Prima di arrivare al mare, bisogna affrontare la Pontina. E i romani, pur di andare a Terracina, lo fanno. Quest’estate la percorrono per salire su un catamarano, mangiare il pescato locale, fare snorkeling nelle grotte del Circeo e ballare in mezzo al mare. «Tanti nostri clienti ci dicono: “Il tempo che devo impiegare per uscire, andare a fare la spesa e tornare a casa è lo stesso che ci impiego per venire qui”. Quindi scelgono di venire da noi perché almeno si godono una giornata in barca». A raccontarlo è Deborah Salvatori di Euphoria Catamarano Events, che dal 2023 si occupa di organizzare giornate di questo tipo al largo del litorale pontino.
Ogni estate sono circa 1. 700 le persone che scelgono il suo catamarano e più della metà arriva da Roma: si parte da Porto Badino, si naviga lungo la costa, si esplorano le grotte del Circeo e si trascorre la giornata tra musica, pranzo e bagni. L’imbarcazione può ospitare fino a 40 persone e l’idea è quella di mettere insieme gruppi diversi: «La nostra è un’esperienza di condivisione: salgono più gruppi insieme che, quando scendono a fine giornata, si scambiano i numeri di telefono perché sono diventati amici. Qualche giorno fa abbiamo avuto un gruppo che festeggiava l’addio al nubilato e un altro che faceva quello al celibato e quindi hanno fatto festa insieme». Il pranzo è preparato con il pescato locale, mentre lo snorkeling resta il cuore dell’attività. Euphoria nasce infatti come associazione sportiva per accompagnare le persone alla scoperta delle grotte del Circeo. Poi sono arrivati musica e intrattenimento, fino alla serata con il sax. Anche a Ferragosto, racconta Deborah, sono tutti romani quelli che hanno scelto di trascorrere la giornata in barca: «Ci trovano sui social e poi prenotano, quello che attira è il pranzo a bordo perché è effettivamente una giornata diversa dal solito e questo mare ti ruba il cuore».
I VICOLI
E dall’acqua ai vicoli il passo è breve. Nel centro storico alto di Terracina, la Pro Loco ha inventato un altro modo per convincere i visitatori a fermarsi qualche ora in più: mangiare. «Sorsi e Morsi lo abbiamo pensato l’anno scorso per rianimare il cuore della città, che era un po’ quello che tutte le attività locali ci chiedevano». Simone Olleia, 42 anni, presidente della realtà di promozione locale di Terracina, racconta così la nascita della degustazione itinerante che porta i visitatori nei ristoranti e nelle attività della cittadina pontina. Non una semplice sagra, ma un percorso costruito insieme ai locali, con intrattenimento e laboratori. E ogni edizione ha avuto un prodotto locale protagonista: ad aprile la fragola favetta di Terracina, a giugno la mozzarella di bufala, a luglio alici locali e salsiccia terracinese.
I ristoranti preparano i piatti, la cantina del territorio studia gli abbinamenti e il visitatore cammina da una tappa all’altra. La formula funziona soprattutto con i turisti che arrivano dalla Capitale: «Dopo i nostri concittadini, la seconda città in cui vendiamo più biglietti è proprio Roma, con una presenza di circa il 25%». Anche la scelta delle date, secondo Olleia, aiuta: «L’edizione di giugno è stata organizzata nel weekend di San Pietro e Paolo, festa molto sentita a Roma, e questo ci ha consentito di avere tante persone che venivano dalla Capitale». La stagione si chiuderà l’11 settembre con due menu dedicati al Moscato di Terracina, altro prodotto identitario della città: «Il turismo oramai sta diventando sempre più esperienziale quindi anche conoscere la cucina locale è parte di questa richiesta che con questa iniziativa cerchiamo di soddisfare» spiega il presidente.
L’AGRO PONTINO
Ma a Terracina non si arriva soltanto dalla strada: c’è un’altra acqua, più lenta e silenziosa, che attraversa l’Agro Pontino prima di arrivare verso la città. È quella del fiume Cavata, dove dal 2016 il progetto de “La Filibusta Pontina” organizza escursioni in kayak. Per circa tre ore si segue la corrente, lasciandosi alle spalle il rumore delle strade e attraversando un paesaggio fatto di campi coltivati, filari di alberi e scorci della provincia agricola. È una visione diversa della città pontina, non quella delle spiagge affollate e dei lettini: qui il tempo rallenta davvero. Il kayak diventa il modo per entrare nel paesaggio dell’Agro Pontino, guardandolo dall’acqua e non soltanto attraversandolo in automobile. Iniziative che per Simone Olleia raccontano una Terracina che sta attirando sempre più persone interessate allo sport e alla natura: «Chi ama la montagna può fare il Cammino dei Cippi, un percorso naturalistico che segue l’antico confine tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie. Oppure ci sono tantissime realtà che offrono corsi di sup e snorkeling». Ma prima dei catamarani, dei social e delle degustazioni itineranti, c’era una Terracina scelta per la sua semplicità. È qui che veniva con la sua famiglia l’ex presidente del Consiglio dei ministri, Aldo Moro. Una vacanza italiana, senza grandi viaggi all’estero, che il fondatore della Democrazia Cristiana amava trascorrere sul litorale pontino. Proprio a Terracina è stata scattata la storica immagine nell’estate del 1961: Moro sulla spiaggia, in completo e con la giacca indossata per difendere, anche sotto l’ombrellone, la dignità dell’incarico istituzionale. A Terracina sarebbe tornato molte altre volte. E proprio qui si lega uno degli episodi più delicati della sua storia personale. Nel fine settimana precedente al 16 marzo 1978, quando venne rapito dalle Brigate Rosse, Moro era tornato in città con la scorta. Aveva promesso al nipotino, di appena due anni, di fargli vedere il mare. Il “Presidente”, prima ancora di essere il protagonista della politica italiana, era anche un nonno che voleva mantenere una promessa. Sono passati quasi cinquant’anni e intorno a quel mare è cambiato tutto. O quasi. I romani continuano ad arrivare. Solo che adesso possono scegliere se passarci una giornata intera in catamarano, scendere nei vicoli per assaggiare la fragola favetta oppure percorrere un sentiero e seguire un pezzo di storia d’Italia.
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