Tra il 7 e l’8 agosto, agli Europei di nuoto di Parigi, si gareggerà nei tuffi da grandi altezze, la disciplina forse più spettacolare e pericolosa dell’intera manifestazione. Non lontano dalla Tour Eiffel, atlete e atleti si tufferanno da una piattaforma alta 20 metri direttamente nella Senna, raggiungendo in aria velocità superiori ai 70 chilometri orari.
I tuffi da grandi altezze (high diving, in inglese) esistono da poco nelle grandi competizioni acquatiche e – per ragioni fisiche, tecniche e ambientali – sono quasi sempre una cosa a parte rispetto a quelli che vediamo di solito alle Olimpiadi, dove al massimo ci si tuffa da 10 metri.
Eppure questo sport è antichissimo. Sono almeno due secoli che le persone si buttano in mare dalle scogliere, e già alla fine del Settecento gli abitanti delle isole Hawaii praticavano il lele kawa, una cosa a metà tra un rituale e uno sport che letteralmente si può tradurre «saltare a piedi in avanti da una scogliera nell’acqua senza produrre schizzi». Si racconta che questo salto, molto pericoloso, fu eseguito per primo dal re Kahekili proprio per dimostrare il proprio coraggio.
Fino ai primi anni Duemila, comunque, i tuffi da grandi altezze erano uno sport amatoriale, legato più al fascino dei luoghi in cui si praticava che alle prestazioni dei suoi atleti. D’altronde è difficile che uno sport così pericoloso venga regolamentato e riconosciuto dalle federazioni ufficiali, che si preoccupano sempre di più della sicurezza dei propri atleti.
Le cose cambiarono solo dal 2009, quando Red Bull – un marchio che da tempo punta molto sul suo legame con gli sport estremi – fondò le World Series, un torneo itinerante in cui oggi gli uomini si tuffano da circa 27 metri e le donne da 21, mentre fanno varie acrobazie in posti spesso scelti per la loro spettacolarità.

Il rumeno Constantin Popovici si prepara per un tuffo dal vecchio ponte di Mostar, in Bosnia Erzegovina, 1° agosto 2026 (Romina Amato/Red Bull via Getty Images)
Capitalizzando sul successo del torneo di Red Bull, nel 2013 la FINA (la federazione internazionale degli sport acquatici) incluse i tuffi da grandi altezze nei Mondiali, con piattaforme da 27 metri per gli uomini e 20 per le donne. Nel 2022 l’high diving arrivò anche agli Europei di Roma, ma nel 2024 non si svolse ed è tornato solo quest’anno.
Veder arrivare questa disciplina alle Olimpiadi sarà in ogni caso complicato. C’entra il fatto che, essendo uno sport estremo, non ha tanti praticanti. Dopotutto chi si tuffa da 27 metri passa da zero a oltre ottanta chilometri orari in solo tre secondi, e l’impatto con l’acqua genera una forza pari a due o tre volte quella di gravità.
Per questo nei tuffi da grandi altezze l’entrata in acqua avviene sempre con i piedi: farlo di testa, come avviene nelle discipline olimpiche, sarebbe troppo pericoloso. E anche nel caso di tuffi vicini alla perfezione, l’impatto resta comunque molto forte e doloroso. A complicare le cose ci sono poi le numerose variabili ambientali, dato che questi tuffi si svolgono quasi sempre all’aperto e non in piscina: l’acqua salata e piatta, per esempio, è più densa e sembra più dura all’impatto, mentre quella mossa è più indicata, a patto che non lo sia troppo, altrimenti diventa difficile calcolare il momento esatto in cui si toccherà l’acqua.
POV: ti tuffi da 20 metri
Va poi considerato che, durante il tuffo, l’atleta ruota su se stesso anche cinque volte in una singola sessione e basta un minimo errore per cadere di piatto, procurandosi diversi lividi, o di testa, rischiando una commozione cerebrale. Quest’ultima capitò nel 2010 al francese Gary Hunt, uno degli atleti più forti e famosi di questa disciplina, che dice di non ricordarsi nulla di quella gara.
Sbagliare può avere anche seri effetti psicologici, che non sono da meno in uno sport dove l’aspetto mentale conta parecchio. Di recente, Hunt ha raccontato all’Équipe:
Nell’ultimo tuffo della stagione 2017 mi disorientai in aria, feci una rotazione in più e mi feci male. Dopo quell’errore impiegai sei mesi prima di riuscire a rituffarmi dalla stessa altezza. Seguii un percorso con una psicologa e fu molto lungo. Se avessi potuto rituffarmi subito, sarebbe stato meglio.

Gary Hunt si tuffa nei pressi della cascata Kroya a Bali, in Indonesia, 19 maggio 2026 (Romina Amato/Red Bull via Getty Images)
I tuffi da grandi altezze sono diversi da quelli olimpici anche perché, più banalmente, è difficile allenarsi per farli. Nel 2009 non esisteva nessuna struttura adeguata per farlo e oggi sono ancora pochissime. In genere per preparare un tuffo da 27 metri lo si scompone quindi in tre fasi, mettendone ognuna in un singolo tuffo dalla piattaforma da 10 metri, per poi “montare” le tre diverse fasi nei tuffi di gara.
Agli Europei di Parigi le cose sono diventate un po’ più complicate per gli atleti uomini. Per uniformare le loro gare con quelle femminili, anche loro dovranno saltare da 20 metri anziché da 27. È una bella differenza anche per un tuffatore espertissimo come Hunt, che a 42 anni punterà alla sua prima medaglia agli Europei: «Ho preparato due nuovi tuffi. Ma durante una prova di uno di questi mi sono un po’ spaventato e ho fatto un piattone».
Come sempre, comunque, anche agli Europei sono state prese numerosissime precauzioni. Al momento del tuffo, in acqua ci saranno già due “imbarcazioni avanzate per il soccorso medico”, come c’è scritto sulla guida del torneo, una moto d’acqua, tre apneisti e un sommozzatore.
Anche in Coppa del Mondo ci sono sempre delle persone pronte a intervenire: le vedete?
Le gare femminili di tuffi da grandi altezze saranno alle 13:30 sia venerdì che sabato, quelle maschili alle 16:30. Le gare sono composte da quattro tuffi, due al giorno, i cui punteggi (basati sui voti dei giudici moltiplicati per un coefficiente di difficoltà) vengono sommati per formare la classifica finale.
I tuffi da grandi altezze si potranno vedere in chiaro, su Rai 2 e Rai Sport, o su Sky Sport, in abbonamento. A gareggiare per l’Italia ci saranno tre atleti: la 24enne Elisa Cosetti, che vinse un bronzo agli Europei di Roma nel 2022, il 25enne Davide Baraldi e il 22enne Andrea Barnabà. Se Baraldi o Barnabà dovessero vincere una medaglia sarebbe una grande sorpresa.