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- Trezzo sull’Adda, cinquant’anni fa la scoperta del pantheon longobardo e la “Tomba del Gigante”
Il ritrovamento del settembre 1976 durante i lavori di costruzione di un palazzo. Dagli scavi la conferma del ruolo strategico del territorio nel regno di Teodolinda

Il Giorno del 27 settembre 1976

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Trezzo sull’Adda, 28 settembre 2026 – Era settembre del 1976 quando, durante i lavori di scavo per la costruzione di un palazzo a San Martino, a Trezzo, la terra restituì un tesoro rimasto nascosto per oltre tredici secoli. La scoperta, destinata a segnare una pietra miliare nell’archeologia altomedioevale italiana, diede il via al recupero di un vero e proprio pantheon di aristocratici germanici.
Tra le cinque sepolture di alto rango individuate da lì al 1978, una in particolare avrebbe acceso la fantasia collettiva e l’interesse degli storici: la celebre Tomba 2, consegnata ai posteri come la “Tomba del Gigante”.

Trezzo sull'Adda
A colpire gli esperti fu innanzitutto il fisico del defunto, battezzato dagli studiosi con il nome di Rodchis. L’uomo possedeva una statura fuori dal normale per il VII secolo dopo Cristo - oltre due metri d’altezza - un’imponenza tale che gli scavatori dovettero piegarne le gambe per riuscire a farlo entrare nella bara. Ma a definirlo come l’archetipo del guerriero-capo di una società di frontiera non fu solo la stazza, ma l’eccezionalità del suo corredo funebre, espressione di un prestigio politico e militare assoluti. A differenza delle sepolture ordinarie, il sarcofago conservava oggetti d’oro e d’argento di straordinaria manifattura. Il reperto più clamoroso è l’anello sigillo aureo da pollice con l’iscrizione “Rodchis vir illustris“: non un monile decorativo, ma un autentico strumento giuridico e di potere, utilizzato per validare atti ufficiali in qualità di altissimo dignitario regio alla corte longobarda.
Emersero anche una rara lamina d’oro frontale a croce che cingeva il capo del guerriero, una spatha (spada a doppio taglio), uno scramasax (un coltello) e raffinate guarnizioni per cinturoni ageminate in oro e argento. Il nucleo di sepolture di Trezzo, che comprendeva anche l’anello-sigillo dell’aristocratico Ansvaldo, confermò il ruolo strategico del territorio lungo l’Adda come snodo chiave per il controllo del regno di Teodolinda.
Oggi, i preziosi reperti originali sono esposti nelle sale dell’Alto Medioevo del Civico Museo Archeologico di Milano, mentre al Castello Visconte in città, nella suggestiva “Sala Longobarda“, è possibile ammirare la ricostruzione a grandezza naturale della tomba e del suo leggendario Gigante. Una testimonianza vivida che, a mezzo secolo dal ritrovamento, continua a raccontare lo sfarzo e la forza dei “Signori degli anelli“.
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