Vende l'auto di lusso per 62mila euro ma si ritrova solo con un pezzo di carta: "Avrei dovuto capirlo"

Today

Redazione 09 agosto 2026 12:55

Aveva venduto la sua Audi RS3 per 62.500 euro e in mano aveva quello che, almeno apparentemente, è uno degli strumenti di pagamento più sicuri: un assegno circolare. L'acquirente aveva anche mostrato i documenti e la compravendita era stata conclusa. Il problema è emerso quando ormai l'auto era partita: l'assegno era clonato e anche i documenti utilizzati dall'uomo erano falsi. È accaduto a un 55enne di Pontecorvo, in provincia di Frosinone. L'automobile è stata poi rintracciata dai carabinieri fino in Sicilia e restituita al proprietario. Le successive indagini hanno portato a un 54enne originario della provincia di Napoli, nei confronti del quale il 24 luglio 2026 sono stati disposti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico con l'accusa di truffa e sostituzione di persona.

La storia contiene soprattutto una lezione per chi vende un'auto, una moto o qualsiasi altro bene di valore a un privato: vedere un assegno circolare non significa automaticamente avere già incassato il denaro.

Quando un assegno circolare può essere una trappola

Il paradosso sta proprio nella natura dell'assegno circolare. A differenza di un normale assegno bancario, viene emesso da una banca per una somma che deve essere già disponibile presso l'istituto al momento dell'emissione. In altre parole, se il titolo è autentico, il problema dell'assegno "scoperto" non dovrebbe esistere.

Differenza tra assegno bancario e circolare

L'assegno bancario è un ordine di pagamento tratto da un correntista in possesso del classico carnet di assegni, ma può risultare scoperto, mentre l'assegno circolare è emesso direttamente da una banca che blocca preventivamente i fondi, garantendo l'incasso al 100%.

Il punto è quel "se è autentico". Nel caso di Pontecorvo, secondo i carabinieri, il titolo da 62.500 euro era stato clonato. Ed episodi analoghi sono stati registrati in altre compravendite di automobili: la Polizia di Stato ha documentato casi nei quali il venditore ha effettuato il passaggio di proprietà per poi scoprire che l'assegno ricevuto era falso.

La prima regola, quindi, è non confondere l'apparenza del documento con l'effettiva disponibilità del denaro. E poi controllare alcuni indizi che dovrebbero indurre il venditore a rallentare l'operazione prima di consegnare l'auto. Il primo è la fretta. Un acquirente che insiste per chiudere immediatamente, pretende di effettuare pagamento, passaggio di proprietà e consegna dell'auto in pochissimo tempo o cerca di impedire verifiche ulteriori merita particolare prudenza. La Banca d'Italia indica proprio la pressione e il senso di urgenza tra i meccanismi ricorrenti utilizzati nelle frodi finanziarie.

Il secondo riguarda i documenti. Nel caso dell'Audi, l'acquirente si sarebbe presentato con documenti d'identità completamente falsi. Per cifre importanti non basta quindi dare un'occhiata alla carta d'identità: i dati dell'acquirente devono coincidere con quelli utilizzati negli atti della compravendita e qualsiasi incongruenza su nome, residenza, fotografia o generalità dovrebbe bloccare l'operazione.

Terzo indizio la verifica dell'assegno viene organizzata dall'acquirente. Anche una telefonata apparentemente rassicurante alla "banca emittente" non è necessariamente sufficiente se numero telefonico, filiale o presunto funzionario sono stati indicati dalla controparte. Esistono casi esaminati anche dall'Arbitro bancario finanziario nei quali un sedicente impiegato aveva confermato telefonicamente la regolare emissione di un assegno poi risultato problematico. La verifica deve quindi passare attraverso contatti della banca reperiti autonomamente e, soprattutto per importi elevati, attraverso il proprio istituto di credito.

Quarto: una ricevuta non equivale a un accredito. Vale per gli assegni ma anche per i bonifici: fotografie, schermate dell'home banking, Pdf o ricevute mostrate dall'acquirente non dimostrano che il denaro sia effettivamente entrato sul conto del venditore.

Una possibile alternativa all'assegno è il bonifico istantaneo. La stessa Banca d'Italia cita espressamente l'acquisto di un'auto usata come uno dei casi nei quali questo strumento permette di far arrivare il pagamento contestualmente al passaggio di proprietà. Il trasferimento avviene normalmente in meno di dieci secondi e, una volta eseguito, è irrevocabile. Per il venditore il vantaggio è evidente: può controllare sul proprio conto, utilizzando la propria app o rivolgendosi alla propria banca, che i 20mila, 30mila o 60mila euro siano realmente arrivati. Non deve fidarsi della ricevuta mostrata sul cellulare dell'acquirente.

Questo non rende il bonifico immune da qualsiasi frode, ma elimina almeno il rischio specifico di ritrovarsi con un pezzo di carta apparentemente perfetto che, dopo che l'auto è sparita, si scopre non valere nulla. Al proprietario dell'Audi di Pontecorvo è andata relativamente bene: attraverso geolocalizzazione e telecamere i carabinieri sono riusciti a seguire il veicolo fino alla Sicilia e a recuperarlo. Non sempre, però, la storia finisce allo stesso modo. Per chi vende un'auto tra privati la precauzione decisiva resta quindi una: il passaggio di proprietà può richiedere pochi minuti, recuperare un'auto consegnata a un truffatore può essere molto più difficile.