Ventottenne pestato a San Pio: l'ombra di un regolamento di conti tra clan

Un’aggressione in piena regola all'estrema periferia di Bari, legata probabilmente ad una sorta di spedizione punitiva, o ad un regolamento di conti, nei confronti di un 28enne del rione Carbonara, colpito violentemente con calci, pugni e non solo. Il fatto nella serata di venerdì al quartiere San Pio del capoluogo pugliese, lungo via della Gioia, strada centrale del rione storicamente in mano al gruppo mafioso Strisciuglio, dove un gruppo di persone ha aggredito il barese Giuseppe Sidella, con precedenti per reati contro la persona e il patrimonio.

«Chi è arrivato - ha scritto sul proprio profilo Facebook il criminologo ed esperto di sociologia del crimine e della devianza Domenico Mortellaro -, lo ha fatto con modalità militari. E questo, in un luogo che per decenni è stato un fortino, racconta una cosa soltanto: qualcosa sta cambiando. Forse Carbonara non è più la stessa. Forse la Federazione Strisciuglio non è più la stessa».

I fatti sono avvenuti sotto i portici dove si trova il club Bianco Rosso San Pio, circolo ricreativo del quartiere, intorno alle 20: il 28enne, con numerosi pregiudizi di polizia alle spalle, stava chiacchierando con alcuni suoi amici sull'uscio del locale, quando all'improvviso sono comparsi gli aggressori, arrivati a bordo di due moto di grossa cilindrata o di altrettante auto. L'uomo, messo in mezzo, ha avuto poco da fare, se non cercare di parare i colpi che provenivano da tutti i punti cardinali. Calci e pugni a profusione, senza alcuna remore. Ma non solo: gli aggressori, incuranti della presenza di tante famiglie con bambini, lo avrebbero anche colpito con alcune stecche da biliardo e bottiglie di birra, fino a provocargli una ferita alla testa.

E il tutto «davanti ai bambini - è scritto ancora nel post di Mortellaro -. Nel silenzio di un quartiere che ha fatto ciò che fa da sempre: applicare il proprio protocollo di sopravvivenza. I bambini si allontanano. Le madri sanno già cosa fare». Chi ha dato l'allarme al numero unico di emergenza 112, facendo immediatamente confluire in zona tre pattuglie della sezione volanti della Questura di Bari, ha parlato di un uomo ferito da colpi d'arma da fuoco, ma sul posto non sono stati trovati bossoli. Nel fuggi fuggi generale tra i numerosi avventori del club e i residenti della zona, il 28enne individuato come obiettivo dell'agguato è rimasto ferito, ma quando i poliziotti dell'ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico sono arrivati sul luogo indicato non hanno trovato nessuno.

Solo silenzio, i segni di una rissa da poco terminata (cocci di bottiglia rotti a terra e stecche da biliardo spezzate) e delle evidenti tracce di sangue repertate dagli specialisti del gabinetto interregionale di polizia scientifica per la Puglia e per la Basilicata. Gli agenti, dopo aver cristallizzato la scena, hanno avviato le operazioni per rintracciare gli eventuali feriti negli ospedali della zona. Le ricerche hanno dato esito positivo nel giro di poco tempo: i poliziotti, infatti - al personale della sezione volanti si sono uniti anche i detective della squadra mobile -, hanno rintracciato il 28enne barese al pronto soccorso dell'ospedale San Paolo con una vistosa ferita alla testa. Lui, per ora, di fronte agli agenti del primo dirigente Nicola Lelario che l’hanno interrogato, non ha chiarito i contorni della vicenda. Anzi, avrebbe spiegato di «avere urtato la testa cadendo dalla bicicletta», senza tuttavia ricordare il luogo dell'accaduto. Inutile dire che un simile atteggiamento reticente, non possa che alimentare dubbi e sospetti, tanto che la vicenda merita un approfondimento d’indagine. Anche perché la storia ha tutti i crismi della spedizione punitiva in piena regola. La ricostruzione dei fatti è in corso - bisognerà comprendere cosa ci sia alla base dell'episodio di violenza -, mentre la caccia agli aggressori da parte degli investigatori, dopo aver ascoltato le persone presenti al momento dell'aggressione, è già partita all'interno e all'esterno del rione. Proprio a San Pio, «il quartiere delle case confiscate agli occupanti abusivi - ha ricordato Mortellaro - e devastate pochi giorni dopo gli sgomberi», il parroco del quartiere, don Gianni De Robertis, ha inaugurato un centro di rigenerazione culturale e sociale dedicato ai più giovani.

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