Valorizzare la manualità: lo chiede Valditara. Ottima idea (stava già nei programmi del 1955), purchè ai docenti non si affibbi anche la responsabilità del più piccolo graffietto

In queste ore il ministro dell’istruzione Valditara è intervenuto su una questione cruciale relativa alla formazione dei piccoli alunni della scuola primaria.
Non ha proprio usato queste parole ma ha fatto capire chiaramente che l’uso dell’intelligenza artificiale, poesie a memoria, calcolo mentale, grammatica e riassunti orali e scritti (che sono tutte attività prevalentemente mentali) vanno benissimo perché forse ci potrebbero rendere competitivi con i giapponesi e i cinesi ma non dobbiamo dimenticare che i bambini sono anche “corpo” e quindi devo sviluppare capacità e competenze di tipo manuale.

Attività manuali e pratiche


E questa, per la verità non è una grande novità perché i programmi del 1955 del ministro Ermini, rimasti in vigore di fatto fin dopo la metà degli anni 80 prevedevano addirittura una vera e propria materia, con tanto di voto: “Attività manuali e pratiche”.
Molto spesso, ancora negli anni 60 e 70 la mattina del sabato era proprio dedicata a queste attività: i “maschietti” tiravano fuori dalla cartella il loro traforo (si trattava di un archetto con un leggero seghetto che consentiva di lavorare il compensato) mentre le bambine si dedicavano a piccoli lavori di sartoria o di cucito, con tanto di ago e forbici.
E abbiamo fatto riferimento agli strumenti previsti porre una domanda semplice semplice: ma oggi il “responsabile della sicurezza” consentirebbe ad una classe di 20 alunni di lavorare con tali materiali? Francamente abbiamo qualche dubbio.
D’altra parte negli anni 50 e 60 (quelli della scuola “seria di una volta”) si imparava a correre nei prati e ad arrampicarsi sugli alberi: attività che oggi verrebbe considerata quasi una istigazione al suicidio.

I parchi Robinson


Il Ministro ricorda che ci sono anche le Associazioni che si occupano del tempo da tenere in considerazione, ed ha pienamente ragione.
Sempre ai tempi della scuola più bella ed istruttiva che abbiamo avuto in Italia (quella che è durata fino ai tempi del boom economico quando finalmente arrivarono i giochi da tavolo e le “barbie” con il camper) esistevano in molte città italiane i “Parchi Robinson”.
Come funzionavano è presso detto: Comuni e associazioni, a fine anno scolastico, facevano ripulire il cortile della scuola dove venivano depositati materiali e strumenti “veri”: assi, chiodi, martelli, tenaglie e seghe. I ragazzi (in genere alunni con non più di 12-13 anni), aiutati da maestri ed animatori esperti costruivano veri e proprio giochi “seri” usando il materiale a disposizione: altalene, scivoli e così via.
Non c’erano occhiuti ispettori del lavoro che controllavano l’andamento dei lavori; ovviamente qualche volta poteva succedere che un bambino poco accorto si desse una martellata sul “ditone” del piede, ma non c’erano nonni, zii e genitori che si presentassero il giorno dopo accompagnati dall’avvocato di fiducia.
Insomma, l’idea di dare spazio alla manualità è ottima, perché ormai grand parte dei ragazzini di oggi non sono più in grado neppure di dare una mano in giardino per piantare gli zucchini o salire su una scaletta per raccogliere 4 mele.
Ben venga la manualità, ma a condizione che i docenti non vengano considerati poi responsabili per ogni piccolo graffio riportato dai pargoli espertissimi di ricerca su google ma incapaci di impugnare un martello o distinguere una vite da un chiodo.