Pubblicato il: 25/09/2026 – 7:45
di Fabio Benincasa
SOVERIA MANNELLI Sciabaca, anche quest’anno, trasforma Soveria Mannelli in un crocevia di incontri, dibattiti, mostre, presentazioni e iniziative di scoperta dei territori. Giunta ormai all’undicesima edizione, l’iniziativa ideata e organizzata da Rubbettino Editore presenta un ricco cartellone che vedrà alternarsi, nel corso dei quattro giorni (dal 24 al 27 settembre), intellettuali, scrittori, studiosi, giornalisti, imprenditori, protagonisti della vita culturale e civile del nostro Paese. «Sciascia è un filo che collega tante cose. Abbiamo deciso di dedicare a lui l’undicesima edizione di Sciabaca perché è stato uno scrittore universale, profondamente mediterraneo, un grande intellettuale scettico che ha coltivato il dubbio tanto da essere definito l’ultimo degli illuministi», commenta ai nostri microfoni l’editore Florindo Rubbettino. «Leonardo Sciascia è un autore con il quale abbiamo un legame profondo. Nel 1987 recensì un nostro libro, Christopher Duggan, “La mafia durante il fascismo”, con una paginona sul Corriere della Sera e con quella recensione innescò la famosa polemica sui professionisti dell’antimafia. Non fu solo l’avvio di una grande discussione pubblica civile, ma fu anche la prima ribalta nazionale che la casa di Rubbettino ebbe grazie proprio a Leonardo Sciascia». Lo scrittore siciliano è presente nel catalogo della casa editrice, sono tante le pubblicazioni che attraversano la sua vicenda intellettuale. «Siamo gli editori di una bellissima e preziosissima collana fatta in collaborazione con la Fondazione Sciascia».


Sciabaca, un meraviglioso viaggio
«Sciabaca è un viaggio nella grande storia del libro e della tipografia, una storia che ha cambiato l’umanità dal 1450 in poi e qui è possibile visitare tutto il processo di trasformazione che ha portato dai caratteri mobili di Gutenberg al digitale». Il Parco Carta Rubbettino è un microcosmo che consente di indagare – in maniera trasversale – il pensiero, le storie, l’arte, la musica ed è anche ovviamente il punto di partenza di Sciabaca, «un festival che viaggia nel territorio», aggiunge Rubbettino.
Mio nonno, Leonardo Sciascia
Vito Catalano è il nipote di Leonardo Sciascia, scrittore come il nonno, conserva gelosamente il ricordo di un uomo straordinario. Le foto che mostra fiero impreziosiscono la mostra, per la prima volta in Calabria, ideata dalla Fondazione Sciascia. «Abbiamo messo insieme questa collezione che ha girato da più parti, anche fuori dall’Italia e oggi per la prima volta è in Calabria e questo mi fa piacere». Quello di Sciascia è un pensiero decisamente attuale, basti pensare alla “teoria della palma” o alle cinque categorie dell’umanità.

«E’ vero. E’ incredibile, leggendo e rileggendo mio nonno molte delle cose dette e scritte sono attuali, a tratti è anche inquietante. Vuol dire che dagli anni ‘Ottanta ’80 ad oggi tante cose o sono peggiorate o non sono cambiate in meglio. Però comunque la guida di Sciascia è sicuramente preziosa».
Approfittando della disponibilità di Catalano, proviamo ad indagare il lato più intimo di Sciascia. «Adorava stare con i nipoti. È stato spesso descritto come un itpo silenzioso, ma in realtà in famiglia adorava raccontare storie divertenti».
Collura e il maestro di Regalpietra
Venti anni di amicizia ed un rapporto mai interrotto, neanche dopo la morte dello scrittore siciliano. Matteo Collura e Leonardo Sciascia hanno costruito un’amicizia solida. «Sono stato molto vicino a Sciascia e quindi molte cose del mio libro “Il maestro di Regalpetra. Vita di Leonardo Sciascia”, soprattutto nella parte centrale e finale, sono fatti che posso testimoniare in prima persona. Ed è un libro che considero non da collocare nel settore dei saggi, ma nel settore della narrativa», confessa ai nostri microfoni.

Collura definisce Sciascia e Pasolini i più grandi intellettuali italiani. «Leonardo è stato l’unico assieme a Pasolini ad osservare la realtà in cui viveva, a denunciare senza sconti ed a pagarne anche le conseguenze. Pensate all’articolo dei “professionisti dell’antimafia”, aveva il coraggio di raccontare verità che possiamo definire scomode. Oggi, ci vorrebbe un uomo coraggioso e disinteressato come lui». Collura cita una frasi Sciascia. «Fatti bastare quello che guadagni per essere libero, bisogna resistere alla lusinga del guadagno, è quella che porta alla corruzione». ([email protected])
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