Tecnologie “no dig” a Napoli, il futuro dei cantieri passa (anche) dalle infrastrutture interrate

Napoli, 16 luglio 2026 – Il futuro delle città passa anche sotto la superficie. Reti idriche, gasdotti, cavi elettrici, fibra ottica e sistemi di telecomunicazione formano una infrastruttura estesa e strategica, indispensabile per il funzionamento dei centri urbani, ma ancora oggi conosciuta e censita solo parzialmente. È da questa consapevolezza che parte il confronto sulle nuove tecnologie per la realizzazione delle infrastrutture interrate a basso impatto ambientale e sulle norme tecniche UNI dedicate alla loro progettazione ed esecuzione. "Il sottosuolo è la più grande infrastruttura delle nostre città, ma anche la meno conosciuta. Conoscerlo significa progettare meglio, costruire meglio e ridurre tempi, costi e contenziosi", sottolinea il presidente dell’Acen, Antonio Savarese.

Sensoristica, strumenti avanzati di rilievo e sistemi di manutenzione predittiva potrebbero inoltre consentire una gestione dinamica della città, collegando ciò che avviene sopra e sotto il livello stradale. Un passaggio decisivo per prevenire guasti, programmare gli investimenti e migliorare la qualità dei servizi.

La tappa di Napoli

Un tema particolarmente rilevante per una città come Napoli, caratterizzata da un tessuto urbano complesso, dalla presenza di un centro storico delicato e da una fitta sovrapposizione di reti e sottoservizi e che è stato al centro della tappa a Napoli del tour per 'Cantieri più sicuri e tecnologie no dig'. Per decenni, infatti, gli interventi sono stati realizzati prevalentemente attraverso scavi tradizionali a cielo aperto, con conseguenze sulla viabilità, sulle attività commerciali, sui tempi dei cantieri e sulla qualità della vita dei residenti. A cambiare lo scenario sono le tecnologie cosiddette “no-dig”, che consentono di installare, sostituire o risanare le infrastrutture interrate limitando il ricorso alle trincee.

Tra le soluzioni disponibili ci sono la trivellazione orizzontale controllata e la posa a spinta, sistemi che permettono di attraversare strade e aree urbane riducendo al minimo le demolizioni e i successivi interventi di ripristino. "Le tecnologie no-dig non sono soltanto un’innovazione tecnica: rappresentano un nuovo modo di realizzare le infrastrutture, con cantieri più rapidi, più sicuri e meno impattanti per cittadini e imprese", spiega il vicepresidente dell’Acen, Lorenzo Sava.

I vantaggi per i cittadini

I vantaggi riguardano innanzitutto la riduzione dei disagi. Cantieri più circoscritti significano meno interruzioni della circolazione, meno rumore, meno polveri e un impatto più contenuto sulle attività economiche. Ma i benefici si estendono anche ai costi e ai tempi di realizzazione: la riduzione degli scavi, dei materiali movimentati e delle opere di ripristino può rendere gli interventi più rapidi ed efficienti, con effetti positivi sia per le imprese sia per le stazioni appaltanti.

 C’è poi il tema della sostenibilità ambientale. Le tecnologie senza scavo riducono il movimento terra, il numero dei mezzi impiegati e il consumo dei materiali necessari per ricostruire strade e marciapiedi. Una modalità operativa coerente con gli obiettivi della transizione ecologica e con la necessità di rendere più sostenibile l’intero comparto delle costruzioni. Anche sul fronte della sicurezza, la minore esposizione dei lavoratori agli scavi profondi consente di limitare alcuni dei rischi tradizionalmente legati a questo tipo di cantieri.

La svolta

La vera svolta, tuttavia, passa dalla conoscenza delle reti già presenti. Il sottosuolo italiano è spesso caratterizzato da infrastrutture sovrapposte, documentazioni incomplete e informazioni distribuite tra diversi gestori. Una frammentazione che può provocare interferenze non previste, rallentamenti, varianti progettuali e contenziosi. In questo quadro si inserisce la norma UNI 11990-1, che definisce un riferimento tecnico condiviso per la localizzazione e la mappatura delle infrastrutture interrate. Una ricognizione affidabile delle reti consente di progettare gli interventi con maggiore precisione, di coordinare le attività dei diversi gestori e di evitare che la stessa strada venga aperta più volte per lavori separati.