SKEYE: 'Sogno una scuola con insegnanti che amino il proprio lavoro e che sappiano costruire un rapporto di fiducia gli studenti' - Tuttoscuola

Di Sara Morandi

Maria Sara Costanzo, conosciuta nel mondo musicale come SKEYE, è una giovane cantautrice che sta rapidamente conquistando la scena musicale italiana con il suo stile distintivo e le sue canzoni emotivamente coinvolgenti. Originaria di Castelforte, in provincia di Latina, SKEYE si è trasferita a Milano per inseguire il suo sogno musicale, frequentando il prestigioso CPM Music Institute di Franco Mussida. La sua ultima opera, “NON CI CREDO +”, esplora temi complessi come la manipolazione emotiva e la dipendenza, mescolando sonorità estive e ballabili con testi profondi e riflessivi. Il brano, scritto dalla stessa SKEYE e prodotto da Marco Zangirolami, narra la fine di una relazione tossica, offrendo un messaggio di riscatto e rinascita personale. Attraverso la sua musica, SKEYE riesce a trasformare esperienze dolorose in canzoni che parlano direttamente al cuore dell’ascoltatore, unendo l’immaginario pop moderno con sfumature indie-folk. Le sue influenze spaziano da artisti eclettici come Bon Iver, Harry Styles e i Queen, che l’ispirano a sperimentare e a muoversi tra diversi generi musicali.Nel futuro, SKEYE immagina una scuola dei sogni come un luogo sicuro e accogliente per i giovani, dove l’educazione emotiva e il rispetto reciproco siano al centro del percorso formativo. Crede fermamente in un ambiente scolastico che promuova la libertà di espressione e che aiuti a formare individui empatici e consapevoli, pronti a contribuire positivamente alla società.

Il tuo nuovo brano “NON CI CREDO +” affronta tematiche complesse come la manipolazione emotiva e la dipendenza. Come riesci a bilanciare questi argomenti profondi con sonorità leggere e ballabili?

“Mi piace l’idea di creare un contrasto tra ciò che si ascolta e ciò che si scopre ascoltando davvero il testo. Credo che anche le esperienze più difficili possano essere raccontate con un linguaggio musicale immediato e coinvolgente. Anzi, a volte una melodia luminosa riesce a far arrivare un messaggio ancora più forte, perché abbassa le difese di chi ascolta. “NON CI CREDO +” parla di qualcosa di molto doloroso, ma vuole anche trasmettere la possibilità di uscirne e riprendersi la propria libertà”.

Hai dichiarato che “NON CI CREDO +” è nato in un periodo di grandi difficoltà personali. In che modo la musica ti ha aiutato a superare quei momenti e a trovare la forza di scegliere te stessa?

“La musica è sempre stata il posto in cui riesco a dare un senso a quello che vivo. Scrivere questo brano è stato un modo per mettere ordine dentro di me e trasformare il dolore in qualcosa che potesse avere un valore, non solo per me ma anche per chi avrebbe potuto riconoscersi nelle mie parole. È stato un percorso che mi ha aiutata a prendere consapevolezza e a capire che scegliere me stessa non era un gesto egoista, ma necessario”.

Il tuo stile musicale fonde pop elettronico con sfumature indie-folk, ispirato da artisti come Bon Iver e i Queen. Come riesci a integrare queste influenze diverse nel tuo progetto musicale e cosa ti attrae di più di questi artisti?

Cerco di non partire mai dal genere, ma dall’emozione che voglio raccontare. Ogni influenza entra nel mio modo di scrivere in maniera naturale. Di Bon Iver amo la capacità di creare atmosfere intime e sincere, mentre dei Queen mi affascina il coraggio di sperimentare e la forza melodica delle loro canzoni. Cerco di prendere ispirazione da entrambi senza imitare nessuno, costruendo un’identità che sia autentica e riconoscibile”.

Qual è la tua visione di una scuola dei sogni per i giovani del domani?

“La scuola che immagino è innanzitutto un luogo sicuro, dove ogni ragazzo possa sentirsi accolto e libero di essere sé stesso. Mi piacerebbe una scuola con insegnanti che amino davvero il loro lavoro e che sappiano costruire un rapporto di fiducia con gli studenti, intervenendo con determinazione perché episodi di bullismo e discriminazione non trovino spazio. Credo anche che sia importante dare più valore all’educazione emotiva e alle relazioni, aiutando i ragazzi a sviluppare rispetto, consapevolezza di sé e degli altri e una visione sana dei rapporti umani. La scuola, oltre a formare studenti preparati, dovrebbe contribuire a far crescere persone più libere, empatiche e responsabili”.

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