Varriale, ricorso perso contro la Rai: licenziamento per giusta causa confermato

Varriale, ricorso perso contro la Rai: licenziamento per giusta causa confermato© .

Il Tribunale del lavoro ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa disposto dalla Rai nei confronti del giornalista Enrico Varriale, respingendo il ricorso presentato dall'ex volto della televisione pubblica. Il giudice ha escluso che il provvedimento fosse riconducibile a una ritorsione per le precedenti controversie legali legate al presunto demansionamento. La decisione evidenzia invece come l'azienda abbia motivato il recesso sulla base di elementi ritenuti oggettivi e documentati. Tra questi figurano le condanne riportate in sede penale e le conseguenze reputazionali che tali vicende avrebbero avuto sull'immagine della Rai.

Il Tribunale conferma la legittimità del licenziamento

Con la sentenza depositata il 14 luglio, il Tribunale ha stabilito che il licenziamento di Enrico Varriale è stato adottato per ragioni fondate e non come risposta alle iniziative giudiziarie promosse dal giornalista nei confronti della Rai. Secondo il giudice, l'azienda ha basato la decisione su fatti concreti, tra cui la condanna a dieci mesi per atti persecutori e lesioni personali ai danni dell'ex compagna. Nella valutazione sono state considerate anche le vicende emerse nell'ambito di un secondo procedimento penale. Per il Tribunale, tali episodi risultano incompatibili con il ruolo ricoperto dal giornalista all'interno del servizio pubblico. Inoltre, è stato sottolineato che la gravità dei fatti contestati avrebbe compromesso il rapporto fiduciario con il datore di lavoro. Di conseguenza, il recesso è stato ritenuto conforme ai presupposti della giusta causa previsti dalla normativa.

Esclusa l'ipotesi di un provvedimento ritorsivo

Nel ricorso Varriale aveva sostenuto che il licenziamento fosse una conseguenza delle cause intentate contro la Rai per il riconosciuto demansionamento professionale. Il Tribunale, tuttavia, ha respinto questa ricostruzione, ritenendo che la sola successione temporale degli eventi non fosse sufficiente a dimostrare un intento ritorsivo. Il giudice ha ricordato che, in precedenza, l'azienda aveva applicato esclusivamente una sanzione disciplinare di carattere conservativo in relazione a un diverso procedimento. È stato inoltre evidenziato che la Rai aveva preso in considerazione anche possibili soluzioni organizzative per favorire un eventuale reinserimento del giornalista. Questi elementi, secondo la sentenza, dimostrano che l'azienda non aveva perseguito un atteggiamento ostile nei confronti del dipendente. La decisione finale sarebbe quindi maturata soltanto alla luce dell'evoluzione delle vicende giudiziarie e della loro rilevanza disciplinare.

Dall'inchiesta giudiziaria al licenziamento

La vicenda ha avuto origine nel 2021, quando Enrico Varriale è stato coinvolto in un'indagine per presunti maltrattamenti e atti persecutori nei confronti dell'ex compagna. Dopo l'avvio del procedimento penale, la Rai lo aveva progressivamente allontanato dagli incarichi operativi e dalle trasmissioni sportive, mantenendolo però formalmente alle proprie dipendenze. Negli anni successivi il giornalista aveva ottenuto una sentenza favorevole che riconosceva la dequalificazione professionale subita durante quel periodo. Parallelamente, il procedimento penale si è concluso con una condanna a dieci mesi per stalking e lesioni, confermata anche in appello. In un diverso processo è arrivata anche una condanna a sette mesi per minacce nei confronti di un'altra donna, mentre l'accusa di stalking è stata successivamente riqualificata. Alla luce di questo quadro complessivo, nell'ottobre 2025 la Rai ha deciso di interrompere definitivamente il rapporto di lavoro per giusta causa. Il successivo ricorso presentato dal giornalista è stato ora respinto dal Tribunale, che ha confermato la validità del provvedimento adottato dall'azienda.

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