Apre domani alle 18 al Centro Brera di Milano, in via Marco Formentini 10, una mostra dedicata ai cent’anni di Critica Sociale, la rivista fondata da Filippo Turati nel 1891, a lungo diretta da Carlo Tognoli, sindaco socialista di Milano dal 1976 al 1986, scomparso cinque anni fa. Tognoli aveva organizzato una grande esposizione dedicata alla rivista storica del socialismo italiano nel 1991. Da allora, dopo la grande tempesta giudiziaria, quel materiale che racconta un secolo di sinistra milanese e italiana è rimasto in archivio. Rivede ora la luce al Centro Brera, dove resterà visitabile fino al 24 settembre. L’evento si chiuderà idealmente con una tavola rotonda alla quale parteciperanno Ugo Finetti, scrittore ed ex capogruppo socialista in Comune, Walter Marossi, editore e storico, Pierfrancesco Majorino, consigliere regionale dem, Emmanuel Conte, assessore comunale a Milano, Stefano Carluccio, direttore di Critica Sociale, Guido Bandera, vicedirettore del Giorno. Presenti Bobo Craxi, ex sottosegretario agli Esteri, e la moglie di Tognoli, Dorina.
Milano – «Buonasera, sono Carlo Tognoli e credo mi abbiano appena eletto sindaco». L’uomo si era presentato così ai Vigili Urbani che presidiavano l’accesso all’aula consiliare di Palazzo Marino. Sorridente, carta d’identità in mano e accento milanese. Nessun trucco. Il documento confermava nome e cognome, specificava l’età (qualche anno in più del suo omonimo) e la professione: artigiano. Era la sera del 12 maggio 1976 ed effettivamente in quell’aula Carlo Tognoli era appena stato eletto sindaco. Ma non era certo lui che i consiglieri avevano votato. Un attimo di perplessità, una breve attesa e poi l’incontro in sala Alessi con l’altro Tognoli, quello giusto: comprensibile meraviglia, molta simpatia, sorrisi, strette di mano e la sistemazione fra il pubblico, alle spalle della tribuna stampa, per seguire l’ultima parte della seduta.

Tognoli e Bettino Craxi
La votazione
La votazione si era conclusa da poco: un solo astenuto (per tradizione il candidato non votava se stesso), 44 sì, 8 no (Liberali e Missini) e 25 schede bianche dell’opposizione (Dc, Psdi e Pri) in segno di stima personale. Tognoli subentrava così ad Aldo Aniasi, che si era dimesso perché candidato alla Camera. Breve spiegazione per i più giovani: allora il sindaco non veniva eletto direttamente, ma dal Consiglio comunale, sulla base degli accordi politici raggiunti dai partiti. E dunque Tognoli ereditava la guida della Giunta Rossa “inventata” l’anno prima dai vertici milanesi di Psi e Pci: Craxi, Aniasi, Martelli e dal comunista Elio Quercioli (contro le direttive romane del partito, che puntava al compromesso storico). A sostenerla erano anche Democrazia proletaria, il gruppo di ex socialdemocratici guidati da Paolo Pillitteri e due consiglieri fuoriusciti dalla Dc.

Tognoli e Giorgio Strehler
Un’elezione non scontata
Un trionfo, certo, ma per un’elezione niente affatto scontata. Anzi, frutto di un vero colpo di scena consumatosi nella notte del 7 maggio, quando la Direzione cittadina del Psi aveva designato Tognoli per la carica di primo cittadino. Fino ad allora i nomi circolati erano altri. Decisamente in testa quello di Umberto Dragone, che il totosindaco dava per sicuro erede di Aniasi. Leader della sinistra socialista, Dragone era quanto di più lontano da Tognoli si potesse immaginare. Di estrazione radicale, era in Consiglio comunale dal 1960. Già capogruppo del Psi, era il “braccio” milanese di Riccardo Lombardi. Grande esperto di urbanistica e di decentramento, aveva teorizzato la nascita dei Consigli di Zona e supportato le lotte per la casa. Alto, una barba tenuta accuratamente cortissima, un carattere spigoloso (ma anche Tognoli quando si arrabbiava non era certo uno zuccherino), in Consiglio comunale contendeva il titolo di “più bello del reame” a Claudio Martelli. Nome prestigioso, dunque, ma evidentemente troppo “sinistro” per ottenere la benedizione di Craxi.
Milanese, 38 anni, perito chimico
Invece ecco Carlo Tognoli, da sempre nenniano, approdato al Psi nel 1957 dopo i fatti di Un gheria. Milanese, 38 anni non ancora compiuti (il più giovane sindaco di sempre), aveva perso il padre nella Campagna di Russia. Perito chimico, solida esperienza amministrativa (già tre assessorati alle spalle), “Tognolino” nutriva una passione politica e umana per il socialismo riformista (aveva chiamato i figli Filippo e Anna, come Turati e la Kuliscioff). Vicinissimo a Craxi, era la punta di diamante dell’ala autonomista del partito: autonomia, indipendenza, non anti-comunismo. Come dimostrerà guidando la Giunta in piena collaborazione con il Pci. In sintesi, una poltrona per tre: un Dragone e due Tognoli, ma uno solo quello giusto.