Senigallia, divorzia e poi si spoglia di tutti i beni. La ex fa causa: riceverà 267mila euro

SENIGALLIA Una storia che sembra uscita da una soap opera televisiva e ha come protagonisti due ex coniugi. Lui ha 52 anni, vive a Chiaravalle insieme alla nuova compagna e ai loro figli piccoli. Lei è senigalliese e di anni ne ha 56. Una vita trascorsa insieme a Chiaravalle, compresa un’attività di famiglia aperta nel 2007. Lavoravano fianco a fianco fino al 2017 quando il matrimonio naufraga e anche il rapporto di lavoro si interrompe. La donna intraprende una trafila legale per la separazione e per vedersi corrispondere il denaro per il lavoro svolto.

I contrasti

La situazione precipita nel 2023. L'uomo smette di pagare il mantenimento a lei e alla figlia della coppia, stabilito da una sentenza di separazione del 2022. Intanto il perito del Tribunale, nominato dal giudice del lavoro, fa i conti e stabilisce che l'ex marito le deve dare ben 267mila euro per i dieci anni passati a mandare avanti l'azienda. L'uomo, però, va dal notaio per fondare una specie di cassaforte virtuale, chiamata in termine tecnico "trust". Ci infila tutto quello che possiede: le case, i terreni e persino le quote delle sue società. Dichiara di voler tutelare la nuova famiglia.

Infatti, dopo la separazione, l'imprenditore si è rifatto una vita con una compagna, da cui sono nati dei figli ancora minorenni. Si nomina amministratore e individua la donna e i bambini come beneficiari, pensando che, se i beni servono a mantenere i figli piccoli, nessuno potrà più toccarli. Soprattutto la ex moglie che, però, non rimane a guardare. I suoi legali, gli avvocati Marina Magistrelli ed Enrico Cacciamani, controllano i registri immobiliari e scoprono che il 52enne si è improvvisamente spogliato di ogni bene proprio un mese prima che il giudice del lavoro gli ordinasse di pagare i 267mila euro.

La donna allora fa causa, chiedendo di invalidare il trust, e la vince in primo grado. L’ex marito impugna la sentenza ma non c’è nulla da fare: anche i giudici della sezione civile della Corte d'Appello di Ancona danno pienamente ragione alla ex. Con la sentenza, spiegano che non si possono usare i bambini come scudo per non pagare i vecchi debiti con la prima moglie. Sospetto poi il tempismo. La cassaforte virtuale è stata annullata e considerata un escamotage per risultare nullatenente.

Ora i suoi beni sono tornati aggredibili e la ex potrà riavere i suoi soldi. L’uomo dovrà pagare anche tutte le spese legali quantificate in 7500 euro. «E’ stata veramente una causa difficile - commenta l’avvocato Marina Magistrelli, legale della donna - ma i giudici hanno capito tutto».