
Una presa d’atto sottoposta dalla Corte dei Conti e senza votazione ma con tutti gli ingredienti dello scontro politico, che a Sesto Calende certo non rappresentano una novità e che infatti si sono trascinati anche nei giorni successivi anche sui social network. La deliberazione della Corte dei Conti sui rendiconti del Comune dal 2019 al 2025 (periodo amministrato due distinte giunte) ha aperto in municipio un lungo e serrato confronto sulle condizioni del bilancio, sulle responsabilità delle amministrazioni che si sono succedute e sul modo in cui i rilievi dell’organo di controllo sono stati raccontati alla città.
Durante la seduta di giovedì 17 settembre, maggioranza e opposizione si sono confrontate, senza risparmio, sui ritardi nell’approvazione dei rendiconti, sulla cassa vincolata, sulle anticipazioni di tesoreria, sul fondo crediti di dubbia esigibilità e sulla difficoltà del Comune a recuperare crediti accumulati nei precedenti sette anni. Per fare subito chiarezza, si parla di criticità ben lontane da una situazione di dissesto, ovvero una situazione di grave crisi economica dettata da capacità funzionale e insolvenze. Ad ogni modo, il tono è salito in un vero e proprio climax quando l’amministrazione attuale ha richiamato una precedente deliberazione della Corte rispetto a quella analizzata in Municipio. Il documento in questione risale al 2020 ed è relativo ai rendiconti 2017 e 2018, che secondo la ricostruzione della giunta Giordani e dell’assessore al bilancio Giorgio Circo non sarebbe mai stata portata in consiglio comunale nonostante un’esplicita disposizione in questo senso. E come appunto successo per quella relativa al periodo 2019-2025.
CIRCOSTA RIPERCORRE L’ISTRUTTORIA
Ad aprire la discussione è stato il vicesindaco e assessore al bilancio Giorgio Circosta, che ha ricostruito il percorso dell’istruttoria. Una prima richiesta della Corte dei Conti risale infatti al dicembre 2022 e riguardava i rendiconti 2019, 2020 e 2021 (ovvero legati a due diversi mandati di centrodestra). Nel novembre 2025 (nel frattempo, a giugno 2024) la lista civica Sesto Futura aveva vinto le elezioni) è poi arrivata una nuova richiesta relativa agli esercizi successivi, composta da un documento di quasi 30 pagine. «La deliberazione rappresenta il punto di arrivo di un percorso istruttorio piuttosto lungo», ha spiegato Circosta ringraziando l’ufficio ragioneria e in particolare la responsabile Tania Pagano. «È stato un lavoro che probabilmente dall’esterno non è risultato visibile, ma che ha richiesto un investimento importante di tempo e risorse da parte della struttura comunale».
Il vicesindaco ha quindi elencato gli argomenti affrontati: la costituzione della cassa vincolata, l’andamento delle anticipazioni di tesoreria, il fondo crediti di dubbia esigibilità, la consistenza e la vetustà dei residui attivi e passivi, la liquidazione della società Sant’Anna, il fondo di garanzia dei debiti commerciali, il project financing della piscina e i tempi di approvazione dei rendiconti.
RENDICONTI E RITARDI
«Il rendiconto non è soltanto un adempimento formale – ha sottolineato Giorgio Circosta -. Serve a fotografare la situazione economico-finanziaria dell’ente e costituisce la base per programmare correttamente gli esercizi successivi. L’indicazione della Corte è molto semplice: per il futuro i termini devono essere rispettati rigorosamente».
L’assessore ha voluto fare un distinguo rispetto al passato ricordando che i rendiconti presentati dalla nuova amministrazione sono stati approvati entro le scadenze e rivendicando, a suo giudizio, un cambiamento nel metodo di lavoro. Parole che naturalmente non hanno trovato d’accordo l’ex assessore al bilancio Roberta Colombo e l’ex sindaco Marco Colombo, oggi all’opposizione con il gruppo di centrodestra Siamo Sestesi. Nel corso delle repliche ha poi chiarito che il problema non sarebbe soltanto il mancato rispetto formale di una data: arrivare tardi con il consuntivo, secondo la maggioranza, renderebbe più difficile la programmazione finanziaria dell’esercizio successivo.
CASSA VINCOLATA, ANTICIPAZIONI E RESIDUI ATTIVI
Un secondo problema riguarda la cassa vincolata, cioè le risorse ricevute per finalità determinate e che, proprio per questo, devono essere individuate e movimentate separatamente. Secondo quanto spiegato da Circosta in aula, dal 2021 la cassa non risultava movimentata correttamente mentre nel 2025 il Comune ha effettuato una ricostruzione per “riallineare la situazione contabile”.
La Corte ha poi richiamato il ricorso frequente alle anticipazioni di tesoreria, lo strumento attraverso il quale il Comune può utilizzare temporaneamente le risorse messe a disposizione dal tesoriere quando la liquidità non è sufficiente a sostenere i pagamenti. La corte ha evidenziato un ricorso frequente negli anni 2019, 2020, 2024, 2025 (un periodo dunque che riguarda tre diversi assessori al bilancio, i due della giunta Buzzi e l’attuale della giunta Giordani).
«L’anticipazione è uno strumento previsto dalla legge – ha spiegato Giorgio Circosta – Tuttavia, il problema nasce quando il suo utilizzo diventa frequente, perché può essere il segnale di una difficoltà strutturale di cassa. La Corte, dunque, invita a monitorare attentamente la liquidità, individuare le cause degli squilibri e soprattutto migliorare la capacità di riscossione delle entrate e dei residui».
Uno dei passaggi centrali riguarda i residui attivi, vale a dire le somme che il Comune ha contabilmente diritto a incassare, ma che non sono state ancora riscosse.
In aula è stato evidenziato che il loro ammontare complessivo è passato da circa 16,7 milioni di euro nel 2021 a 11,8 milioni nel 2025. All’interno del bilancio rimangono tuttavia «crediti molto vecchi», alcuni dei quali risalenti al periodo compreso tra il 2008 e il 2019. Tra le partite più significative figurano i canoni della rete del gas. Nel rendiconto 2025 è stato cancellato un credito relativo al 2016, pari a circa 432mila euro, perché considerato inesigibile. Per gli altri crediti rimangono invece aperti titoli giuridici, contenziosi e procedure di recupero.
IL FONDO CREDITI DI DUBBIA ESIGIBILITÀ
Il fondo crediti di dubbia esigibilità rappresenta l’accantonamento attraverso il quale il Comune “protegge il bilancio” dal rischio che somme registrate come crediti non vengano effettivamente incassate.
Secondo la relazione presentata dall’assessore, la Corte ha rilevato una criticità nel calcolo relativo al 2024, con particolare attenzione anche ai crediti derivanti dalla concessione della rete del gas. Nello stesso tempo sono stati segnalati, per il 2025, elementi di maggiore prudenza negli accantonamenti.
«Questo è un passaggio importante – ha osservato Circosta -. La criticità viene rilevata, ma viene anche riconosciuto il lavoro di correzione svolto nell’ultimo esercizio». Nel comunicato diffuso il giorno successivo al consiglio, l’amministrazione ha evidenziato che nel rendiconto 2024 è stato effettuato un ulteriore accantonamento di oltre 307mila euro sulla posizione legata al concessionario della rete del gas. Sono state inoltre rafforzate le verifiche sui crediti ancora iscritti, attraverso il monitoraggio delle singole posizioni, la riscossione coattiva, la gestione dei contenziosi e il controllo sulla loro effettiva esigibilità.
«È stato portato avanti un lavoro di progressivo ri-allineamento e consolidamento della gestione secondo i principi della contabilità armonizzata – ha commentato Circosta -. Abbiamo affrontato anche situazioni che in alcuni casi venivano da lontano». Una frase, quest’ultima, che toccato lo schieramento di centrodestra, che più volte ha criticato le parole di Sesto Futura paragonandole a una sorta di refrain al passato e alle precedenti amministrazioni.
«L’istruttoria fa emergere che la situazione di bilancio trovato da quest’amministrazione trovava criticità importanti e partite che richiedevano una progressiva messa in ordine» ha concluso il vicesindaco Circosta.
R. COLOMBO RICORDA IL COVID E VA CONTRO IL PD: “FACCIAMO PARLARE LA CONTE, MA FACCIAMOLA PARLARE TUTTA”
La risposta più articolata dell’opposizione è arrivata da Roberta Colombo, che, come già detto, ha ricoperto l’incarico dal 2020 a metà 2024 prima sotto il mandato di Giovanni Buzzi. L’ex assessora ha contestato innanzitutto la narrazione e la lettura politica data alla deliberazione dal Partito Democratico di Sesto («un atto d’accusa politico»), partito che ufficialmente non siede con un proprio simbolo in consiglio comunale – come ha ricordato il consigliere Danzo – ma che comunque sostiene apertamente l’attuale maggioranza. «Il PD ha parlato di un duro giudizio della Corte dei Conti che non si può nascondere e di quindici anni ai quali sarebbero riconducibili tutti i guai e i problemi lasciati aperti – ha affermato ricordando che nella deliberazione non sono presenti sanzioni ma un invito a rispettare correttamente le procedure -. Ha poi aggiunto che l’atto parla da sé. Allora facciamolo parlare tutto, con le date giuste e non quelle indicate dal Pd, che nei suoi comunicati omette il 2025, l’unico interamente amministrato da Sesto Futura».
Colombo ha infatti rivendicato di non volersi sottrarre alle responsabilità relative agli anni del proprio assessorato. «Per gli anni di mia competenza non ho alcuna difficoltà ad assumermi le responsabilità che mi spettano. Ciò che è avvenuto, con la richiesta di differimento dei termini sempre accettata dal prefetto di Varese, durante gli anni del Covid e del Pnrr, in presenza di una grave carenza di personale negli uffici finanziari. Non sono alibi, sono il contesto nel quale quei fatti sono avvenuti».
L’ex assessora ha quindi richiamato, fra i vari dati, quelli sulle riscossioni (passati grazie al lavoro di una società esterna dal 2022 dal 17% al 74% nel 2023) e sulle contestate anticipazioni di tesoreria. Nel 2021, 2022 e 2023 il Comune non ha utilizzato anticipazioni, mentre lo strumento sarebbe tornato nel 2024 e nel 2025, quando l’amministrazione era già passato in mano a Sesto Futura. Secondo il calcolo presentato da Roberta Colombo durante il consiglio, nei sette esercizi esaminati gli interessi passivi sarebbero ammontati complessivamente a circa 59mila euro, dei quali 52mila concentrati nel 2024 e nel 2025. «Quasi il 90% dell’intero costo di sette anni è concentrato negli ultimi due».
IL FONDO DI GARANZIA DEI DEBITI COMMERCIALI E LA RICHIESTA DI VERIFICA
Il punto sul quale Roberta Colombo ha chiesto una verifica formale riguarda il fondo di garanzia dei debiti commerciali.
Secondo la consigliera, la deliberazione della Corte riporterebbe un accantonamento pari a zero negli esercizi 2022 e 2023. Le relazioni dell’organo di revisione allegate ai rendiconti comunali indicherebbero invece uno stanziamento di 136mila euro nel 2022 e di 266mila euro nel 2023. Per il 2021, sempre secondo la ricostruzione presentata dall’ex assessora, l’accantonamento non sarebbe stato dovuto perché il Comune aveva rispettato i tempi di pagamento dei fornitori.
«Delle due l’una – ha commentato l’azzurra -. O sono sbagliate le relazioni dell’organo di revisione allegate ai rendiconti oppure è sbagliato il dato riportato nella deliberazione della Corte. Entrambe le cose non possono essere vere». Da qui la richiesta rivolta all’amministrazione di «verificare immediatamente l’origine dei dati relativi al fondo di garanzia dei debiti commerciali 2022 e 2023 e, qualora venga confermato quanto risulta dalle relazioni dell’organo di revisione, presenti alla Corte dei Conti una richiesta di rettifica. Non nell’interesse della precedente amministrazione, ma nell’interesse del Comune di Sesto Calende. Quello che ha fatto questa giunta è stato prende la conclusione di un organo dello stato e si è usato in materiale di propaganda politica prima di controllare i numeri, che invece richiedono una verifica». In poche parole un’accusa di mancata trasparenza da parte della giunta, che invece avrebbe, a parare di Colombo, «fatto uso politico di un documento, citandone soltanto qualche passaggio».
L’ex assessora ha concluso difendendo il lavoro compiuto dagli uffici durante il proprio mandato: «Ci sono stati errori formali e ce ne assumiamo la responsabilità per la nostra parte. Ma non accetto che si sminuisca il valore di ciò che è stato fatto. Abbiamo lavorato tutti con passione e dedizione, con un unico obiettivo: il bene di Sesto».
M. COLOMBO: “SESTO NON È IN BANCAROTTA”. CAPRIGLIA: “LA CORTE USATA COME ARMA POLITICA”
A intervenire è stato poi Marco Colombo, consigliere della Lega ed ex sindaco della città dal 2009 e al 2018. «Non è vero, come scrive qualcuno, che Sesto è in bancarotta», ha dichiarato l’ex sindaco sminuendo le critiche e respingendo i commenti più allarmistiche circolati sui social network. «Questo Comune è poco indebitato. Ha un problema nel riscuotere soldi da una società, ma i cittadini possono stare tranquilli».
Marco Colombo ha riconosciuto come problema principale quello della riscossione, citando le somme dovute dal concessionario della rete del gas, oltre ai crediti legati alle sanzioni e ai servizi comunali. Ha poi sostenuto la richiesta avanzata da Roberta Colombo sul fondo di garanzia dei debiti commerciale, «anche a costo di incatenarsi».
«Ci sono due dati differenti – ha affermato -. Uno dei due è sbagliato. Chiediamo un impegno serio al sindaco: controllare e portare il responso dell’eventuale revisione in consiglio comunale».
Jole Capriglia Sesia, capogruppo di Siamo Sestesi, ha poi definitivamente spostato il confronto sul piano politico, accusando, non per la prima volta, l’amministrazione di cercare nel passato una giustificazione alle difficoltà del presente. «La maggioranza usa la Corte dei Conti non come un organo di controllo ma come un’arma impropria per fare propaganda» – ha dichiarato -. Sesto Calende ha bisogno di un’amministrazione che guardi avanti, che si assuma il peso delle proprie decisioni e che smetta di nascondersi dietro un passato che evidentemente non è ancora in grado di superare con il proprio operato. L’intera narrazione politica di questa maggioranza è costruita sul passato, che non può essere un alibi per una mancanza di visione».
LA DELIBRAZIONE DEL 2020 CHE SAREBBE STATA “INSABBIATA”
Ma forse, nonostante tutto, il vero pomo della discordia è emerso solo successivamente. Il confronto ha infatti cambiato direzione e si è inasprito ancora di più quando Circosta ha richiamato una più vecchia deliberazione, risalente al 2020 e relativa ai rendiconti 2017 e 2018. Il tema in questi giorni caldissimo anche sulle pagine dei partiti sestesi, dove non sono mancati una serie botte e risposte tra Pd e Forza Italia (li trovate in calce in fondo all’articolo).
Il documento, che è stato depositato a ottobre 2020, faceva riferimento sempre a criticità riguardanti il ricorso reiterato all’anticipazione di tesoreria, la consistenza dei residui attivi, il calcolo del fondo crediti di dubbia esigibilità e l’aggiornamento dell’inventario immobiliare. Un documento che, parole di Circosta in consiglio comunale, il centrodestra all’epoca decise di «insabbiare» nonostante l’obbligo di farlo, come appunto successo lo scorso giovedì in Municipio.
«Questo è l’aspetto che considero più delicato: capire perché un atto così importante per il suo contenuto non sia stato portato a conoscenza del consiglio comunale. Non si tratta di una formalità, ma di sostanza: problemi seri dei conti del Comune e trasparenza verso il consiglio» ha commentato sempre in consiglio Circosta non senza stoccare un’accusa: «C’era un obbligo di portarla pubblicamente in consiglio, ed è stato omesso: una cosa gravissima».
M. COLOMBO: “CHE VENGA PRESENTATA UNA DENUNCIA”
Le parole del vicesindaco non sono rimaste indifferenti a Marco Colombo, che ha invitato l’assessore ad assumersi la responsabilità delle accuse formulate. «Domani mattina vada a fare una denuncia formale – ha replicato l’ex sindaco -. È giusto però ricordare che i politici fanno i politici, che si occupano di indirizzo e controllo, e non hanno responsabilità sugli atti che portano». La responsabilità, dunque, secondo Colombo ricadrebbe nel caso sugli amministratori.
La lettura dall’opposizione è stata contestata, oltre che Circosta, anche dalla capogruppo di maggioranza Floriana Tollini, che pur ha riconosciuto il lavoro avviato da Roberta Colombo: «Quando è arrivata a fare l’assessore al bilancio, noi le abbiamo riconosciuto, per onestà intellettuale, l’inizio di un lavoro sui residui attivi. Ma emerge una gestione sistematica irregolare. Non lo dico io, lo dice la Corte dei Conti. L’altro tema è che è la deliberazione del 2020 che non è stato presentata in consiglio, che tra l’altro ha impedito a chi allora era in minoranza di poter esercitare il proprio compito in piena trasparenza e nel rispetto di quanto depositato dalla Corte dei Conti. Noi non opereremo in oscurità».
A chiudere il confronto è infine stata la sindaca M.Betta Giordani, che ha respinto le parole della capogruppo del centrodestra Capriglia di avere trasformato il documento in uno strumento di propaganda politica. «Fin dall’inizio del mandato abbiamo evitato di trasformare in polemica ogni argomento e di essere sempre trasparenti. Il vicesindaco si è limitato a rendere pubblico il documento nel suo contenuto effettivo. Ha solo descritto i fatti- Comprendiamo tutti il peso di questo atto. Non servono troppe parole, ma sono invece indispensabili serietà, responsabilità e rigore». ha dichiarato il sindaca: «È nostro dovere compiere ogni sforzo per superare tutte le criticità. Diversamente il bilancio continuerà a trovarsi in uno stato di sofferenza che inevitabilmente condizionerà tutte le attività dell’amministrazione».
LE POSIZIONI DI PD E FORZA ITALIA
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