Il sindacato di polizia di Varese: “Dotiamo gli agenti di fucili a dardi tranquillanti”

Paolo Macchi, segretario generale del Siulp cittagino interviene sulla gestione dei servizi di ordine pubblico e sulle tutele legali degli operatori proponendo una soluzione provocatoria per evitare contatti fisici e contenziosi giudiziari

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Una proposta provocatoria e un duro atto d’accusa contro la sensazione di isolamento vissuta dalle forze dell’ordine sul campo. Il Siulp di Varese, attraverso una nota firmata dal Segretario Generale Paolo Macchi, interviene con toni durissimi sul tema della sicurezza, delle tutele per gli operatori di polizia e della gestione delle situazioni ad alto rischio durante i servizi di controllo del territorio.

Il clima di pressione sulle forze dell’ordine

Alla base della presa di posizione del sindacato c’è l’analisi del contesto operativo in cui si trovano ad agire quotidianamente le pattuglie. Secondo la sigla sindacale, gli agenti si troverebbero ad affrontare un forte condizionamento psicologico durante gli interventi più critici.

«C’è un nemico invisibile che pattuglia le strade insieme a noi – spiega Paolo Macchi, segretario generale Siulp Varese –. Non è il criminale di turno, non è lo spacciatore o il violento. È la paura del “dopo”. La paura di dover usare la forza, di dover estrarre l’arma o lo spray o il taser. La consapevolezza che in una frazione di secondo in cui ti giochi la vita o l’incolumità, un intero sistema politico, mediatico e giudiziario si sta già mettendo in moto per vivisezionare la tua scelta nei successivi dieci anni di processi».

La polemica sulle garanzie e sui rischi operativi

Il sindacato sottolinea la difficoltà di gestire il contatto fisico con soggetti violenti o in stato di alterazione, evidenziando quello che ritiene essere un cortocircuito normativo e mediatico che penalizza chi indossa la divisa.

«Se usi la forza, sei un violento – prosegue Macchi –. Se non la usi e qualcuno si fa male, sei un inetto. Siamo diventati carne da macello in nome di un garantismo a senso unico, dove l’unico a non avere garanzie è l’operatore di Polizia. Abbiamo trasformato l’uso della forza in un atto quasi sporco, come se un poliziotto che la usi per difendere la propria vita o quella di un cittadino dovesse prima chiedere scusa alla democrazia. Intanto, i numeri dei feriti continuano a salire».

La proposta provocatoria: fucili a dardi tranquillanti

Per evidenziare quelle che definisce le “ipocrisie” del dibattito pubblico sulla gestione dell’ordine pubblico, la segretariato provinciale del Siulp lancia una proposta d’impatto: dotare le pattuglie di strumenti di teleanestesia.

«Propongo una cosa che farà inorridire i puristi dei diritti – sottolinea il segretario del Siulp Varese –: dotiamo le pattuglie di fucili a dardi tranquillanti, quelli che si usano da decenni per sedare animali pericolosi senza avvicinarsi. È la soluzione perfetta per l’ipocrisia dei nostri tempi: nessun contatto fisico, nessun “eccesso colposo” e pace mediatica, perché nessun video mostrerà agenti che tentano di ammanettare una persona a terra».

Le richieste alle istituzioni e agli enti locali

Il comunicato si chiude con un appello rivolto non solo ai vertici statali ma anche alle amministrazioni locali, chiedendo garanzie operative certe per lo svolgimento del servizio di pattugliamento.

«Non possiamo continuare a lavorare con le mani legate dietro la schiena – conclude Macchi –. Vogliamo regole d’ingaggio chiare, tutele legali reali e la certezza che lo Stato, ma anche i sindaci, stiano dalla parte di chi veste una divisa per proteggere i cittadini. Altrimenti questo zoo non sapremo mai domarlo e le belve, dopo averci divorati, arriveranno sino alle vostre case».

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