"Un giorno non andai al lavoro e decisi di uscire in strada a

TRENTO. "Suonando in strada ti fai veramente le ossa: a volte piove, a volte nevica, a volte c’è solo un cane come spettatore. E a volte incontri Lucio Dalla, che si inchina davanti a te per lasciarti una moneta nella custodia".

La cantautrice trentina Maria Devigili ha imparato presto che nella musica, come nella vita, non sempre serve qualcuno che ascolti perché valga la pena continuare a suonare. E forse non è un caso che oggi, in un tempo in cui sembra necessario dire qualcosa anche quando non si ha niente da dire, abbia scelto di cantare il silenzio. "In questo mondo fatto di rumore e finzione, trovo che sia una grande scelta di libertà".

A pochi giorni dall'uscita del suo nuovo singolo "Comunicare", in arrivo il 4 settembre per Riff Records e che anticipa l'album previsto per il 2027, la cantautrice si racconta a il Dolomiti. E lo fa ripercorrendo una strada che, prima ancora che una carriera, sembra una collezione di incontri, partenze e deviazioni: la decisione a 28 anni di lasciare un lavoro per imbracciare la chitarra e suonare nelle strade di Bologna, quell'incontro quasi cinematografico con Lucio Dalla, il rapporto con Claudio Lolli, cominciato nel 2009 alla stazione con un "Sono cresciuta con le tue canzoni" e la risposta, perfettamente lolliana, "Sei cresciuta bene".

E poi la Rai, "Dalla strada al palco" con Nek, fino alla scelta di attraversare l'oceano e vivere negli Stati Uniti, dove oggi continua a fare della musica il proprio mestiere. Una vita passata a comunicare, insomma. Anche quando, per farlo davvero, bisogna avere il coraggio di stare un po' in silenzio.

Partiamo da "Comunicare", il nuovo singolo: racconta il bisogno compulsivo di comunicare sui social, anche quando non si ha nulla da dire. Da dove nasce questa riflessione e come è diventata una canzone?

La canzone è nata da un sample di batteria su GarageBand attorno a cui ho costruito la musica e i suoni e alla fine il testo. Di solito creo le mie canzoni in questo modo. L’ho composta attorno al 2022 ed è nata dall’osservazione del mondo dei social soprattutto in relazione al mondo musicale. I social, da semplici strumenti di divulgazione di aggiornamenti, sono diventati un po’ fine a sé stessi dove i like e le visualizzazioni decidono quale artista produrre, chi far suonare nei locali e nei festival. In questo scenario, gli artisti indipendenti e non solo, hanno virato sempre più sull’elemento figurativo accattivante e performante, più che sui contenuti musicali. Basti anche pensare che il vuoto fisiologico che una volta c’era tra un album e l’altro non esiste più. È tutto un riempitivo e il “nulla da dire” è fondamentalmente questo. Creare contenuti sui social solo per rimanere a galla, visibili e “condivisibili”. Il testo della canzone è stato influenzato anche da Martin Heidegger, filosofo che ha descritto la comunicazione moderna come “chiacchiera”.

Al rumore dei social lei contrappone il silenzio, che definisce una "scelta di libertà". Come vive questa contraddizione da artista? E come si inserisce Comunicare nel suo percorso e nel nuovo album?

Nel corso degli ultimi anni, ho diminuito molto le mie comunicazioni social proprio perché ho incominciato ad avvertire quella contraddizione social/arte di cui mi sta parlando lei. Però non c’è assolutamente contraddizione tra musica e silenzio, anzi. Tutti, ma in particolare i musicisti, hanno un bisogno fisiologico di silenzio, un po’ come il pittore ha bisogno della tela bianca o lo scrittore della pagina bianca su cui scrivere. A livello di fruizione della musica, pensiamo anche solo ad un album composto da più tracce. Tra una canzone e l’altra c’è uno spazio vuoto che rende possibile l’intelligibilità della canzone stessa, ma anche all’interno della canzone ci possono essere delle pause, spazi vuoti.  “Comunicare” è assolutamente un brano in continuità con la mia produzione passata dove la riflessione sulla comunicazione contemporanea era già presente. Ad esempio, in D.N.A. De Nostrae Aetatis, un brano del mio primo album, dicevo “La comunicazione sarà senz’altro veloce, morbosa, efficiente, ma non dice niente”.

Parliamo di lei, la sua carriera musicale passa da una scelta forte: a 28 anni comincia a suonare per strada. Come nasce quella decisione e cosa le è rimasto oggi di quel periodo?

Ho incominciato a suonare in strada per pagarmi l’affitto ma anche per fare delle prove live. Ho lasciato casa a 20 anni e ho sempre lavorato per pagarmi casa e università facendo diversi tipi di lavoro. Però notavo che più passavano gli anni e più i contratti, le paghe e le prospettive lavorative peggioravano. Mi ero da poco trasferita a Bologna e ho notato che si poteva fare qualche soldo con la musica suonando in strada: un giorno invece di andare al lavoro in una ditta di marketing, sono andata a suonare in strada e in un paio di ore ho fatto gli stessi soldi che avrei fatto se avessi lavorato mezza giornata.

E cosa ha capito?

Da lì ho deciso che la musica sarebbe stata il mio lavoro. Dopo poco ho incominciato a suonare nei locali continuando a suonare in strada saltuariamente. Mi è rimasto molto di quel periodo anche perché in strada ti fai veramente le ossa: a volte piove, a volte nevica, a volte c’è solo un cane come spettatore. Ma a volte le persone si fermano ad ascoltarti, altre volte ti dicono che gli hai cambiato la giornata oppure ci sono turisti che ti lasciano 50 o 100 euro. A volte invece, è successo, incontri Lucio Dalla che si inchina davanti a te per porgerti una moneta nella custodia.

Nel 2022 è stata anche ospite di “Dalla strada al palco”, il programma Rai condotto da Nek. Come è nata quella possibilità e che ricordo conserva dell'esperienza?

Circa due mesi prima della messa in onda del programma sono stata contattata su Instagram da una collaboratrice degli autori che mi ha chiesto se volessi andare a Milano a fare un provino. Penso che abbia visto un mio video su Instagram dove suonavo in strada. Inizialmente, ho dovuto rifiutare perchè avevo il Covid, poi mi ha poi ricontattato dicendo che avevano organizzato la possibilità di fare un provino online. Ho quindi accettato e da lì è partito tutto. Ho un bellissimo ricordo, soprattutto del dietro le quinte e degli altri artisti di strada. Inoltre è stato un onore suonare insieme ad un’orchestra diretta dal grande Enrico Melozzi.

Nel suo percorso spicca l'incontro e la collaborazione con Claudio Lolli, al quale era molto legata.

Di aneddoti ne avrei diversi ma voglio citarne un paio. Claudio era una persona dotata di grande dolcezza ma anche di un’ironia tagliente. La primissima volta che l'ho incontrato era il 2009 in stazione a Bologna, ritornavo da una suonata in strada. Gli ho detto “Sono cresciuta con le tue canzoni” e lui mi ha risposto “Sei cresciuta bene”. L’ho poi rincontrato e frequentato grazie ad un amico comune. Nel 2014 gli ho poi chiesto se voleva leggere la poesia “Non chiederci la parola” di Eugenio Montale come introduzione di un mio brano. In uno dei nostri ultimi incontri mi ha letteralmente detto che grazie a me ha finito il suo ultimo album perché l’ultima canzone “Non chiedere” è nata proprio sullo spunto della poesia di Montale che aveva ritrovato grazie alla mia richiesta.

Nata in Trentino, da anni porta la sua musica lontano da casa e oggi vive negli Stati Uniti: ha trovato un terreno più fertile per la sua arte fuori dall'Italia?

Anche se ho avuto grandissime esperienze in Italia, devo dire che negli Usa c’è generalmente più rispetto per chi fa il musicista e l’artista in generale. Il pubblico è anche molto più curioso, coinvolto  e molto generoso sia con i complimenti che con le mance. Da noi c’è più timidezza. Spesso in Italia, dopo un concerto,  ho ricevuto messaggi sui social da persone che erano presenti ma che non si sono avvicinate per parlarmi. Qui invece dopo i concerti ci sono sempre diverse persone che vengono a parlarmi e magari che vogliono darti un supporto reale, magari offrendoti date. 

Un'ultima battuta. Il nuovo singolo anticipa un album previsto per il 2027, dopo diversi anni dall'ultimo disco, che Maria Devigili troveremo in questo nuovo lavoro?

Questo sarà una sorpresa anche per me perché è tutto ancora in lavorazione. Posso dire che ci sarà una compresenza di passato e futuro perché sarà composto da brani scritti qualche anno fa insieme a brani recenti.