Si può usare l'IA a scuola? Regole, indicazioni, consigli e cosa dice il Ministero

Non possiamo proprio negare che da quando Open AI ha lanciato ChatGPT a fine 2022 ci sia stato un cambiamento radicale nella produzione dei contenuti e anche nella ricerca e nello studio. Attività che un tempo potevano richiedere ore del nostro tempo oggi sono alla portata di un clic, e richiedono pochi secondi per essere completate. Questo però potrebbe avere un impatto importante sul modo in cui impariamo, a scuola o all'università, di fatto limitando le nostre capacità piuttosto che potenziarle. Ecco perché il Ministero dell'Istruzione ha stilato delle precise linee guida sull'uso dell'IA in contesto scolastico: qui di seguito vi presentiamo alcuni dei punti più rilevanti.


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L'IA deve essere un co-pilot, non un sostituto

Se un prof ci chiedere di scrivere un tema o di fare una versione di greco e latino, affidarsi a un sistema automatizzato è un'opzione certamente molto invitante, ma svolgere il compito con l'IA in forma integrale annulla il valore del task stesso. Non ci stanno chiedendo di scrivere per punirci, ma per insegnarci a scrivere, oppure a tradurre, o ancora a capire i principi dietro a certi calcoli.

L'IA in questo senso diventa un nostro alleato prezioso, ma in quanto co-pilota, piuttosto che come sostituto al cento per cento. Detto in altre parole, non c'è nulla di male - e, anzi, può essere una buona idea - chiedere ad un software di stilare una scaletta, oppure di darci degli spunti creativi, o ancora di spiegarci in altri termini un'equazione matematica. Il resto, però, dovremmo farlo noi.

L'obiettivo del Ministero non è vietare ChatGPT o Midjourney, ma evitare che diventino scorciatoie prive di senso. L'IA è insomma un assistente, ma è l'essere umano ad avere il controllo e la parola finale. Non possiamo permettere che l'algoritmo sovrasti la decisione finale di un cervello "vero".

I problemi etici dell'IA: cosa dice il Ministero a riguardo

Si potrebbero scrivere decine di libri sulle implicazioni etiche e sociali dell'uso sconsiderato dell'intelligenza Artificiale. Al momento, il Miur ha identificato le seguenti criticità rispetto al suo utilizzo a scuola:

  • No alla profilazione emotiva: il Regolamento Europeo (AI Act) vieta espressamente l'uso dell'IA a scuola per la facial recognition o la sentiment analysis (cioè capire se ci stiamo annoiando o che emozione proviamo in classe);
  • Alto Rischio: i software di IA che decidono le ammissioni, valutano i test o rilevano se stai copiando durante una verifica sono classificati come ad alto rischio e devono seguire regole di controllo severissime;
  • Privacy First (No Doxxing): i dati degli studenti non devono finire nel calderone per addestrare i modelli pubblici di IA;
  • Trasparenza: dobbiamo sempre sapere se stiamo interagendo con un bot e come l'algoritmo ha tirato fuori una determinata risposta.

Il tema della privacy

Un altro problema di non poco conto legato all'IA è il modo in cui questa tecnologia ha accesso a informazioni che dovrebbero restare private, proprio perché sensibili. Il Ministero in questo senso ha messo in luce i seguenti punti:

  • No personal data nei prompt: non inseriamo mai nomi, cognomi, codici fiscali, foto identificabili o informazioni sulla salute/vita privata nei comandi dell'IA;
  • Privacy by default: le scuole devono configurare gli account disattivando la cronologia o il tracciamento dei dati dove possibile, soprattutto se coinvolge minorenni;
  • Consenso dei genitori: per i minorenni serve una comunicazione o consenso chiari da parte della famiglia per l'uso di certi tool digitali.