"Serve una filiera dell’acqua"

Il disastro idrico che tra il 14 e il 16 agosto ha lasciato a secco Pesaro è destinato a segnare...

Il disastro idrico che tra il 14 e il 16 agosto ha lasciato a secco Pesaro è destinato a segnare...

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Il disastro idrico che tra il 14 e il 16 agosto ha lasciato a secco Pesaro è destinato a segnare la storia della città, con strascichi che condizioneranno inevitabilmente l’attività politica dei prossimi mesi. Ma da questa grave emergenza, secondo l’Udc, deve scaturire un cambio di passo strutturale immediato. "Non tutti i mali vengono per nuocere – sottolinea Alessandro Di Domenico, segretario comunale Udc –. Quello che si è visto a Pesaro, con la rottura in tre punti e in tre giorni consecutivi della conduttura principale, pone l’esigenza di inquadrare il tema non più sulle singole problematiche, ma indirizzandolo verso un’ottica di filiera dell’acqua".

L’obiettivo è porre la salvaguardia della risorsa al centro di una visione territoriale diffusa, unendo in un’unica idea progettuale le necessità dell’entroterra ai grandi bacini di consumo della costa. "Un percorso virtuoso che l’Udc sta già portando avanti in Regione: il consigliere Luca Marconi, presidente della commissione Ambiente, ha presentato una proposta di legge con un dispositivo sulla conservazione e la gestione molto semplice quanto efficace". Il piano prevede infatti una gestione integrata che vada "dalla sua formazione e conservazione tramite le piogge e la creazione di invasi a uso agricolo, fino alla depurazione, alla distribuzione potabile e allo scarico in mare e nei fiumi". Per realizzare questa forte regia progettuale, però, occorre superare l’attuale modello gestionale, giudicato ormai inadeguato. L’Udc punta il dito contro una rete divisa per società o agenzie "di tipo privatistico, dove l’obiettivo è l’utile operativo che ricade poi sulle spalle e sulle tasche di cittadini e imprese".

La richiesta alle istituzioni e alle aziende è netta: "Ove vi siano margini di operatività – incalzaDi Domenico – questi vengano reinvestiti in massima parte per la prevenzione, la manutenzione e l’aggiornamento degli impianti e delle linee, oltre che per la ricerca di nuove tecnologie". La sfida ora passa alle istituzioni: "È compito della politica mettere a terra progetti e risorse per dare risposte concrete a un’emergenza che nei prossimi anni diventerà sempre più evidente e costante".

d.b.

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