Spritz Aperol e Campari taroccati a Venezia: ecco come falsificavano la bevanda di culto. Scatta il primo sequestro

VENEZIA - L’etichetta è quella famosa, la scritta gialla su fondo blu fa da complemento all’arancio brillante del liquore che si riconosce attraverso il vetro trasparente della bottiglia. E chissà, forse mettendosi a studiare l’esatto pigmento arancione si potrebbe pure scoprire una sfumatura sbagliata, una tonalità troppo accesa, una tinta più spenta. Il tempo di versare un terzo di bicchiere, però, non basta per un’analisi cromatica: un colpo di mano e subito si passa alla bottiglia di vino (bianco fermo, prosecco, glera, a seconda del credo del barista), quindi alla pistola del seltz o all’acqua frizzante.

Fetta d’arancia, oliva, e il delitto è servito: al posto dell’Aperol è passata una sottomarca a basso costo, ormai confusa nel mix dello spritz. Il gioco si può replicare anche con il Campari - i bitter economici non mancano di certo - mentre si fa più difficile con Select e Cynar, che non hanno molte alternative da discount. Usare ingredienti di seconda scelta non è certo un reato, mascherarli dentro le confezioni della marca più blasonata, invece, è di fatto una truffa. E, nella città simbolo dell’aperitivo pastello, non è poi così strano se si sceglie di usare il pugno di ferro per contrastare i furbetti dell’happy hour. 

Dopo i plateatici e le vetrine, la guerra per il decoro dell’amministrazione veneziana arriva dietro ai banconi dei bar - quelli di Cannaregio, in particolare, perché tra Guglie e strada Nova non mancano i locali dai listini tanto competitivi da risultare sospetti: com’è possibile che uno spritz, che ovunque parte ormai da quattro euro, proprio lungo l’asse di massimo transito turistico si assesti sui 2,50? 
 

Il primo sequestro: alcol travasato e problemi con gli alimenti

Prezzi che riportano a 15 o vent’anni fa, ma che tradiscono l’imbroglio: «È un doppio danno - tuona l’assessore comunale al Commercio Sebastiano Costalonga - Travasare prodotti non di marca dentro le bottiglie pregiate taglia i costi ma inganna il cliente. E fa apparire il barista truffatore come più “onesto”, perché in apparenza offre lo stesso prodotto a un prezzo minore. I locali corretti, invece, vengono accusati di lucrare sullo spritz. Peccato che un litro di Campari o di Aperol “originale” costi anche quattro volte quello che si paga una sottomarca». 

Nei giorni scorsi il primo sequestro: gli agenti della polizia locale, rispondendo a una segnalazione, si sono presentati sulla porta di un bar di salizada San Geremia (lo stesso che, tre anni fa, fece da sfondo all’omicidio di Khalil Mallat da parte di Raffaele Marconi); sul retro del bancone sono state trovate diverse bottiglie di Aperol e Campari piene fino all'orlo, ma con il sigillo del tappo palesemente manomesso o rimosso, il contrassegno di Stato staccato. Il rabbocco, insomma, era più che evidente e il sequestro è stato immediato.

Le irregolarità comunque erano anche di altro tipo: nel banco frigo sono stati individuati circa 250 prodotti alimentari privi di tracciabilità, pronti per essere serviti ai clienti senza alcuna garanzia sulla provenienza della materia prima; altro sequestro, accompagnato da una multa per duemila euro. Infine, le condizioni igienico-sanitarie del locale sono risultate nettamente al di sotto degli standard di legge: sporcizia accumulata su pavimenti e arredi, formiche a spasso sul banco espositore della pasticceria e piastrelle sconnesse o mancanti in tutto il locale.

In totale, sono stati smaltiti d’urgenza sette chili di dolci, giudicati pericolosi perché potenzialmente contaminati. «Sulla salute dei consumatori e sul rispetto delle regole non si fanno sconti - ha incalzato Costalonga - I controlli continueranno per difendere la legalità del commercio veneziano». E l’autenticità degli aperitivi.