Storie da un tempo in cui si era ancora irraggiungibili

di Piero Di Domenico

Una delle esposizioni è dedicata alla telefonia pubblica. Proposti anche alcuni modelli storici di cabine

La prima cabina telefonica era spuntata a Milano nel 1952 in piazza San Babila. Le ultime, soppiantate da smartphone e telefonia mobile, sono state smantellate da ormai tre anni. Mentre nel Regno Unito le tipiche cabine rosse sono state riconvertite in spazi dedicati alla creatività, in Italia si possono ritrovare in esposizioni come «Pronto chi parla? L’evoluzione della telefonia pubblica italiana», inserita (una delle diverse collaterali) nell’edizione di Mercanteinfiera dal 3 all’11 ottobre a Fiere di Parma.

Cabine che ci ricordano il tempo in cui non si era sempre raggiungibili, provenienti dal Museo della telefonia pubblica, l’unico in Europa nel suo genere, assemblato in una casa colonica di una frazione di Parma da Leonmario Moretti nell’arco di 24 anni.

Una passione nata da bambino, vedendo il telefono nero da tavolo negli episodi della serie su Hercule Poirot. Proseguita poi in età adulta sia da collezionista che come professione, occupandosi della gestione della rete di telefonia pubblica italiana, passata nel tempo dai telefoni a gettone, a moneta e con le schede dedicate fino alla carta di credito. In mostra, racconta Moretti, «due cabine classiche, una rossa e una gialla. Poi due macchine aziendali della Sip, una 500 Giardiniera e una Panda, una vetrina con chicche come l’elenco telefonico generale d’Italia fatto da Mussolini nel 1941, il primo telefono pubblico americano del 1904 e gadget un po’ particolari. Dentro la cabina gialla un manichino con la divisa originale da tecnico della manutenzione dell’epoca».

Moretti confessa di avere uno smartphone ma di soffrire di astinenza, così la definisce, da telefonia pubblica: «Il telefono fisso aveva molto più valore: le chiamate erano centellinate, più sintetiche, più vere, sentite, e legate a questioni rilevanti. Non ci si scriveva ogni due minuti, non ci si doveva sentire in modo incessante, continuamente, per tutto il giorno».

A differenza della telefonia mobile, la cabina era un luogo in grado di regalare un minimo di intimità, anche quando magari si formava una fila di persone che dovevano fare anche loro una chiamata: «La rimozione totale delle cabine non è stata una decisione dettata da una loro sopravvenuta inutilità. Io controllavo il movimento e molte cabine hanno continuato a lavorare davvero tanto. Era un servizio pubblico che avrebbe dovuto essere lasciato, anche se magari in modo ridotto. In Inghilterra c’è un’azienda specializzata nel recupero delle cabine telefoniche perché lì le restaurano e poi non le hanno mai tolte».

LA SCHEDA

La prima cabina telefonica pubblica in Italia è stata installata il 10 febbraio 1952 a Milano, nella centralissima piazza San Babila. L’iniziativa si deve alla concessionaria Stipel, il gestore telefonico dell’epoca


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29 settembre 2026 (modifica il 29 settembre 2026 | 07:57)

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