Valentina Lodovini: «Ho superato le crisi bevendo e fumando, mai fatto ritocchini. Perché non ho figli? Non è una domanda da fare»

Valentina Lodovini si racconta a cuore aperto dal proprio rapporto con la bellezza, alle fasi più difficili attraversate e di un cinema italiano che, a suo giudizio, ha bisogno di ritrovare coraggio. A 48 anni e con una carriera ormai consolidata, l’attrice rivendica il diritto di custodire la vita privata e contesta le domande sulla maternità rivolte quasi esclusivamente alle donne.

La maternità

A Valentina Lodovini non viene quasi mai domandato se senta la mancanza di un figlio: «Mai, né da giornalisti né da parenti, sono molto rispettata», racconta nell'intervista a La Stampa. Il tema è tornato al centro del dibattito dopo la domanda posta pubblicamente da Gigi Marzullo a Francesca Fagnani. Per Valentina, chiedere a una donna perché non sia diventata madre significa entrare in una sfera troppo personale: «Non è una domanda legittima. Ognuno fa ciò che vuole, se ha voglia di raccontare i fatti propri bene, altrimenti no. A un uomo non si chiederebbe mai, viene sempre chiesto solo alle donne, mi pare antico».

La disparità di genere nel cinema

Lo sguardo dell’attrice si sposta poi sul momento attraversato dal settore cinematografico: «Sono preoccupata e confusa, mi prendono le vertigini per l’insicurezza e le paure, ci stanno togliendo il bello». Commentando la limitata presenza di registe alla Mostra del Cinema di Venezia, l'attrice precisa che un’opera dovrebbe essere valutata innanzitutto per il suo valore: «I film si dividono tra belli e brutti, il genere di chi li fa è secondario. Ma è innegabile la difficoltà che fanno le donne nel nostro settore».

Il problema, secondo l’attrice, riguarda tanto l’accesso alle opportunità quanto il riconoscimento economico e professionale: «È innegabile la difficoltà che fanno le donne, nel nostro settore c’è una minoranza agghiacciante, gli stipendi sono diversi. Perché continuiamo ad avere paura? C’è quasi un’involuzione, alla fine quello che si chiede è la parità.

La difficoltà nell’entrare nel sistema c’è e nell’essere prese sul serio anche».

Il rapporto con la bellezza

Valentina Lodovini approfondisce anche il suo rapporto con l’invecchiamento e il passare del tempo: «Mai fatto nulla sul volto per fermarlo, ho un buon Dna, tuttora mia madre viene ricordata come la più bella del paese. Alla bellezza non penso, trovo che il fascino sia dappertutto, in un taglio di capelli, una dentatura imperfetta, un modo di camminare».

Anche nella professione ha cercato di non lasciare che l’aspetto fisico diventasse l’elemento principale attraverso cui essere giudicata: «Non volevo pensassero che non fossi brava. Non ho fatto della bellezza il perno della carriera. Mi sento amata dal pubblico e mi piace pensare che la bellezza stia nel regalare emozioni».

Le crisi e la terapia

Dietro una carriera ricca di film non sono mancati momenti di fragilità. Lodovini non li addolcisce e racconta di averli attraversati senza cercare scorciatoie: «Andando in fondo al buio. A volte bevendo, fumando, spalmata sul divano a fissare il muro. Poi facendomi aiutare. Da un’amica, dallo yoga, da una camminata nella natura, da una mostra, un film. L’arte è terapia».


Ultimo aggiornamento: martedì 18 agosto 2026, 20:40

© RIPRODUZIONE RISERVATA