Svolta sull’energia green, sette mega impianti al Sud per sostenere l’industria

L’approvazione da parte del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica segna una svolta cruciale per la realizzazione di nuovi impianti rinnovabili nei territori idonei. Un’iniezione di risorse fondamentale per accelerare il raggiungimento dei target del Pnrr e garantire l’autonomia energetica del Paese. Con il sostanziale ok delle autorizzazioni Via/Vas l’intero territorio nazionale potrà fruire di 18 nuovi impianti per una potenza complessiva di circa 800 megawatt. Le autorizzazioni infatti si riferiscono alle aree idonee - sette al Sud - a ospitare siti in grado di generare potenza con il fotovoltaico superiore a 30 Mw.

La traiettoria della transizione ecologica italiana si arricchisce dunque di un tassello strategico dal peso economico e politico determinante sbloccando un iter autorizzativo rimasto nei fatti al palo fino al 2020 per poi avanzare nel lasso di tempo tra il 2021 e agosto 2026. Con l’approvazione di una dote di progetti da 1 miliardo di euro destinata al potenziamento delle fonti energetiche rinnovabili nelle cosiddette aree idonee, il Mase traccia di fatto un solco decisivo nella mappa energetica del Paese. Il tema era per altro già stato annunciato lo scorso 17 agosto dal ministro Gilberto Pichetto Fratin proprio in un’intervista al Mattino.

GLI EFFETTI

La misura risponde all’esigenza di coniugare le impellenze della decarbonizzazione con la razionalizzazione del territorio. Dopo mesi di accesi dibattiti tra governo centrale e amministrazioni locali sull’individuazione dei siti destinati agli impianti eolici e fotovoltaici, il provvedimento mira a trasformare le aree classificate come idonee in veri e propri volani finanziari e industriali. Al centro dell’intervento ministeriale c’è l’accelerazione dei processi autorizzativi e la cantierabilità immediata degli interventi. Il miliardo approvato andrà a finanziare progetti di produzione da fonti pulite, infrastrutture di connessione e sistemi di stoccaggio dell’energia. L’obiettivo è chiaro: indirizzare i capitali – sia pubblici sia privati – verso porzioni di territorio geograficamente ed ecologicamente predisposte ad accogliere infrastrutture ad alto impatto energetico, limitando l’occupazione di suolo agricolo di pregio e riducendo al minimo il contenzioso con le Soprintendenze e gli enti locali.

LE AREE

Tra i requisiti premiati nei progetti selezionati dal Mase figurano efficienza di conversione (pale eoliche di nuova generazione); integrazione di rete (sviluppo di sistemi di accumulo capaci di stabilizzare la rete nei momenti di picco di produzione); riqualificazione industriale (riutilizzo di aree produttive dismesse, ex miniere e zone degradate, secondo i principi della rigenerazione territoriale e del consumo di suolo quasi pari a zero). In Campania il sito individuato si trova in Irpinia (Ariano Irpino) per una potenza superiore a 40 Mw; gli altri insediamenti al Sud sono in Puglia e in Sicilia mentre il progetto più ampio - secondo anticipazioni del Sole24ore - sarà realizzato a Ferrara.

I TARGET E IL PNRR

Il contesto in cui si inserisce questo pacchetto finanziario è quello, quantomai pressante, degli impegni stabiliti in sede europea e ripresi nel Pnrr. L’Italia si è impegnata a installare decine di gigawatt di nuova potenza rinnovabile entro il 2030 per centrare la neutralità climatica. In tale ottica, sbloccare un miliardo di euro su progetti incardinati in aree idonee rappresenta sia una garanzia per gli investitori internazionali – spaventati negli ultimi anni dalla burocrazia e dalle incertezze normative – sia una tutela per i territori. La definizione delle «zone privilegiate» consente infatti un iter autorizzativo semplificato, accorciando drasticamente i tempi tra la presentazione dell’istanza e la messa in esercizio degli impianti. I vertici delle associazioni di settore e gli operatori energetici accolgono il via libera ministeriale come «un segnale di maturità istituzionale». La chiave di volta della transizione energetica italiana non risiede unicamente nella disponibilità economica, ma nella capacità di mettere a terra le risorse con tempi certi e governance trasparente. Se il miliardo del Mase riuscirà a fungere da moltiplicatore per il capitale privato, l’Italia non solo compirà un passo avanti decisivo nella riduzione della dipendenza dalle fonti fossili esterne, ma potrà anche consolidare una filiera industriale nazionale nel comparto della green economy, strategica per i decenni a venire.