Tra crisi mondiale e clima folle: "Oltre seimila litri di gasolio, aziende agricole in ginocchio"

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É il carburante che serve ad un’azienda di 100 ettari per muovere i trattori ed irrigare. Guidi (Confagricoltura): "Spese molto elevate". Cavalcoli: "Risorse stanziate. Ora fare presto".

É il carburante che serve ad un’azienda di 100 ettari per muovere i trattori ed irrigare. Guidi (Confagricoltura): "Spese molto elevate". Cavalcoli: "Risorse stanziate. Ora fare presto".

É il carburante che serve ad un’azienda di 100 ettari per muovere i trattori ed irrigare. Guidi (Confagricoltura): "Spese molto elevate". Cavalcoli: "Risorse stanziate. Ora fare presto".

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In un’estate dagli sbalzi estremi, combattuta tra i 40 gradi della siccità e nubifragi che nell’arco di una manciata di minuti o poco più spazzano via una terra, ci sono loro. Gli agricoltori che mentre fanno ancora i conti dei danni provocati dalle temperature africane stanno cercando di stimare quello che resta del loro lavoro, un anno sott’acqua. Un’azienda cerealicola di circa 100 ettari brucia nell’arco della stagione oltre 6.000 litri di gasolio, una mazzata che grazie alla crisi internazionale si è aggravata. A pesare sono le operazioni per curare le colture, i trattori che vanno avanti e indietro e soprattutto l’irrigazione, indispensabile per difendere rese e qualità in una fase climatica sempre più complessa. Basta guardare alla fine che ha fatto il mais, foglie accartocciate, il gambo ormai uno stelo.

"L’agricoltura è tra i settori più esposti alle conseguenze delle crisi geopolitiche internazionali, pur non avendo alcuna possibilità di trasferire integralmente i maggiori costi sui prezzi di vendita – sottolinea Claudia Guidi, presidente di Confagricoltura Ferrara –. Le aziende stanno sostenendo spese molto elevate per garantire le produzioni, mentre il prezzo del gasolio agricolo resta superiore di circa 10-12 centesimi al litro rispetto allo stesso periodo dello scorso anno". Le nuove tensioni nello Stretto di Hormuz riaccendono l’allarme sul costo dell’energia e dei carburanti. Da questo passaggio strategico transita una quota rilevante dei flussi petroliferi mondiali e ogni nuova limitazione alla navigazione si traduce rapidamente in instabilità sui mercati. Per le imprese agricole significa affrontare costi di produzione sempre più imprevedibili proprio nel pieno delle lavorazioni estive e della stagione irrigua. Oltre 6.000 litri di gasolio, tanti, tantissimi. Ma se non butti acqua in quella tavola della pianura che sembra sempre di più un deserto avanti non vai. In questo quadro sono importanti i crediti d’imposta confermati con la conversione del decreto-legge numero 63 del 30 aprile 2026 nella legge 25 giugno 2026, numero 113. La misura riconosce alle imprese agricole un credito fino al 20% della spesa sostenuta, al netto dell’Iva, per gasolio e benzina utilizzati nei mezzi agricoli e per il riscaldamento delle serre destinate alle colture orticole. Restano escluse le attività agromeccaniche. "Il 20% rappresenta però la soglia massima teorica – precisa Paolo Cavalcoli, direttore di Confagricoltura Ferrara – perché l’importo effettivo dipenderà dal numero delle domande e dal limite complessivo di spesa. Per gli acquisti effettuati tra marzo e maggio sono disponibili 90 milioni di euro". Il nodo resta l’attuazione, tradotto fare presto, lo chiede un settore, un mondo. Mancano ancora i decreti che dovranno definire modalità di richiesta, documentazione necessaria e procedure per l’utilizzo dei crediti. Nel frattempo, il termine per la compensazione è rimasto fissato al 31 dicembre 2026, riducendo progressivamente il tempo a disposizione delle imprese. "Le risorse sono state stanziate e il quadro normativo è definito: ora servono rapidamente i provvedimenti attuativi – prosegue la presidente Guidi –. Ogni ulteriore ritardo rischia di svuotare la misura della sua efficacia, privando le aziende della liquidità necessaria proprio quando sostengono le spese maggiori. Se le procedure arrivano tardi, è doveroso prorogare il termine per l’utilizzo dei crediti oltre il 31 dicembre".

Confagricoltura Ferrara chiede quindi tempi certi e strumenti realmente accessibili, l’unico modo per andare oltre quella che ormai è una crisi strutturale, come è la norma il clima rovente nella pianura padana con queste temperature così estreme. "Le imprese agricole continuano a produrre cibo, occupazione e valore per il territorio, affrontando rischi climatici, volatilità dei mercati e rincari energetici – conclude Guidi –. Considerare l’agricoltura un settore primario significa sostenerla non solo nelle dichiarazioni, ma con decisioni rapide, concrete e compatibili con le esigenze reali delle aziende".

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