Scuola, oltre il 30% di stranieri c’è il trasferimento. In arrivo il decreto del governo

Roma, 22 settembre 2026 – Il decreto sul tetto agli stranieri nelle classi e il divieto di burqa oscilla pericolosamente, intrappolato nel fuoco incrociato delle due sponde del Tevere. L’ipotesi di un blitz d’urgenza del governo rischia di arenarsi sul nascere sotto i colpi del duro monito di Sergio Mattarella e del semaforo rosso acceso dalla Chiesa. A far sentire la voce d’Oltretevere è il cardinale Matteo Zuppi. Aprendo il Consiglio episcopale permanente della Cei, il presidente dei vescovi italiani scaglia parole pesanti come macigni: “La questione educativa tocca il cuore della nostra convivenza. Le scuole devono essere comunità capaci di generare fiducia, luoghi in cui nessuno si senta escluso”. Un affondo diretto contro ogni tentazione di separazione tra i banchi: “Non possiamo accettare che luogo di nascita, condizione economica, fisica o contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo. Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace, non uno spazio da attraversare in fretta, ma un cantiere decisivo del nostro futuro comune”.

Di fronte al doppio altolà del Colle e dei vescovi, la contromossa della maggioranza è tanto compatta quanto audace: sfilarsi dal banco degli imputati. Vertici di Fratelli d’Italia ed entourage del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, escludono categoricamente che i rilievi istituzionali siano rivolti al loro testo. Seduto ad Amatrice in prima fila — per poi risalire in elicottero verso Roma proprio insieme al capo dello Stato —, Valditara applaude al discorso di Mattarella definendolo “bellissimo”, mentre il capogruppo di FdI al Senato, Lucio Malan, esprime “totale condivisione”. La linea che filtra da Viale Trastevere e da Via della Scrofa punta a ribaltare la prospettiva: il richiamo contro le “classi ghetto” è proprio l’orizzonte verso cui si muove l’esecutivo. La lettura dei meloniani è univoca: “Ci danno ragione. La Costituzione non si tocca, garantiamo il diritto allo studio per favorire una vera integrazione”.

La percentuale di alunni, italiani e stranieri, sul totale di studenti, italiani e stranieri, divisi per ordine di scuola. Esempio: Il 17% degli studenti stranieri in Italia frequenta la scuola dell'infanzia

La percentuale di alunni, italiani e stranieri, sul totale di studenti, italiani e stranieri, divisi per ordine di scuola. Esempio: Il 17% degli studenti stranieri in Italia frequenta la scuola dell'infanzia

Una sicurezza più di facciata che di sostanza, utile a coprire le crepe interne alla coalizione. I dubbi del Quirinale, infatti, sono granitici sui requisiti di “necessità e urgenza” per vietare il velo islamico alle ragazzine tramite decreto, e appena più sfumati sul tetto agli studenti stranieri con deficit linguistici. Quanto basta per rendere il percorso un campo minato. Non a caso, ai vertici di FdI avevano già mangiato la foglia prima di mezzogiorno. Annusando il rischio di un incidente istituzionale, Francesco Filini — uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari — indica la via d’uscita: abbandonare la via breve dell’atto d’urgenza e convergere su un disegno di legge parlamentare, accorpandolo ai testi anti-burqa e niqab nei luoghi pubblici già incardinati alla Camera per disinnescare gli strali del capo dello Stato. D’altronde la stessa premier ha parlato genericamente di “provvedimento”. Prevale la prudenza anche nell’ala moderata. Dagli Stati Uniti, il vicepremier Antonio Tajani approva il principio (“Bisogna preservare la lingua e l’identità italiana, non è una misura anti-stranieri”), ma avverte: “Vedremo nel dettaglio il progetto”. Se ne riparlerà giovedì in Consiglio dei ministri al rientro di Valditara da New York.

Scuola, oltre il 30% di stranieri c’è il trasferimento. In arrivo il decreto del governo

Nel frattempo, il titolare dell’Istruzione — che lavora al dossier da tempo — blinda il merito della riforma: “Bisogna rimuovere le cause linguistiche di una marginalizzazione inaccettabile”. Il testo in via di definizione vieta il velo integrale a scuola per le minori e fissa al 30% la soglia massima di alunni con deficit linguistici per classe — applicabile dalle elementari alle superiori, senza distinzioni tra cittadini europei ed extraeuropei —, oltre a introdurre corsi di lingua obbligatori per i genitori. Un meccanismo che, spiegano i tecnici, con lo strumento del decreto agirebbe subito sugli inserimenti in corso d’anno: se in una classe arrivata al 29% di stranieri si presentassero quattro nuovi studenti non italofoni, scatterebbe lo smistamento verso le aule o gli istituti vicini. Il sistema andrebbe poi a regime a gennaio con la nuova finestra di iscrizioni.

Sullo sfondo, lo scontro politico divampa. Il centrosinistra attacca a testa bassa accusando il governo di fare “propaganda sulla pelle dei bambini”, mentre la seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa, liquida le critiche come “pura demagogia”. Ma la vera corsa è tutta interna alla destra, ingaggiata a colpi di retorica per inseguire il generale Roberto Vannacci, costretto a rivendicare la primogenitura delle norme. Sullo stesso binario si inserisce Matteo Salvini, che va allo scontro aperto: “Oggi ci sono classi ghetto con 20 bimbi di 15 etnie diverse. Mettere un tetto è un bene: conto che Mattarella la pensi come me”. Un attivismo sintetizzato dalla stoccata velenosa del capogruppo Riccardo Molinari alla premier: “Meloni è abile a fare proprie le buone proposte della Lega”. Resta il fatto che, dopo il doppio altolà del Colle e della Cei, la prova di forza del governo rischia di trasformarsi nel più classico dei boomerang.