Uccisi due soldati USA in Giordania, salgono a 16 le vittime americane nella guerra contro l'Iran. Incubo escalation

L'escalation tra Stati Uniti e Iran continua ad allargarsi, coinvolgendo un numero crescente di paesi del Medio Oriente e del Golfo. Gli ultimi raid americani arrivano in un contesto segnato da attacchi reciproci e tensioni nello Stretto di Hormuz. 

USA, nuovi attacchi contro l'Iran: escalation dopo la morte di 2 militari americani

Gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi attacchi aerei contro l'Iran nella serata del 18 luglio 2026. Lo ha annunciato il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), precisando che si tratta dell'ottava notte consecutiva di attacchi dell'esercito statunitense. L'ultima serie di raid è arrivata dopo che due militari statunitensi sono stati uccisi nel corso di attacchi iraniani contro postazioni militari degli Stati Uniti in Giordania.

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— U.S. Central Command (@CENTCOM) July 19, 2026

Dall'inizio della guerra, il 28 febbraio, 16 militari americani sono stati uccisi e oltre 430 sono rimasti feriti.

Continua ormai da settimane la nuova fase di escalation tra Stati Uniti e Iran, successiva alla firma del memorandum d'intesa dello scorso 17 giugno.

Le tensioni sullo Stretto di Hormuz

Le tensioni risalgono a due settimane fa e riguardano il controllo dello Stretto di Hormuz. Teheran ha successivamente annunciato una nuova chiusura di questa via navigabile, fondamentale per il transito dell'energia, attraverso la quale passa circa il 20 per cento del petrolio globale. Successivamente, l'amministrazione americana sotto la guida di DonaldTrump ha annunciato la reintroduzione del blocco navale sui porti iraniani.

Parallelamente, diversi paesi della regione sono stati coinvolti nelle rappresaglie iraniane. Recentemente Bahrein, Kuwait e Giordania sono stati presi di mira dall'Iran.

Il ministero dell'Elettricità, dell'Acqua e delle Energie Rinnovabili del Kuwait ha annunciato che un impianto di produzione di energia e desalinizzazione del paese è stato attaccato dall'Iran per la seconda volta in due giorni. Nei Paesi del Golfo la dipendenza dalla desalinizzazione è molto elevata: in Kuwait e Oman soddisfa circa il 90 per cento del fabbisogno idrico, mentre in Bahrein e Arabia Saudita copre rispettivamente l’85 per cento e il 70 per cento.

Le forze armate giordane hanno annunciato che la difesa aerea del paese ha intercettato tre missili iraniani, mentre un quarto è caduto in un'area remota.

Anche il Bahrein ha comunicato a sua volta di aver respinto alcuni attacchi.

La nuova serie di attacchi reciproci indica come lo Stretto di Hormuz continui a rappresentare uno dei punti più cruciali del conflitto. Intanto, il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è andata in pezzi.

I rischi per le forze statunitensi nella regione

Secondo quanto riportato dal CENTCOM, oltre 50 mila militari statunitensi sono attualmente dispiegati e operativi in diversi paesi del Medio Oriente. Diversi analisti hanno richiamato l'attenzione sulla complessità del conflitto e sui rischi legati alla presenza militare americana nella regione. Con l'uccisione di due militari statunitensi in Giordania, il bilancio complessivo delle vittime è salito a 16. Secondo gli analisti, gli episodi dimostrano come, nei conflitti moderni, le forze armate possano essere esposte a rischi mortali anche senza essere impegnate direttamente sul fronte. Per questo, attacchi aerei, droni e missili possono colpire basi militari situate a distanza, mentre, nel caso specifico della guerra contro l'Iran, la presenza di truppe statunitensi in numerosi paesi del Medio Oriente aumenta il rischio che tali installazioni diventino obiettivi di eventuali attacchi iraniani.

Il bilancio delle vittime del conflitto

Le autorità iraniane hanno annunciato che gli attacchi statunitensi delle ultime tre settimane hanno causato almeno 50 morti e oltre 500 feriti.

Il conflitto, iniziato il 28 febbraio con i primi attacchi di Israele e Stati Uniti contro l'Iran, ha avuto conseguenze estese. Nel corso della guerra hanno perso la vita anche cittadini provenienti dai paesi del Golfo, da Israele e dal Libano, oltre a membri degli equipaggi delle navi.