
Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografiche. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente, sospirato, weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.
JUNGLE – “Sunshine”
[Caiola Records]
elettronica, indie-pop
I Jungle hanno consolidato il loro status di gruppo di spicco sulla scena mondiale con l’album del 2023 “Volcano” – un disco che è valso loro il primo BRIT Award e che includeva il singolo di successo mondiale “Back On 74″. Il trio – composto da J Lloyd, Tom McFarland e Lydia Kitto – torna con il suo attesissimo nuovo album “Sunshine”.
PHOEBE BRIDGERS – “Lost Weekend”
[Dead Oceans]
indie-rock
Il ritorno dell’unica e inimitabile Phoebe Bridgers. La cantautrice originaria di Pasadena, in California è amata in egual misura per la sua voce ingannevolmente delicata e per i suoi testi meticolosi e incisivi, i suoi album da solista “Stranger in the Alps” (2017) e “Punisher” (2020) sono stati accompagnati da numerose collaborazioni, tra cui il supergruppo boygenius, con cui Bridgers ha vinto tre Grammy per l’album “the record” del 2023. Le sue canzoni sono caratterizzate da un’intimità difficile da trovare nella musica contemporanea e oscillano tra il macro e il micro con una disinvoltura eguagliata solo dalla sua straordinaria e prodigiosa padronanza delle parole.
JAMES ELLIS FORD – “Lost In Another World”
[Domino]
alternative
“Lost In Another World” è il secondo album solista di James Ellis Ford, un lavoro unico e di grande impatto emotivo. Realizzato dall’inizio alla fine in poco più di due settimane all’inizio del 2025, mentre James era ricoverato in ospedale tra un ciclo e l’altro di chemioterapia, a seguito di una diagnosi di leucemia mieloide acuta (LMA), l’album racconta le esperienze vissute in prima linea contro la malattia: paura, amore, rassicurazione, noia, dolore, calma, incredulità e, infine, speranza. Questi racconti dall’occhio del ciclone hanno dato vita a un album davvero speciale.
LOUSE – “Buyer’s Remorse”
[Riot Season]
alternative
I Louse tornano con il loro secondo LP, “Buyer’s Remorse”: un tuffo grezzo ma ancora più incisivo nell’oscurità. Il gruppo ha ulteriormente potenziato il proprio modus operandi rituale, basato su riff martellanti e singoli, con chitarre ancora più taglienti come lame di rasoio, un basso slide alimentato a anfetamine, un sassofono strangolato e sinistri messaggi provenienti dal vuoto. “Buyer’s Remorse” include meditazioni indicibili su una litania senza pari di perdenti, tra cui: sicari/serial killer incapaci, l’ingenuità di chiedere il rimborso per un film snuff, inquietanti lezioni di fellatio, seppellirsi vivi per sfuggire alla legge (“non mi metterete mai in galera“) e divertirsi un mondo mentre si viene fatti a pezzi per diventare un pranzo.
THE CARP – “Tangled Up with the Two Tailed Rat”
[Total Punk]
garage punk
11 sfoghi incazzati sui droni che volano sopra le nostre teste, sui data center nei nostri cortili, sul costo insostenibile della vita e sui miliardari che rendono tutto questo possibile. I Carp sono qui per darvi gli ordini di marcia, quindi allacciatevi le Docs e preparatevi a un disco sarcastico e anthemico.
ICONA POP – “Ritual”
[Ultra Records]
elettronica
Sono tornate a casa in Svezia e ognuna di loro ha attraversato una crisi esistenziale. Ora le Icona Pop sono tornate con nuova musica. Caroline Hjelt e Aino Jawo descrivono le canzoni del prossimo album come un mix di ritmi da discoteca e un sound più pop. Hanno vissuto per molti anni in una casa condivisa a Los Angeles e, quando entrambe sono rimaste incinte, i loro figli sono nati a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro. Ora il duo è tornato in Svezia e ha attraversato un periodo di difficoltà personali, che hanno influito anche sulla collaborazione. «Abbiamo messo tutto in discussione! Col senno di poi, questo dimostra davvero quanto sia forte la nostra amicizia e l’amore per la band. Sarebbe stato molto più facile mollare, ma abbiamo portato a termine il lavoro e ne siamo uscite vincitrici», affermano in un comunicato stampa.
SPARKS – “Sparks Live On The Moon”
[Transgressive]
new-wave
Primo album live completo degli Sparks, i fratelli Ron e Russell Mael, registrato nel 2025. Dopo il tour mondiale dello scorso anno, gli Sparks sono stati invitati a esibirsi in uno spettacolo unico sulla Luna: la prima band della storia a farlo! Include un’introduzione e una conclusione di Cate Blanchett, che ha accompagnato la band nel loro viaggio lunare. “Sparks Live On The Moon” comprende un set completo dal vivo di venti brani che abbracciano i 54 anni di carriera della band, tra cui “This Town Ain’t Big Enough For Both Of Us”, “The Number One Song In Heaven”, “When Do I Get To Sing ‘My Way’”, “The Girl Is Crying In Her Latte” e brani tratti dal loro album più recente, “MAD!”
GHOSTLY KISSES – “Across The Pond”
[Baisers Fantomatique]
dream-pop, indie-pop
Dopo l’acclamato “Darkroom” del 2024, un album ispirato a lettere anonime inviate dai fan di tutto il mondo, i Ghostly Kisses spostano l’attenzione verso l’interno. Questa volta, le storie provengono dal profondo. In sostanza, “Across the Pond” è un album che parla di distanza. Non solo le distanze fisiche create dai viaggi e dalla geografia, ma anche i divari emotivi ed esistenziali che emergono nel corso della vita. Scritto nel corso di anni trascorsi in tour, viaggiando ed esibendosi in diversi continenti, il disco riflette sulla separazione in tutte le sue forme: dalle persone care, dalle versioni passate di noi stessi e dai futuri che un tempo immaginavamo. Dal punto di vista musicale, il duo continua a perfezionare il suono che è diventato il suo marchio di fabbrica. Melodie delicate si intrecciano con texture elettroniche sobrie, arrangiamenti cinematografici e testi poetici, creando un’atmosfera che appare al tempo stesso intima e vasta. Ogni brano si dispiega con una tranquilla eleganza, permettendo alle emozioni di risuonare a lungo anche dopo che la musica si è spenta.
LOWINSKY – “dal vivo in acustico”
[Tenderfoot Corps]
indie-rock
Immaginate una sera di febbraio al bar di un tennis club di provincia. Immaginate che in quel bar, apparentemente frequentato da sparuti avventori abituali in una sera tranquilla, e attraversato casualmente da sportivi diretti ai campi da gioco, si accendano all’improvviso delle lucine nella saletta attigua. E immaginate anche che in quella saletta fatta di vetrate, accogliente, si trovino un paio di manciate di persone, strette mentre il buio incalza tra i suoni e i bicchieri dell’aperitivo. Immaginate infine che in fondo a quella saletta si trovi una band indie rock di provincia con strumenti acustici, pronta a suonare. Ecco sembra un po’ l’inizio di un film, tutto questo è stato però veramente realizzato da Federico Inguscio, batterista della band, gestore del bar stesso, nonché principale animatore del FTS Studio di Almè, base logistica dei Lowinsky. Quattro canzoni di quella magica serata, registrate e mixate da Inguscio sono ora su questo EP.
RADIATOR HOSPITAL – “Distorting Time”
[Lame-O Records/Run For Cover Records]
alternative
Nel sesto LP dei Radiator Hospital, “Distorting Time”, Sam Cook-Parrott non gioca con la nostalgia; anzi, la evita attivamente. Nel corso di quindici anni, ha trasformato i RH da un progetto solista registrato in camera da letto a un quartetto rock ‘n’ roll a tutti gli effetti, sfiorando il successo mainstream e guadagnandosi al contempo la reputazione di vero outsider della scena DIY. L’uscita di “Can’t Make Any Promises” nel 2023 ha lasciato Sam a un bivio, ma era determinato a non perdere tempo a riflettere e a guardare invece solo a ciò che c’era oltre. Al tempo stesso delicatamente familiare ma sorprendentemente distintivo, l’album abbraccia i limiti della configurazione a 4 tracce traendo ispirazione da artisti come gli Young Marble Giants e i Tall Dwarfs. Dal punto di vista tematico, i brani approfondiscono la strana sensazione del tempo che scorre, soprattutto attraverso la prospettiva di un artista e del suo lavoro.
KELLY DOYLE – “Thieves”
[Strolling Bones]
jazz
“Thieves” è una testimonianza dei 30 anni di carriera musicale di Kelly Doyle, profondamente influenzata dal country, dal jazz e dall’exotica degli anni ’50. Caratterizzato da libertà e moderazione, l’artista mette in mostra la sua capacità di snodarsi, modulare, stuzzicare, sedurre, travolgere e lasciarsi andare all’interno dei confini di un unico brano. Composto per sassofono e chitarra, Thieves offre un gioco di timbri che conferisce delicatezza a melodie complesse, sostenute da un basso e una batteria incrollabili.
GRACE CUMMINGS – “Bloodhorse!”
[ATO REcords]
alternative
Grace Cummings, una delle artiste più acclamate d’Australia, esplora ansie, speranze e incubi nel suo nuovo album, “Bloodhorse!”, un lavoro molto intenso. Grazie alla collaborazione con il produttore Jonathan Wilson (Angel Olsen, Father John Misty), “Bloodhorse!” vede la Cummings passare con disinvoltura dal meraviglioso al grottesco e dal sacro al profano.
AA.VV. – “Sending Hearts To All My Dearies – A Tribute To The Smashing Pumpkins”
[Sumerian Records]
indie-rock
Più che un semplice album tributo, “Sending Hearts To All My Dearies” rappresenta un dialogo tra generazioni di artisti che hanno tratto ispirazione dalla scrittura musicale audace, dalla sperimentazione e dall’onestà emotiva degli Smashing Pumpkins, rendendo loro omaggio attraverso reinterpretazioni e nuove prospettive. L’album include cover di Tame Impala, The Midnight, Palace Royale e altri ancora.
OPEN MIKE EAGLE AND KENNY SEGAL – “Doomed!”
[Backwoodz Studioz / Rhymesayers]
hip hop
Primo album interamente collaborativo di Open Mike Eagle e Kenny Segal dopo quasi vent’anni di amicizia e collaborazioni occasionali, “Doomed!” segna il primo lavoro completo di uno degli autori più acuti del rap underground e di uno dei suoi produttori-collaboratori più affidabili. Un album di rottura dal concept sofisticato con un chiaro gancio commerciale che offre ai negozi una storia semplice e memorabile da vendere: un album di rottura per metà stravagante, concepito come una miniserie di commedia nera assurda su vinile.
STRANGE LOT – “Strange Lot”
[Greenway Records]
psych-rock
Gli Strange Lot, band di Austin, propongono un mix ipnotico di rock psichedelico e shoegaze nel loro album di debutto omonimo. Prodotto da Alex Maas (The Black Angels), mixato da Jim Eno (Spoon) e masterizzato da Howie Weinberg, la band ha recentemente concluso un tour negli Stati Uniti con i Melody’s Echo Chamber e ha condiviso il palco con The Jesus and Mary Chain, The Brian Jonestown Massacre, Kikagaku Moyo e The Black Angels. Provenienti dalla rinomata scena psichedelica di Austin, gli Strange Lot si stanno rapidamente affermando come una delle nuove band più interessanti della città.
THE WOMACK SISTERS – “The Womack Sisters”
[Daptone]
soul
Le Womack Sisters – Kucha, Zeimani e BG Womack – cantavano già prima ancora di imparare a camminare. Il loro album di debutto omonimo rappresenta il culmine musicale del lungo e tortuoso percorso intrapreso dalle sorelle alla ricerca di sé stesse. In una raccolta di brani intensamente soul che richiama l’epoca in cui la musica pop aveva sostanza, atmosfera e significato, ciascuna delle loro voci distintive ha i propri momenti sotto i riflettori. In quanto nipoti del leggendario Sam Cooke e di Bobby Womack, le sorelle provengono da una stirpe regale del soul che permea il loro essere musicale. “The Womack Sisters” è un album che guarda al futuro guardando al passato, rendendo omaggio al lignaggio della loro famiglia e creando al contempo un sound che è unicamente loro.
MASS OF THE FERMENTING DREGS – “Iwanou”
[Flake]
post-hardcore
L’album, autoprodotto, fa seguito a “Awakening:Sleeping” del 2022; in questi quattro anni la band è passata dall’essere un gruppo di culto underground a diventare una delle formazioni giapponesi più affidabili nelle tournée internazionali, con tour in Nord America, Europa e Asia. Secondo l’annuncio, i sei brani traggono ispirazione dalle esperienze raccolte in tour e dai cambiamenti avvenuti nella vita personale dei membri, unendo la delicatezza dei testi della band a un senso di slancio incrollabile. “Crediamo di aver realizzato un album che raggiungerà ogni angolo del mondo“, ha scritto la band sul proprio sito ufficiale.
LAURA VEIRS – “Temple Songs”
[Raven Marching Band]
folk
Laura Veirs torna con “Temple Songs”, il suo primo album dopo quattro anni — e il primo che ha scritto, registrato, arrangiato, prodotto e interpretato interamente da sola. «Non sapevo se avrei mai scritto di nuovo canzoni», racconta Veirs, che negli anni trascorsi ha costruito uno studio nel giardino di casa, si è sposata, ha unito le sue vita familiare a quella di un’altra famiglia con quattro adolescenti, ha approfondito la sua pratica artistica (la pittura) e ha ampliato la sua attività di insegnante di musica. «A quanto pare quel periodo è stato una fase di raccolta. Quando ho deciso di registrare l’album da sola, la musa mi ha colto di nuovo e tutto ha preso forma molto rapidamente».
REAL NUMBERS – “Was It Always This Way”
[Slumberland]
indie-pop
I Real Numbers di Minneapolis tornano con un nuovo album “Was It Always This Way”. Dieci brani pieni di aspettative ed esuberanza che mescolano speranza e disperazione, futuro e passato, il tutto accompagnato dai suoni dell’indiepop britannico tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90. Pur riprendendo decisamente da dove si era interrotto il loro EP del 2021 “Brighter Then”, questa volta l’accento è posto su chitarre stratificate, pensate per integrare i brani malinconici e nostalgici con uno splendore scintillante. “Was It Always This Way” perfeziona le già splendide canzoni dei Real Numbers, levigandone le melodie fino a creare un album di una perfezione da capogiro che richiama i predecessori degli anni ’90 come Field Mice e St Christopher, oltre ad altri artisti pop come Ducks Ltd, Chime School e The Umbrellas.
DEAD BEST – “God: Out of Order”
[Don Giovanni]
alternative
I Dead Best tornano con “God: Out of Order”, il loro terzo album e il più maturo finora. Più incisivo, più potente e più melodico che mai, il disco cattura l’assurdità, l’ansia e lo sbalzo emotivo della vita moderna attraverso brani che sono al tempo stesso rumorosi e innegabilmente orecchiabili. “God: Out of Order” vede i Dead Best al massimo della loro maturità artistica: trasformano il caos in ritornelli accattivanti, la frustrazione in umorismo e la confusione in qualcosa che vale la pena cantare a squarciagola.
NINA WINDER LIND – “Wild Love”
[Transgressive]
indie-folk
Conosciuta soprattutto come membro del travolgente quartetto The New Eves, il lavoro solista di Winder-Lind trasmette la stessa intensità grezza e lo stesso spirito liberatorio, rivelando al contempo un lato più intimo e profondamente personale del suo modo di scrivere canzoni. Pur essendo legato alla feroce energia collettiva dei The New Eves, “Wild Love” abita un proprio, distinto panorama emotivo. Attraverso undici brani, Winder-Lind riunisce il patrimonio delle sue esperienze e passioni e le riflette verso l’esterno, distillate con scintillante intensità. L’album delinea una visione liberatoria a cui lei rifiuta di rinunciare, radicata nell’onestà emotiva, nell’espressione estatica e in un’identità senza vincoli. L’esperienza femminile è un filo conduttore costante in tutto il disco, con brani che rendono omaggio sia alle “antenate” che alle ragazze in una società che ancora cerca di incasellare le donne in ruoli ristretti. Eppure “Wild Love” va oltre la semplice resistenza. Più di ogni altra cosa, l’album irradia un’energia animale sfrenata: un senso travolgente di vitalità, movimento e abbandono emotivo.
HOVVDY – “Big World”
[Arts and Craft]
alternative
“Big World” è all’altezza del suo nome. Arriva sulla scia dell’omonimo album del 2024 degli Hovvdy con un palpabile senso di espansione – brani che si espandono e riempiono ogni stanza in cui vengono riprodotti – pur rimanendo radicati nell’intimità intima e spontanea caratteristica del duo texano. È un’evoluzione che sottolinea come Charlie Martin e Will Taylor, ormai da oltre un decennio insieme, continuino a perfezionare un linguaggio comune senza perdere la sincerità che lo contraddistingue.
DENT MAY – “The Big One”
[Carpark]
alternative
Nella musica di Dent May c’è una malinconia estatica. Le canzoni di questo autore di bedroom pop sono al tempo stesso agrodolci ed esuberanti: ti spezzano il cuore, ma non puoi fare a meno di cantarle insieme a lui. Con sei album all’attivo, May ha costruito una discografia incredibilmente variegata che abbraccia 17 anni. Di solito ha lavorato da solo, creando perfetti gioielli pop sul suo laptop e suonando quasi tutti gli strumenti da solo. Ma quando ha iniziato i preparativi per il suo nuovo album, il collaudato processo creativo di May gli è sembrato improvvisamente stantio. “The Big One” unisce sia l’etica fai-da-te e un po’ improvvisata dell’Elephant 6 Collective e dei primi The Magnetic Fields, sia l’affinità che May ha sempre avuto per i grandi cantautori degli anni ’70 come Harry Nilsson e Paul McCartney. Le canzoni bilanciano una visione lucida del mondo con un cauto ottimismo, guardando alle esperienze quotidiane di delusione e crepacuore con la consapevolezza che il bene potrebbe ancora arrivare. Le cose potrebbero sembrare cupe, ci dice May, ma ciò non significa che non possiamo essere grati per il nostro breve tempo qui sul Pianeta Terra.
JOHANNA SAMUELS – “Sorry, Kid”
[Jealous Butcher]
alternative
A volte il titolo di un album arriva come una voce che attraversa il tempo. Per Johanna Samuels, “Sorry, Kid” è nato come un messaggio alla se stessa più giovane, in parte scusa e in parte riconoscimento. Riunendo brani scritti già nel 2007 insieme a lavori più recenti, l’album fa da ponte tra quasi due decenni di esperienze vissute. Il disco conserva le sfumature degli anni ’70 senza però appoggiarsi ad esse, attingendo a una tradizione di melodia e sobrietà pur rimanendo pienamente attuale. Si percepisce come un lavoro maturo, solido e silenziosamente potente, come qualcosa che finalmente si comprende senza bisogno di spiegazioni. Il risultato è intimo e pienamente realizzato: canzoni che erano nate come domande e che ora si trasformano in qualcosa di simile a una risoluzione.
L’ RAIN – “Fata Morgana”
[Mexican Summer]
alternative
Il quarto album caleidoscopico di L’Rain, “fata morgana”, è un confronto coraggioso con l’insicurezza e i miraggi di appartenenza e alienazione che plasmano l’esperienza vissuta da Taja Cheek nel momento contemporaneo. Visione scintillante di luce e suono, seducente, effimera, impossibile da racchiudere, “fata morgana” è una sintesi che sfida i generi, un mix di dancehall, meditazioni su nastro, slow jam, gospel e influenze metal distorte, in risposta alla domanda: come si fa a crescere in un mondo che non è fatto per permetterti di prosperare?
EVIL ISLAND – “Terraform the Afterlife”
[Blowed Out Records]
alternative
Gli Evil Island sono la nuova band composta da Johnny Whitney, Cody Votolato e Mark Gajadhar dei The Blood Brothers e Autry Fulbright II, proveniente da OFF! e …And You Will Know Us By the Trail of Dead. Whitney dice : “Abbiamo costruito un mondo musicale abbagliante, violento, gioioso, brutto, melodico, brutale e in qualche modo ancora coerente. Abbiamo messo ogni goccia di noi stessi in questo disco. Terraform the Afterlife è la cosa più gratificante dal punto di vista creativo a cui abbia mai partecipato, queste canzoni mi rimarranno impresse nella mente per sempre“.
ATTIC ABASEMENT – “Moonlight Passes On”
[Father/Daughter Records]
alternative
A dieci anni dall’ultimo disco, gli Attic Abasement tornano con il loro quarto album in studio. Il progetto discografico guidato dal cantautore Mike Rheinheimer e affiancato da una formazione a rotazione di musicisti locali, è sempre stato uno sfogo attraverso cui Rheinheimer ha elaborato i propri dubbi e la sua lieve ansia esistenziale. “Moonlight Passes On” è il frutto di anni di introspezione, un percorso di solitudine. «Avevo una manciata di canzoni accantonate da anni, ma l’ispirazione mi è venuta nel corso di alcune notti trascorse nel mio seminterrato all’inizio del 2023», spiega Rheinheimer. Ha suonato quasi tutti gli strumenti dell’album, assemblando le canzoni pezzo per pezzo in sessioni a strati con il produttore, ingegnere del suono e amico Ben Morey al Submarine Sound Studio di Rochester. In tutto l’album, i testi di Rheinheimer si presentano come piccole confessioni, quel tipo di autocoscienza che sembra sussurrata ma che arriva dritto al cuore. È uno stile a cui torna da anni: canzoni che sembrano nascere sul momento, come se le parole e le melodie sgorgassero spontaneamente mentre suona.
GETDOWN SERVICES – “Massive Champion”
[Breakfast Records]
alternative
Un’odissea di gioia anarchica, arguzia sediziosa ed energia sconfinata, l’album vede Josh Law e Ben Sadler addentrarsi ancora di più nel mondo singolare che hanno costruito nel corso degli anni, aprendo al contempo nuovi orizzonti emotivi e testuali. Scritto nei camerini, durante lunghi viaggi in auto e nelle pause tra tour incessanti, rappresenta la loro dichiarazione più audace e ampia fino ad oggi, un’ode all’infanzia, ai detriti della cultura britannica e alla poesia assurda della vita quotidiana, distillando tutto ciò che ha reso i Getdown Services una delle band più esaltanti e imprevedibili in circolazione. Nelle parole della band, l’album “parla dell’autocommiserazione e della consapevolezza che forse tutta quella storia della ‘guarigione del bambino interiore’ di cui si sente parlare non è poi del tutto una sciocchezza. Dal punto di vista musicale e testuale, penso che si tratti del nostro tentativo di mettere un po’ di ordine nella nostra vita“.
THE SCRIPT – “The User’s Guide to Being Human”
[BMG]
pop-rock
Il talento dei The Script nel comporre canzoni ricche di emozioni travolgenti e melodie sempre più coinvolgenti ha conquistato i fan di tutto il mondo, dando vita a successi come “Hall of Fame”, “The Man Who Can’t Be Moved” e “Breakeven”. Ora, con il loro ottavo album in studio, Danny O’Donoghue si riunisce ai suoi partner di scrittura Andrew Frampton e Steve Kipner, autori di grande successo con i quali lui e Mark Sheehan hanno scritto alcune delle canzoni più famose dei The Script. Il brano di punta “Man in the Arena” è un inno travolgente, accompagnato da ritmi di batteria marziali e coinvolgenti, che attinge alle loro esperienze e al successo globale degli ultimi due decenni. Come la loro appassionata e fedele base di fan sa fin troppo bene, i The Script possiedono anche quella cosa fondamentale: un legame autentico, emotivo, che arriva nel profondo dell’anima. Questa è l’idea animatrice e unificante al centro di “The User’s Guide to Being Human”, ciò che conta più di ogni altra cosa nella musica, nella vita, nei The Script. Perché, dopotutto, «dimmi che diavolo stiamo facendo se non siamo esseri umani che si comportano da esseri umani».
SWEEPING PROMISES – “You Say I Romanticize”
[Sub Pop]
punk
Il tema principale di “You Say I Romanticize” è suggerito dal titolo stesso. Ispirandosi a un verso cantato nella traccia di chiusura dell’album, “Write Lightly” — un racconto su come l’importanza dell’espressione personale nella scrittura venga spazzata via da preoccupazioni “professionali” — molti dei personaggi che la cantante e bassista Mondal ha dato vita in questo album sono emarginati, messi al bando dalla società e trasformati in fanatici di una miriade di cause specifiche. Il songwriting viscerale di “You Say I Romanticize” è accompagnato da un approccio musicale altrettanto viscerale. Gli Sweeping Promises hanno coinvolto il batterista dal vivo Spenser Gralla nelle sessioni di registrazione per conferire alle canzoni un’urgenza simile a quella dei loro concerti dal vivo. La frenesia dell’esecuzione si concretizza anche nelle interpretazioni vocali di Mondal. Accanto all’amore degli Sweeping Promises per la loro comunità artistica, esiste anche un lato oscuro. “You Say I Romanticize” riprende l’ethos sviluppato da Mondal e Schnug ed esplora gli aspetti ossessivi e fanatici dell’essere emarginati e isolati dalla società mainstream.
MARILYN MANSON – “One Assassination Under God – Chapter 2”
[Nuclear Blast]
metal
Ogni brano dell’album è stato scritto e coprodotto da Marilyn Manson e Tyler Bates. È il quarto album della band prodotto o coprodotto da Bates, dopo “The Pale Emperor” (2015), “Heaven Upside Down” (2017) e “One Assassination Under God – Chapter ” (2024). “Sono orgoglioso di presentarvi il secondo capitolo di One Assassination Under God. Questo completa la mia storia. Ho usato ogni pietra che mi è stata lanciata contro per affilare i miei spigoli. Ho superato il purgatorio e ho inciso queste canzoni nella pelle del mondo. Spero che, mentre le ascoltate, si formi una cicatrice che non potrete dimenticare“.
KIWI JR – “Blowin’ Up”
[Perennial / K Record]
indie-rock
«Blowin’ Up» analizza il tumulto dell’attualità e chiede «chi ha combinato questo gran casino?», prevedendo nella traccia omonima che «quando gli investigatori arriveranno lunedì mattina, sulla scena ci saranno le nostre impronte digitali». Una vera e propria «Kiwipedia» che rigurgita la dieta di informazioni esoteriche della band: nessuna parte della vita moderna viene tralasciata nel frullato di “Blowin’ Up”.
MIKE COOPER – “Stochastic Parrot”
[Room40]
sperimentale
In passato alcuni recensori e critici della mia serie di pubblicazioni di musica ambient, elettronica ed esotica hanno citato Jon Hassell e hanno persino suggerito che avremmo dovuto realizzare un album insieme. Ovviamente ciò non è mai accaduto e probabilmente non sarebbe mai successo. È vero che la sua musica ha influenzato in qualche modo la mia musica esotica, ma, ad essere sincero, all’inizio erano le copertine realizzate da Mati Klarwein a cui a volte mi rivolgevo in cerca di ispirazione. Mi ricordavano i luoghi in cui amavo trovarmi e il motivo per cui facevo musica. Erano luoghi inesistenti o immaginari che avrei potuto visitare nei sogni o di cui conservavo un vago ricordo, ispirati a luoghi reali. In questo processo si nota anche una forte influenza di King Tubby e Lee Scratch Perry, così come della poesia e dei romanzi di Nathaniel Mackey, a cui ho fatto spesso riferimento durante la fase di gestazione.
16 UNDERGROUND – “Without a Trace” EP
[Sunday Drive]
trip hop
I 16 Underground si sono formati all’inizio del 2022 spinti da uno spirito di sperimentazione. I quattro musicisti di Los Angeles, con background musicali diversi (ma che, in particolare, si avvicinano al territorio dell’hardcore e del punk), volevano spingersi oltre i propri limiti creativi esplorando suoni e trame non accessibili nei loro progetti precedenti: una nuova tavolozza sonora ispirata più al trip-hop vintage, alla musica ambient e al pop elettronico che agli stili basati sulla chitarra con cui avevano mosso i primi passi. Il secondo lavoro della band si orienta verso un suono che risuona ancora nel panorama dreampop odierno, riflettendo al contempo le influenze radiofoniche retrò a cui il gruppo rende omaggio. I sintetizzatori turbinano in stereo mentre i backbeat lo-fi del trip-hop si susseguono. Le tastiere strizzano l’occhio a tratti al jazz da lounge; le chitarre all’emo e allo shoegaze. Le frequenze subsoniche del basso pulsano; artefatti digitali e campionamenti emettono segnali e sussurri. In mezzo a tutto ciò, la voce eterea e melodica culla l’ascoltatore in uno stato di beatitudine agrodolce.
CRAWLERS – “Turn Off The TV” EP
[Nettwerk]
indie-rock
Il primo assaggio dell’EP è stato dato dal brano di apertura “AFRAID TO DIE”, uno sfogo catartico sostenuto da chitarre penetranti e una batteria martellante. Parlando del brano, la cantante Holly Minto ha dichiarato: “Stavo vivendo in modo estremamente sconsiderato perché mi sembrava che non mi importasse più nulla. Mi ero abituata così tanto a questa sensazione di dolore e sofferenza, ma poi una mattina sono andata a fare una bella corsa, poi Amy mi ha mostrato come preparare un porridge davvero buonissimo, e infine Liv mi ha chiesto se più tardi saremmo andate a bere qualcosa. Mi sono resa conto che odierei morire perché ciò significherebbe non poter più vivere momenti come questi. È stato bello iniziare l’EP cambiando idea.”