Un medico sul tetto del mondo: il professor Fassò alla piramide dell’Everest per studiare gli effetti dell’alta quota

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Merate, il docente dell’Università degli studi di Bergamo ed ex presidente del Cai cittadino è in Nepal. “Ci stiamo già sottoponendo a una serie di esami, screening e raccolta di parametri”

Fassò 68 anni, di Merate e il laboratorio piramide che si trova ai piedi dell’Everest

Fassò 68 anni, di Merate e il laboratorio piramide che si trova ai piedi dell’Everest

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Merate (Lecco) – Sul tetto del mondo per studiare gli effetti dell’alta quota sul fisico umano. In ballo potrebbero esserci farmaci e terapie per malattie e condizioni simili alle conseguenze provocate dalla permanenza ad alta quota, come mancanza di ossigeno, edemi polmonari, disturbi del sonno, circolazione sanguigna e metabolismo alterati, disturbi cerebrali. È già arrivato Kathmandu, capitale del Nepal, Alessandro Fassò, 68 anni, di Merate, professore ordinario di Statistica ed esperto di Data science del dipartimento di Scienze economiche dell’Università degli studi di Bergamo, ma anche ex presidente del Cai di Merate di cui è socio dal 1991 e portavoce del comitato No al pozzo contro la ricerca di petrolio nella Valcurone nel 2009. Presto comincerà la lunga e impegnativa marcia verso la Piramide dell’Everest, cioè il laboratorio di ricerca internazionale realizzato a 5mila metri sulle pendici del monte più alto della Terra.

L’obiettivo

Il suo compito è quello di elaborare tutti i parametri dei colleghi che partecipano alla spedizione e a sua volta di prestarsi come cavia, perché pure lui è sottoposto agli stessi controlli. “Sono entusiasta, un’opportunità incredibile, sia professionale, sia personale per me che amo la montagna”, racconta Alessandro Fassò, che oltre ad aver raggiunto diversi 4mila delle Alpi, alcuni dei quali con gli sci in spalla per poi discenderli con gli sci ai piedi, è salito anche su vette internazionali, come l’Alpamayo in Perù, il Ruwenzori in Uganda, il Toubkal in Marocco, l’Ararat in Turchia, , il Damavand in Iran, il Laní sulle Ande e il Fuji in Giappone.

A cosa serviranno i dati elaborati dal prof lecchese 

“Ci stiamo già sottoponendo a una serie di esami, screening e raccolta di parametri che nemmeso immaginavo esistessero – spiega il professore alpinista -. Durante la salita, strumenti portatili e dispositivi indossabili ci permetteranno di monitorare diversi parametri fisiologici e comportamentali. Una volta alla Piramide verranno monitorati sistema cardiovascolare, respirazione, sonno, funzione oculare e retinica, dolore, ipertensione e altri ambiti in fase di sviluppo”. I dati raccolti sul campo verranno elaborati proprio da lui per consentire ai ricercatori di comprendere meglio come l’organismo umano reagisce e si adatta alla carenza di ossigeno. “Passione e lavoro che amo insieme – sottolinea Alessandro Fassò -. Non potevo essere più fortunato”.  

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