VENEZIA - Sarà anche per via della facile assonanza con Donald Duck, il Paolino Paperino d’Oltreoceano, ma per i Trump la maledizione delle anatre sembra non avere fine. Quest’estate è stata contrassegnata a Washington dalle polemiche per la ristrutturazione della Reflecting Pool, la storica vasca del Lincoln Memorial, un restauro voluto da Donald Trump senior: gli animalisti hanno denunciato la morte di almeno tre germani reali, ipotizzando che siano stati stroncati dal massiccio utilizzo di sostanze chimiche, nel tentativo di riportare il colore dell’acqua al blu delle origini. Nel frattempo a Venezia è maturata la svolta nell’inchiesta sulla famigerata battuta di caccia a Campagna Lupia, in cui Donald Trump junior era accusato di aver ucciso una casarca: la Procura ha chiesto l’archiviazione per la tenuità del fatto, ma il figlio del presidente americano vuole essere prosciolto del tutto.
L’EPISODIO
Era successo a metà dicembre del 2024, anche se il caso era esploso a inizio febbraio del 2025. Andrea Zanoni, all’epoca consigliere regionale di Europa Verde, aveva scovato un video della piattaforma venatoria statunitense Field Ethos, girato nella Valle Pierimpiè fra le botti in cui erano appostati i cacciatori. Il filmato ritraeva in particolare Trump junior accanto all’esemplare di tadorna ferrugginea ormai priva di vita. «Un sacco di alzavole – diceva il 48enne, descrivendo lo scenario –. Hanno detto che in realtà è un’anatra piuttosto rara per la zona. Non sono nemmeno sicuro di come si chiami in inglese, ma è una cosa incredibile... La nebbia è calata, prima faceva piuttosto caldo, poi la nebbia ha rallentato tutto, ma nonostante l’azione fosse più lenta, le anatre sono arrivate dritte nell’area delle esche. Una volta viste le esche, si sono avvicinate senza esitazione...». Inevitabile la polemica politica e, in seguito all’esposto ambientalista, ineluttabili pure gli accertamenti giudiziari. Già all’indomani della notizia, che ovviamente aveva fatto il giro del mondo, i Carabinieri forestali erano stati visti entrare negli uffici della Regione a Mestre, per acquisire copia dei documenti custoditi dalla direzione Agroambiente. Da parte sua Palazzo Balbi aveva annunciato di aver attivato una procedura di verifica tramite la Polizia venatoria, «per svolgere gli opportuni approfondimenti del caso». Sotto la lente erano così finiti tesserini venatori, licenze di caccia, munizioni, ricevute di versamento della tassa di concessione regionale. Su tutte, spiccava una domanda: chi ha sparato all’uccello acquatico? Nelle immagini era Donald junior a parlarne, ma in quei fotogrammi il colpo non veniva documentato.
IL FRONTE PENALE
Per la procura di Venezia, però, non ci sarebbero molti dubbi in proposito: a premere il grilletto del colpo fatale sarebbe stato proprio il figlio del presidente degli Stati Uniti. Nel fascicolo di indagine, gestito dal pubblico ministero Daniela Moroni, i nomi iscritti erano tre; a tutti venivano contestati l’uccisione di un esemplare protetto - quindi la violazione delle leggi che tutelano la fauna selvatica - ma anche presunte irregolarità sui permessi di caccia temporanei, quelli che appunto avrebbero permesso a “Trump il giovane” di impugnare la doppietta sul suolo italiano. Nei giorni scorsi Moroni ha chiuso i suoi accertamenti, chiedendo l’archiviazione per tutti e tre gli indagati, ma con motivazioni differenti: se per gli altri due cacciatori, infatti, la pm ha suggerito di concludere il procedimento con una formula di assoluzione totale perché il fatto non sussisterebbe, per Junior la richiesta è per tenuità del fatto. In pratica due indagati sono riconosciuti estranei all’uccisione dell’anatra, mentre Trump viene sì indicato come il responsabile dell’abbattimento, ma l’episodio è derubricato come un fatto minore - un illecito amministrativo o poco più, visto che si parla di un singolo esemplare. Certo, la cosa non va comunque giù agli avvocati “presidenziali”: il legale Paolo Tanoni, che difende gli affari della famiglia Trump in Italia, si è opposto alla richiesta di archiviazione, deciso a ottenere un’assoluzione completa per il suo cliente. Se ne parlerà davanti al giudice per le indagini preliminari, di qui a qualche mese.
IL PIANO AMMINISTRATIVO
Intanto è andato avanti anche il procedimento amministrativo, benché sulla vicenda sia sempre stato mantenuto il massimo riserbo. Risulta infatti che il 31 ottobre 2025 i Carabinieri forestali hanno trasmesso alla Giunta regionale una comunicazione, avallata con nulla osta rilasciato dall’autorità giudiziaria, di mancato rispetto degli obblighi previsti dal disciplinare di concessione dell’Azienda faunistico-venatoria di Campagna Lupia. Il nucleo trevigiano di Asolo e del Monte Grappa, coinvolto dai colleghi del gruppo di Venezia per la specifica competenza in materia, ha riferito a Palazzo Balbi i risultati dell’accertamento effettuato il 27 gennaio 2025 nella Valle Pierimpiè. Sono state rilevate delle infrazioni alla norma statale 110/1975, in materia di armi e munizioni, in correlazione al Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. La contestazione è stata formulata al ravennate Oliver Martini, amministratore delegato della tenuta, nella veste di legale rappresentante della società conduttrice, in forza del rinnovo ottenuto con decreto del decreto regionale del 10 dicembre 2024. Il documento ha fatto riferimento agli articoli che, in caso di prima violazione, prevedono una diffida al concessionario, mentre la sospensione è graduata solo a partire dalla seconda. Quasi nulla in confronto allo scontro politico negli Usa sui lavori alla vasca presidenziale. Tra accuse (respinte) di vandalismi e spesa (contestata) di 16 milioni, ci hanno rimesso le penne pure tre anatre, in un’operazione che la stampa a stelle e strisce definisce con italica sintesi «fiasco».