
Roma, 3 ott. (askanews) – Decine di migliaia di persone, circa 70mila secondo la delegazione del governo, mentre per gli organizzatori 500.000mila, sono scese in piazza nel centro della capitale spagnola Madrid in un fronte comune contro tutti i settori che ostacolano l’accesso alla casa e favoriscono gli sfratti, includendo tra i responsabili la classe politica e i fondi speculativi internazionali, presentati come “i veri invasori”.
“Diritto a un tetto”; “serve subito uno sciopero generale”; “questa è lotta di classe, non possiamo fare la pace”: sono stati alcuni degli slogan più scanditi. La folla ha dimostrato che la sinistra è mobilitata nelle piazze, anche se non sono mancate le critiche ai partiti che fanno parte del governo di coalizione. La manifestazione è arrivata in piazza Cibeles intorno alle 14, dopo un corteo partito da quattro punti diversi della capitale.
Convocata dal Sindacato degli Inquilini, l’organizzazione che ha guidato le proteste dallo sfratto di Maricarmen (un’anziana di 87 anni) avvenuto lo scorso 23 settembre, la manifestazione ha ribadito la necessità di convocare “presto” uno sciopero generale. A questo proposito, Valeria Racu, portavoce del sindacato, ha anticipato di essere in contatto soprattutto con i sindacati tradizionali dei lavoratori, CC OO e Ugt, e ha spiegato che fisseranno insieme una data definitiva. Racu ha distinto la data di un eventuale sciopero generale da possibili elezioni anticipate alla fine di novembre. “Questo è un avvertimento. La protesta continuerà, governi chiunque governi”, ha insistito. Il Sindacato degli Inquilini ha inoltre attaccato il governo: “Otto giorni di sostegno popolare hanno fatto più di otto anni di governo progressista”. E ha criticato le destre “in ginocchio davanti ai fondi speculativi”. Uno dei momenti più emozionanti è stato quando le quattro colonne del corteo si sono unite a Cibeles, agitando le chiavi e lanciando critiche “al governo progressista, ad Almeida e ad Ayuso”.
Il ruolo che il Sindacato degli Inquilini svolgerà d’ora in poi entra in una nuova fase: l’organizzazione ha annunciato che lascerà l’accampamento di Puerta del Sol, ma non la mobilitazione nelle strade finché le sue richieste non saranno soddisfatte. Il progetto è ora portare le proteste “nei quartieri” e in altre città. A Bilbao, Valencia, nelle Canarie e in un’altra cinquantina di città si sono svolte manifestazioni simili a quella della capitale, portando secondo alcune stime il bilancio delle presenze complessive a mezzo milione di persone.
Quella di questo sabato è stata la seconda manifestazione di massa per il diritto alla casa in appena sette giorni. La settimana scorsa migliaia di persone – 25mila secondo la Delegazione del Governo – avevano marciato per le strade di Madrid per difendere Maricarmen, ma da allora il tema si è ampliato fino alla richiesta di uno sciopero generale. Si tratta di un appello insolito, organizzato da un sindacato che non appartiene a quelli tradizionali e che non si rivolge agli operai, alle fabbriche o ai dipendenti pubblici, bensì agli inquilini.
Se Pedro Sanchez aspettava di valutare fin dove sarebbe arrivata la mobilitazione della sinistra per decidere se anticipare o meno le elezioni, il corteo di questo sabato gli ha offerto un’immagine significativa: decine di migliaia di persone che esprimevano il loro rifiuto di un eventuale governo di Pp e Vox, lo scenario previsto dai sondaggi. Ma la protesta ha anche reso evidente, attraverso cori, slogan e striscioni il profondo malcontento nei confronti dello stesso governo di Pedro Sanchez e dei decreti dell’ultimo momento per cercare di evitare nuovi sfratti come quello di Maricarmen, diventato il detonatore della mobilitazione cittadina.
La manifestazione è stata anche l’epilogo di dieci giorni che hanno cambiato il dibattito pubblico. Tutto è iniziato mercoledì 23, quando Maricarmen è stata sfrattata dalla sua casa ed è uscita in barella diretta verso l’ospedale. Il suo caso ha mobilitato centinaia di attivisti che da tempo chiedono un intervento sul mercato immobiliare e protestano discretamente ogni settimana contro gli sfratti. Ma il caso di Maricarmen ha fatto un ulteriore passo avanti e ha mobilitato migliaia di persone, che sono scese in piazza per la prima volta sabato scorso. Quello stesso pomeriggio, molti di loro hanno protestato contro Ayuso davanti all’attico appena acquistato dalla Comunità di Madrid. Il giorno successivo, Maricarmen ha inviato dall’ospedale il suo primo video. Un giorno dopo, le proteste sono arrivate nelle strade di Madrid ed è comparsa la prima tenda a Puerta del Sol, che da allora è diventata l’epicentro delle rivendicazioni per il diritto alla casa.