Sport e Made in Italy, anatomia di un successo: resilienza italiana, fatica e metodo

Non siamo mai finiti così in basso nel calcio come in questi ultimi tempi. Ma non siamo mai saliti così in alto come oggi, simultaneamente, in così tanti altri sport. È l'Italia non solo di Jannik Sinner, il numero uno al mondo, con le sue due vittorie consecutive nel 2025 e 2026 a Wimbledon, ma di tutto il movimento tennistico maschile e femminile che ci ha già dato tre Coppe Davis e due Coppe Billie Jean King negli ultimi tre anni. È l'Italia del giovanissimo Kimi Antonelli, che in questa prima parte del 2026 ha già fatto risuonare l'inno di Mameli per sei incredibili ed emozionanti volte nei circuiti di Formula Uno. È l'Italia delle trenta medaglie che ci ha appassionato alle ultime Olimpiadi invernali di Cortina, con l'immagine emblematica delle due avversarie, la seconda e la terza, che si inchinano ammirate davanti alla regina Federica Brignone. È l'Italia che continua ad eccellere a livello mondiale ed europeo negli sport dove è sempre stata forte, dalla pallavolo alla scherma e in tanti altri campi, ma che in questo mese di agosto è addirittura sembrata quasi trasfigurarsi, cogliendo in modo perentorio una serie di straordinari trionfi di squadra paralleli (65 medaglie in totale) a Parigi nel nuoto e a Birmingham nell'atletica leggera. L'ultima gara a cui abbiamo assistito, quella incontenibile corsa della nostra 4 x 400 maschile, in cui è stata bruciata sul filo di lana e nel medagliere finale l'Inghilterra padrona di casa, riassume simbolicamente un 2026 che resterà negli annali per i colori azzurri.

Fatica e metodo sono alla base di tutti questi successi italiani nello sport vero, quello che richiede i più duri sacrifici. Forse non mai abbiamo avuto uno stuolo così variegato di atleti vincenti in tante discipline. Oggi ci mancano, e non poco, soltanto dei nuovi campioni nel ciclismo: l'ultimo è stato Vincenzo Nibali, dopo il grande ed indimenticabile Marco Pantani. Le donne e gli uomini del tennis, dello sci, del nuoto, dell'atletica e degli altri sport che stanno onorando in modo così corale i colori italiani sono in prevalenza persone semplici e composte, che non si montano la testa, infaticabili ed ammirevoli, gente che si allena senza posa, campioni che sono di costante stimolo gli uni verso gli altri con i loro successi. I vincenti hanno dimostrato che il lavoro paga e sono diventati dei modelli che tutti gli altri seguono. A loro volta, le Federazioni hanno investito sui giovani e hanno saputo fare programmazione. Fatica e metodo, dunque, per trasformare talento e capacità, che da soli spesso non bastano, in risultati sonanti.

Le discipline

Non era affatto scontato che diventassimo così forti in una moltitudine di discipline sportive, noi italiani, noi che siamo sempre stati guardati con una certa sufficienza e temuti principalmente sui campi di calcio. E c'è da sottolineare, a proposito di cose non scontate, un curioso parallelo tra i successi che questa nuova Italia sta raccogliendo a ripetizione nello sport e il nuovo dinamismo e la resilienza che il nostro Paese sta dimostrando anche in economia, campo in cui pure non è che fossimo molto considerati, perlomeno fino a qualche anno fa. L'indicatore economico che forse più di tutti coglie questo cambiamento è la crescita del nostro PIL pro capite dal Covid ad oggi. Se prendiamo come riferimento il medagliere degli ultimi campionati europei di atletica leggera, dove l'Italia si è piazzata al primo posto, con dieci medaglie d'oro e ventidue medaglie in totale, davanti a Regno Unito, Germania, Olanda, Norvegia, Svizzera, Spagna e Svezia, è interessante notare che dal quarto trimestre 2019, pre-pandemia, al primo trimestre 2026, l'Italia precede tutte queste nazioni anche per crescita cumulata del PIL per abitante (+8,8%, fonte OCSE), staccando Regno Unito (+1,4%), Germania (+0,1%), Olanda (+5,6%), Norvegia (+3,2%), Svizzera (+5,0%), Spagna (+6,0%) e Svezia (+4,0%). E siamo davanti anche alla Francia (+3,8%), che agli Europei di Atletica ha molto deluso e non è riuscita a vincere nemmeno una medaglia d'oro.

Il quadro

Nel precedente periodo dal quarto trimestre 2013 al quarto trimestre 2019, grosso modo di analoga durata, le cose erano invece andate molto diversamente, con l'Italia addirittura ultima per aumento del PIL pro capite (+5,8%), assieme alla Francia (+5,4%), entrambe precedute da Spagna (+15,6%), Olanda (+10,0%), Regno Unito (+9,4%), Germania (+9,1%), Svezia (+8,8%), Norvegia (+7,9%) e Svizzera (+6,0%).

Oggi, il quadro è molto cambiato. In sostanza, da "fanalino di coda" della crescita, quale era stata nei sei anni precedenti, negli ultimi sei anni l'Italia è balzata in testa rispetto alle grandi nazioni europee che abbiamo dominato anche agli ultimi Campionati Europei di atletica leggera. Un completo ribaltamento di ruoli. Sempre in questi ultimi sei anni, il Made in Italy è riuscito a superare perfino il Giappone nell'export, il turismo internazionale è esploso, la nostra posizione patrimoniale sull'estero si è rafforzata arrivando al 15% del PIL e l'occupazione ha toccato nuovi massimi. I conti pubblici, dopo essersi impennati con la pandemia e i superbonus, sono stati stabilizzati. Lo spread con la Germania è sceso ai minimi storici e quello con la Francia si è praticamente azzerato.

Come la recente ondata di successi sportivi, anche questa specie di rinascita economica dell'Italia non era affatto scontata. Ci mancava la stabilità politica, avevamo perso credibilità sui mercati finanziari, le imprese italiane sembravano troppo piccole rispetto ai grandi gruppi multinazionali e in difficoltà di fronte alla concorrenza asimmetrica asiatica e alla globalizzazione. La narrativa prevalente, all'estero e anche tra i nostri intellettuali, era che eravamo dei perdenti senza speranza. Ma il nostro esercito di medie e medio-grandi imprese, come i nostri atleti, sa faticare e ha metodo da vendere (leggasi intraprendenza, innovazione, diversificazione, flessibilità). Fatica e metodo sono le radici comuni della nostra resilienza e spiegano perché, a dispetto di tutti, siamo diventati dei vincenti, anche in campo economico.

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