Il campeggio No Tav, con tanto di serata di lotta in programma questo fine settimana, è stato di fatto annullato da tre ordinanze emanate ieri mattina dal prefetto di Torino. E così i manifestanti, tende alla mano, sono dovuti tornare sui loro passi. Seppure abbiano già minacciato: «Se non potremo essere qui, vedremo di essere ovunque». Una sorta di dichiarazione di guerra.
Le misure sono state prese dopo i violenti scontri al cantiere della Tav della settimana scorsa che hanno portato a quasi 150 feriti tra le forze dell'ordine. Le violenze e gli atti vandalici erano stati rivendicati nel corso di una prima conferenza stampa: «Non prendiamo le distanze perché siamo tutti black block». Un po' come ha fatto un altro volto noto tra i No Tav, Fabrizio Salmoni, che in un recente comunicato ha rinnegato il modus operandi di Alberto Perino, ormai mancato, ma che per anni ha guidato il movimento. Proprio lui definisce Perino come «un leader intelligente e carismatico, ma prigioniero di un idealismo gandhiano, utile nella prima fase di formazione del movimento che si traduceva nell'aggregazione di forze catto-pacifiste, ma in tante botte subite senza poter reagire».
E mentre si stringe il cerchio con l'ipotesi del reato di terrorismo sui mille violenti, per lo più antagonisti, che hanno sferrato l'attacco di sabato scorso al cantiere della Tav, ecco che le tre ordinanze emanate ieri mattina dal prefetto di Torino Donato Cafagna hanno lasciato i manifestanti con l'amaro in bocca.
Il primo provvedimento prevede proprio il «divieto di campeggio libero a Susa e Bussoleno dalla mezzanotte di ieri, 30 luglio, alle ore 7 del 3 agosto». Il divieto è stato esteso ieri pomeriggio al comune di Venaus dove una trentina di militanti si erano radunati al presidio No Tav a bordo della Provinciale 210. Per questo motivo, davanti alla casetta che funge da riparo per gli antagonisti, si sono radunate le auto della polizia e dei carabinieri, presenti sei blindati. L'ordinanza è stata consegnata agli antagonisti. E così anche da lì il campeggio di lotta è stato fatto sgombrare.
La seconda vieta di «detenere, senza giustificato motivo, oggetti e materiali comunque idonei all'occultamento del viso, quali caschi, maschere antigas, mascherine respiratorie, passamontagna e oggetti potenzialmente utilizzabili come mezzi contundenti, fumogeni e materiale esplodente di qualunque natura nei territori dei Comuni di Bruzolo, Bussoleno, Chiomonte, Giaglione, San Didero, Susa».
Una terza ordinanza vieta nello stesso arco temporale l'accesso a piedi «in forma organizzata» a una serie di strade, parcheggi, aree campestri e sentieri vicini ai cantieri Tav nel comune di Susa e in quelli di Giaglione e di Chiomonte.
I documenti della prefettura sono stati attaccati dalle forze dell'ordine sui segnali stradali davanti al presidio di San Giuliano, ma anche a quelli di Traduerivi e a Santa Petronilla, località di Bussoleno. Sono i luoghi dove ieri mattina i No Tav avrebbero dovuto allestire il campeggio. Non potendo accamparsi, alcuni manifestanti hanno dato vita a un piccolo presidio a Venaus. «È vietato solo il campeggio. Possiamo mangiare, stare in piedi, seduti, sdraiati. Ma è meglio non mettere le tende. Poi vedremo nelle prossime ore».
Durante la conferenza stampa i No Tav hanno lasciato intendere la possibilità di nuovi attacchi al cantiere. «Il campeggio si farà o saremo ovunque. Non ci interessa aggiungere nient'altro. E il campeggio sarà più divertente di quello che potevamo prevedere. Ci prenderemo questi giorni per fare quello che volevamo fare e forse qualcosina in più».
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