Trombe d'aria, la meteorologa: «In autunno rischi maggiori. Possiamo prevedere in che regione può scatenarsi»

In dieci minuti venerdì pomeriggio una violentissima tromba d’aria e chicchi di grandine enormi hanno sfigurato Cremona: deturpati il Palazzo Comunale (che ora è inagibile), il Duomo (è crollata una guglia) e una decina di chiese. Sfregiata la torre civica, danneggiati numerosi edifici. Danni ingenti per 10.000 automobili, 43 persone sono rimaste ferite. Le raffiche di vento hanno raggiunto una velocità di 90 chilometri all’ora, mentre la grandine ha avuto un diametro anche di dieci centimetri. Migliaia di alberi sono caduti, i parchi sono stati chiusi, un palazzo è stato evacuato. Tutto in dieci minuti. Ma l’emergenza delle improvvise trombe d’aria e del maltempo venerdì non ha interessato solo Cremona: nel Mantovano è stata chiusa una riserva naturale, a Pavia sono caduti 30 alberi, un ragazzo è rimasto ferito e ci sono danni alla chiesa di S.Agostino. Problemi all’agricoltura anche in provincia di Bergamo e in Emilia, nella vicina Piacenza. Problemi in Veneto: 350 interventi dei vigili del fuoco tra le province di Venezia e Verona.

Cosa sta succedendo? Come è possibile che l’Italia passi dall’assedio del caldo a costanti emergenze per fenomeni meteorologici estremi? Ha fatto il giro del mondo, ad esempio, finendo anche sui canali all news come la Cnn, il video del downburst che il 21 agosto ha colpito Forlì: all’aeroporto Ridolfi alcuni piccoli aerei sono stati sollevati e rovesciati dalla forza del vento. Ingenti i danni - anche in quel caso in dieci minuti - in tutta la città, ma situazioni simili sono state registrate in Lombardia, Piemonte, Veneto. In Liguria allagamenti a Rapallo, sempre il 21 agosto. E non va meglio nel resto d’Europa: il 24 agosto, a Carcassonne, in Francia, un tornado ha lasciato un bilancio di 39 feriti e 300 abitazioni danneggiate.
Ieri il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, hanno telefonato al sindaco di Cremona, Andrea Virgilio. Spiega il primo cittadino: «Cremona non è sola. I danni non sono ancora quantificabili, ma saranno ingenti. Per questo è importante che Regione Lombardia si sia già attivata per inserire Cremona nella richiesta al Governo dello stato di emergenza». Da Palazzo Chigi spiegano: la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, «segue con attenzione la situazione a Cremona». Ma torna la domanda: perché questa estate è caratterizzata dalla minaccia delle supercelle temporalesche? Spiega Sabina Angeloni, meteorologa di ItaliaMeteo: «In questi mesi ci sono state ripetute fasi di ondate di calore. Le temperature hanno superato di molto le medie climatiche della stagione estiva. E questo ha avuto ripercussioni: si è riscaldato tantissimo il Mar Mediterraneo. Significa che in generale, nel sistema atmosfera-mare, c'è molta più energia a disposizione. Nel momento in cui transita una perturbazione, questa energia entra in gioco ed ecco che i fenomeni diventano estremi». Abbiamo due problemi: in autunno saranno ancora più numerosi ed è quasi impossibile prevedere quando e soprattutto dove avverranno. Spiega Sabina Angeloni: «Dovremo prestare attenzione a settembre, ma soprattutto a ottobre. Con l’autunno ci saranno più perturbazioni e, come detto, l’energia resterà elevata. Possiamo prevedere in che regione può scatenarsi quel tipo di fenomeno, ma è impossibile farlo con una localizzazione precisa, indicando la città. E questo non aiuta la prevenzione». Si parla spesso di supercelle. «Sì - replica Angeloni - sono dei sistemi organizzati di celle temporalesche. Nel momento in cui vanno via via generandosi, creano una sequenza quasi continua su una stessa zona che fa sì che in poco tempo cada, anche in modo violento, un grande quantitativo di pioggia».

SAHARA

Nell’anomalia di questa estate divisa tra caldo insopportabile e trombe d’aria, s’inserisce un altro fenomeno, segnalato dal Cnr: l’arrivo di significativi quantitativi di polvere desertica del Sahara, rilevati dall’Osservatorio climatico Ottavio Vittori di Monte Cimone. Spiegano al Cnr: «La concentrazione di PM10 ha raggiunto valori prossimi a 100 microgrammi per metro cubo. L’episodio assume rilievo anche dal punto di vista della qualità dell’aria. La presenza di polvere minerale può quindi contribuire in maniera importante alla concentrazione di PM10, anche nelle aree urbane». In sintesi: a causa delle polveri del Sahara potrebbero salire alle stelle i valori rilevati dalle centraline che misurano lo smog.

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