“Volete che sia abrogata la Legge 104 del 9 giugno 2026, recante “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 142 del 22 giugno 2026?”.
E’ questo il quesito proposto per il Referendum che mira ad abolire le restrizioni all’educazione affettiva e sessuale nelle scuole italiane ovvero il cosiddetto consenso informato alla secondaria e il divieto assoluto di parlare di questi temi alla primaria e all’infanzia.
A promuovere la campagna di raccolta firme è il partito “Gay – LGBT+, Solidale, Ambientalista, Liberale” capitanato da Fabrizio Marrazzo. Con lui a far parte del comitato “Sì, educazione affettiva nelle scuole” anche Marina Zela, Eliodoro Belmare, Giovanna Cremona, Alessandra Feola, Giampiero Guidotti, Cristiano Ceriello, Stefano Ladarola, Elona Nderjaku, Andrea Vania, Polidoro Zeray Jordanos e Lucia Fusco. L’iniziativa, pubblicata ufficialmente sulla pagina dedicata, del ministero della Giustizia ha convinto molte persone visto che in quattro giorni sono state raccolte più di 50mila firme. L’obiettivo è arrivare – come previsto dalla Legge – a 500 mila adesioni.
Un traguardo non facile ma che il Comitato punta a raggiungere grazie anche al sostegno dei partiti del campo largo a cui hanno rivolto un appello via social: “Ci rivolgiamo a chi si candida a guidare il nostro futuro politico per chiedere impegni concreti. Un programma elettorale davvero lungimirante richiede oggi un cambio di passo decisivo, andando oltre i pur importanti progressi già ottenuti per i diritti e la parità. Di fronte alle tragedie, la solidarietà da sola non è più sufficiente: l’educazione sessuo-affettiva è lo strumento cardine per rendere gli interventi strutturali e realmente efficaci. Per combattere concretamente discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, bullismo e femminicidi, serve una risposta di sistema. Chi si propone per rappresentarci non può tralasciare questo pilastro, ma deve posizionarlo prioritariamente in agenda”. Sulla questione nei mesi scorsi si è aperto un gran dibattito: molti, tra cui Cittadinanzattiva hanno parlato di un “passo indietro” mentre il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha più volte ribadito che in questo modo si “tutelano i bambini dalla confusione gender”.
Marrazzo e gli altri hanno realizzato un sito, un profilo Facebook dedicato alla campagna, un video di spiegazioni per aderire al Referendum: “L’attuale legislazione – sottolineano i promotori – ostacola significativamente la didattica in questo ambito: vieta di trattare temi legati alla sessualità nelle scuole dell’infanzia e primarie; impone agli istituti di richiedere autorizzazioni scritte alle famiglie con sette giorni di preavviso per ogni attività e obbliga i docenti ad allontanare dall’aula gli studenti sprovvisti di tale permesso. Eliminando queste norme, l’educazione sessuale e affettiva tornerà a essere un’attività scolastica inclusiva, equiparata alle altre scelte extracurriculari approvate da genitori, docenti e studenti tramite i Piani triennali dell’Offerta Formativa (Ptof). Per il Comitato è importante che scuole, docenti e famiglie possano integrare stabilmente questi temi nei percorsi formativi, liberandosi da vincoli burocratici eccessivi e garantendo una continuità pedagogica.