Terremoti, un nuovo algoritmo individua il punto esatto dove colpiranno i più devastanti

Una nuova svolta nella sismologia cambia la prospettiva della prevenzione: se prevedere quando la terra tremerà rimane un enigma insoluto, gli scienziati hanno ora una mappa precisa per capire dove si scatenerà la violenza dei futuri mega-terremoti. La scoperta, pubblicata sulla rivista Geophysical Research Letters, porta la firma dei geofisici dell'Università della California, Riverside (UCR). Il modello si concentra sulle zone di subduzione, le regioni del pianeta dove una placca tettonica scivola al di sotto di un'altra. In questi giganti geologici nascono i terremoti più devastanti della Terra, con magnitudo superiori a 8.5, spesso capaci di generare tsunami distruttivi.

L'algoritmo

Attraverso un nuovo algoritmo che elabora i dati GPS sui minimi movimenti del suolo, i ricercatori sono riusciti a tracciare le asperità, ossia quelle sezioni della faglia che non scivolano ma rimangono incastrate. "I terremoti cercano sempre le prime pagine dei giornali quando avvengono, ma per anni, prima che ciò accada, la faglia accumula tensione in modo del tutto silenzioso" spiega Gareth Funning, coautore dello studio. "La svolta è che questa tensione ora può essere misurata", aggiunge.

Il test 

La prova del nove è arrivata nella penisola della Kamčatka, nell'estremo Est della Russia.

Analizzando una serie di dati preliminari, il team aveva individuato con chiarezza una sezione "bloccata" e ad alto rischio lungo la zona di subduzione. Quando successivamente un potente terremoto ha colpito la regione, la rottura è avvenuta esattamente nel punto indicato dai calcoli. "Avevamo un'idea precisa di dove la tensione si stesse accumulando, pur basandoci su un insieme di dati relativamente limitato", dichiara il geofisico Axel Periollat. "Vedere il nostro modello funzionare così bene sul campo ci ha confermato che questo approccio ha un potenziale enorme", aggiunge.

Prevenzione

Gli scienziati stanno già applicando questo strumento ad altre aree ad alto rischio sismico, come il Giappone, il Messico, la Nuova Zelanda, il Pacifico nord-occidentale e persino lungo la faglia di Hayward in California. Rimangono tuttavia alcune sfide operative, legate soprattutto al fatto che molte delle faglie più pericolose si trovano sul fondo degli oceani, dove i dati GPS tradizionali non arrivano. Per risolvere il problema, la ricerca si sta orientando verso l'uso di strumenti acustici sottomarini e dati da nuovi satelliti dedicati. "Possiamo identificare dove è probabile che si verifichino grandi terremoti, anche se non possiamo prevedere esattamente quando" ribadisce Periollat. "Con osservazioni migliori e un monitoraggio continuo, potremo capire molto di più sulle faglie più pericolose della Terra", aggiunge. Nonostante la precisione del nuovo algoritmo, gli studiosi ricordano che la tecnologia deve affiancare, e mai sostituire, i piani di preparazione civile. "La propria tranquillità non deve derivare dal credere che la scienza possa prevedere l'ora esatta di un terremoto", sottolinea Funning. "Specialmente per chi vive in zone ad alto rischio come la California del Sud, non si tratta di capire 'se' avverrà, ma 'quando'. E per questo non esiste alcun sostituto alla preparazione quotidiana", conclude.

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