del sud e che non ci può essere senza il riscatto delle donne e dei giovani del sud».

Schlein ha poi elencato i provvedimenti del governo, dal limite degli stranieri nelle classi fino alla riforma infine mancata e su cui c’era accordo per la riforma del reato di violenza sessuale, introducendo il principio del consenso libero e attuale.

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sicurezza, lavoro ed energia

«Ci serve un'Italia che ricominci a credere e a investire nella scuola pubblica come primo luogo di emancipazione sociale. Un ascensore sociale che dobbiamo riuscire a fare ripartire perché è rotto e dentro si soffoca. La scuola è aperta a tutti, lo dice l'articolo 34 della nostra Costituzione».

Quanto al lavoro e all’energia, «Meloni fa propaganda, bisogna guardare dentro i dati. L'occupazione cresce per gli over 50 e diminuisce per i giovani, questo non è un Paese per giovani». Quanto al gas, «il governo si è prodigato a vendere come una vittoria una bacchettata della commissione Ue. Oggi si ritrova a fare ciò che noi chiedevamo da aprile, il tetto al prezzo del gas. Siccome Meloni mi ha attaccato dicendo che ci ho messo troppi giorni a rispondere ai suoi attacchi, se avesse risposto sei mesi fa avremmo evitato un salasso alle famiglie italiane».

Altro tema affrontato è stato quello della sicurezza, anche in questo caso con un affondo al governo «che ha fatto propaganda», ma «i reati sono aumentati e la percezione di insicurezza è aumentata. Risultati purtroppo non se ne sono visti. Per noi il rispetto delle regole e la legalità sono fondamentali tanto quanto la giustizia sociale. Faremo rispettare la legge a tutti, ma non come il doppiopesismo della destra che sulla giustizia è stata iper garantista con gli amici e iper giustizialista con gli altri. La sicurezza ha due gambe fondamentali: repressione e prevenzione».

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ucraina

La segretaria ha toccato anche il punto più delicato per l’alleanza del campo largo, su cui il Pd e il Movimento 5 Stelle sono più divisi: l’Ucraina. «Noi ripudiamo la guerra e vogliamo lavorare per costruire seriamente percorsi di pace Per gli ucraini, per i palestinesi e anche per gli iraniani, anche quelli che lottano per la libertà contro il brutale regime teocratico di Teheran». E ancora «abbiamo sempre sostenuto e continuiamo a sostenere il popolo ucraino che ha subito un'aggressione criminale da parte di Putin perché non è accettabile che si riscrivano i confini con l'uso della forza delle armi e dell'esercito. E al contempo chiediamo all'Unione Europea uno sforzo diplomatico politico per riuscire a contribuire a raggiungere una tregua e a negoziare una pace giusta che non è la resa alle ragioni dell'aggressore». La proposta è quella di un unico negoziatore europeo per ottenere una pace giusta.

«L'Unione Europea nasce come un progetto di pace e deve rimanere un progetto di pace. Se vuoi la pace devi preparare la pace. Questo chiediamo anche di fare accanto al sostegno che stiamo dando, lavorare per la pace, per uno sforzo diplomatico e politico che fin qui è mancato».

Quanto alle divisioni sul tema, «stiamo lavorando, al di là delle polemiche politiche» e «abbiamo ancora dei passaggi che ci vedono su sensibilità diverse, ma è la prima volta che facciamo una coalizione del genere, e la stiamo costruendo però da tempo, da inizio legislatura. E se guardiamo alle proposte congiunte formulate, alle mozioni e alle risoluzioni, la stragrande maggioranza, forse il 90% le abbiamo votate insieme. C'è una base programmatica già pronta». A differenza del centrodestra, dove «l'altro giorno Meloni parlava in Parlamento nelle comunicazioni in vista del Consiglio europeo ed esponeva una politica estera, e nelle stesse ore Salvini da Bruxelles esponeva una politica estera completamente opposta».

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le primare e il programma

Tema molto atteso su cui manca ancora formalmente una roadmap sono le primarie. Schlein ha spiegato che «bisogna individuare un modo perché il percorso» per la redazione del programma «sia fra la gente. Prima il programma comune, poi ci occupiamo della guida. Chi guida guida tutta l'alleanza, non solo il partito».

In altre parole, «le primarie, se si fanno saranno una rande festa, non abbiamo paura, non saranno divisive. Noi ci siamo e ci saremo». Davanti alla parola primarie, però, la segretaria continua a mettere un «se», visto che l’altro modo di scegliere il leader (nonostante sia stato scartato dal M5S) è quello di puntare su quello del partito con maggior consenso nelle urne.

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