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- Tram in via Corticella: "Negozi senza luce per un cavo tranciato. Pronti a fare causa"
Un anno fa commercianti e residenti rimasero al buio per 17 ore. Dopo un rimpallo fra le due ditte coinvolte negli appalti e il Comune,. le attività andranno in tribunale: "Danni ingenti, ma nessuno paga".

Un anno fa commercianti e residenti rimasero al buio per 17 ore. Dopo un rimpallo fra le due ditte coinvolte negli appalti e il Comune,. le attività andranno in tribunale: "Danni ingenti, ma nessuno paga".

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di Federica Gieri SamoggiaL’odissea ha un inizio, una fine e, come è logico, una causa. L’inizio è fissato per le ore 11 del 12 giugno 2025. La fine, prossima, nelle aule di tribunale. La causa: un importante cavo elettrico tranciato da un escavatore durante i lavori per i sottoservizi connessi alla linea Verde del tram in via Corticella e le conseguenti 17 ore filate senza luce. "Non abbiamo scelta, purtroppo", ammette allargando le braccia Marinella Degliesposti con un negozio di alimentari in via Corticella 62 e portavoce dei commercianti vicini di casa danneggiati. Per la cronaca, dell’intera vicissitudine è al corrente il Comune, sempre messo in copia tra i vari protagonisti: Cmb, che ha l’appalto del tram; Italposa, con il subappalto (escavatorista), e il legale delle attività. Interpellato dal Carlino, il Comune per ora non interviene.
Il D-Day: le 11 del 12 giugno 2025, quando un escavatorista di Italposa trancia un super cavo di corrente. Dodici condomini e 10 attività commerciali (dalla farmacia al macellaio, passando per parrucchiere, gastronomia, tabaccaio), dai civici 56 al 68 di via Corticella più una parte di via Spada, restano al buio. Alle 18, la luce si riaccende per mezz’ora e solo per una manciata di civici. Altra luce alle 23, sempre per pochi. Il grosso è senza corrente. Alle 4 di mattina, Enel alza le mani: arriva un generatore d’emergenza. Ormai il danno, per le attività, è fatto: alimenti buttati e frigoriferi saltati. Impalcabile, la colonnina di mercurio oscilla fra 33 e 38 gradi. I titolari delle attività cominciano a porre domande. Per contro "otteniamo risposte molto vaghe e contraddittorie", ricorda Degliesposti. Tutto sommato, aggiunge, "eravamo abbastanza fiduciosi: durante gli incontri preparatori al cantiere, il Comune ci aveva rassicurato sul fatto che le aziende erano coperte da assicurazione per eventuali danni".
Così non è. Sul piatto, documento dopo documento, i commercianti mettono: mancato incasso, deperimento merci e danni alle attrezzature. Partono le prime interlocuzioni con Cmb e Italposa. Cmb scarica su Italposa che ha materialmente rotto il cavo. Italposa replica che non ha la mappatura precisa. Nel mezzo i commercianti con danni a molti zeri. Nel via vai di mail, a dicembre, Cmb mette nero su bianco questo: "L’evento dannoso, se provato, è comunque riconducibile all’omessa o incompleta fornitura della mappatura dei sottoservizi da parte del Comune di Bologna; in assenza di tali informazioni essenziali, fornite dell’Ente proprietario dell’area, nessuna negligenza può essere imputata all’esecutore".
Tradotto: i commercianti devono provare il danno (la documentazione era già stata fornita); la responsabilità, secondo Cmb, è del Comune. Riparte il valzer delle mail con solleciti vari. A dicembre l’assicurazione di Cmb dice che non pagherà un euro. Si procede con la conciliazione: di nuovo è scaricabarile sulla mappatura dei sottoservizi. Non restano che le carte bollate. Ora alcuni commercianti sono pronti a fare causa. "Siamo amareggiati – conclude Degliesposti –: non siamo tutelati in alcun modo, soprattutto a fronte di un danno così evidente. Abbiamo tenuto aperte le nostre attività con fatica e dato prova di massima collaborazione anche a fronte di prolungati ritardi nel cantiere e di continui rifacimenti di alcuni lavori. Siamo danneggiati e come veniamo ripagati?".
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