Il Comune rifiuta di aderire alla rottamazione. L’assessore: " Non applichiamo lo stralcio di sanzioni e interessi"

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L’orientamento dei comuni del Cesenate è quello di non aderire alla rottamazione quinquies delle multe e dei tributi locali. Alla scadenza del termine previsto dalla normativa le amministrazioni del territorio hanno scelto di non avvalersi della possibilità di applicare la definizione agevolata delle cartelle affidate alla riscossione, mantenendo quindi inalterato il principio secondo cui sanzioni e interessi restano dovuti.
Si tratta di un orientamento e una decisione che arriva in un momento in cui il peso degli insoluti rappresenta una delle criticità più rilevanti e persistenti per i bilanci degli enti locali.
Negli ultimi anni, infatti, l’accumulo di crediti non riscossi è diventato un fenomeno sempre più consistente, riducendo la disponibilità di risorse per finanziare i servizi pubblici e rendendo più complessa la programmazione finanziaria dei Comuni. La mole di crediti insoluti accumulati in undici anni dal Comune di Cesena ammonta ad esempio a 37 milioni di euro, ma dal 2019 è in corso una progressiva riduzione e un incremento nell’azione di recupero dell’evasione fiscale locale.
Molte amministrazioni, a partire dal comune capoluogo di Cesena, sono in ogni caso chiamate a trovare un equilibrio tra l’esigenza di recuperare somme difficilmente esigibili e quella di non penalizzare i contribuenti che rispettano regolarmente le scadenze.
La rottamazione quinquies consente agli enti locali di permettere ai contribuenti di estinguere i debiti pagando il solo importo originario, con lo stralcio di sanzioni, interessi e altri oneri accessori. Una misura che in diverse realtà è stata accolta come strumento per favorire il recupero di crediti di difficile riscossione, ma che nel Cesenate non ha trovato alcuna adesione.
Tra le amministrazioni che hanno adottato alla scelta di non ricorrere a questo tipo di sanatorie c’è il Comune di Cesena.
"Noi non abbiamo mai aderito a queste misure generalizzate – spiega l’assessore ai Tributi Camillo Acerbi – che forse, nell’immediato, fanno entrare qualche soldo in più nelle casse comunali ma, ma di contro, finiscono per incentivare la morosità, ingenerando nei debitori l’idea che sia inutile pagare subito, perché prima o poi ci sarà sempre la possibilità di farlo senza interessi e senza sanzioni". Una ragione etica e politica.
L’assessore sottolinea come l’amministrazione abbia scelto una linea diversa, condivisa dall’intero consiglio comunale. "Il nostro percorso di contrasto agli insoluti – prosegue Acerbi – prevede misure per facilitare chi vorrebbe pagare ma si trova in difficoltà economica, ad esempio attraverso la rateizzazione dei debiti. Al tempo stesso vogliamo trasmettere un messaggio chiaro a chi, invece, decide di non pagare: il Comune si impegna a recuperare con attenzione i propri crediti".
La posizione dei Comuni del Cesenate si inserisce in un orientamento condiviso da diverse amministrazioni comunali, fra cui Bologna e Milano (al contrario Roma, Torino e Napoli hanno agito per il sì) che ritengono le rottamazioni generalizzate poco eque nei confronti dei contribuenti in regola.
La scelta è quella di puntare sul recupero ordinario delle entrate e su strumenti mirati di sostegno per chi è realmente in difficoltà, nella convinzione che il contrasto a un fenomeno ormai strutturale come quello degli insoluti richieda continuità nell’azione di riscossione più che sanatorie periodiche.
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